Pianto greco

Capre cashmere
Capre cashmere

Anche Loro Piana è andato agli stranieri. A quelli di LVMH per una somma abbastanza ridicola: solo 2 miliardi di euro.

E allora? Oggi servono soldi e management per competere, e non c’è posto per tutti. Sopratutto ne servono per presidiare tutti i mercati interessanti.

D’altra parte è avvenuto lo stesso in altri settori dove di soldi ne servono tanti: nell’aviazione, dove i competitor sono solo due, in pratica, (Airbus e Boeing), nel farmaceutico, dove i grandi player sono meno di dieci, e come avverrà in ogni settore dove la presenza è globale, dove servono grandi capitali per ricerca, design, innovazione, comunicazione e pubblicità.

E in questo le nostre aziende, anche se con grandi prodotti, non hanno nessuna possibilità di emergere: troppo piccole, poco capitalizzate, dominate da un padrone o da una famiglia, senza manager, senza ricambio generazionale, insomma con tutti i parametri di base sbagliati per poter sopravvivere nel nuovo scenario.

L’Italia si avvia a un declino inesorabile, con una sola possibilità residuale: essere incubatore di nuove aziende che poi dovranno essere cedute visto che non formiamo manager capaci di sostenere una sfida, ma al massimo buoni esecutori, e non avremo mai una struttura finanziaria che possa pompare capitale di rischio per far crescere le aziende alle dimensioni adeguate.

Perciò il pianto greco sulle aziende andate allo straniero è inutile come piangere sul latte versato e sulla verginità perduta.

L’euro guidato dai ciechi

Quello che sta accadendo nella gestione dell’euro è ben descritto dalla parabola del cieco che guida i ciechi dipinta da Pieter Bruegel il Vecchio.

La cecatissima Bundesbank, ancora ossessionata, dopo 90 anni, dall’inflazione galoppante del primo dopoguerra, guida una BCE, ancora più cecata, che si trascina dietro la più che miope Commissione e tutti gli altri orbi che sono gli altri governatori.

Adesso, dopo che Sarkozy ha rotto un po’ le scatole, qualcuno dei ciechi comincia ad avere dei dubbi su dove stiamo andando, sopratutto perché l’euro sta a 1,41 sul dollaro. Si cercano perciò rimedi disperatamente, dopo che, da buoni cecati, Bundesbank e BCE hanno ancora di più aggravato una situazione di crescita senza freni dell’euro grazie ad aumenti continui ed acritici dei tassi, fatti, non tanto per rispettare una ragionata e razionale politica monetaria, ma solo per non prendere cazziatoni dai tedeschi e dai pierini italici, sempre pronti a dare ragione a chi sembra che ne sappia più di loro.

Purtroppo, quello che non capiscono questi cecati, che non vedono e non vedrebbero nemmeno se fossero mezzi orbi o con 10/decimi, la crescita dell’euro non dipende dai tassi, ma dalla svizzerizzazione dell’intera Europa che, per quanto obsoleta, arretrata, anzianotta e poco pimpante, rimane nell’immaginario collettivo del resto del mondo un posto sicuro e dove si vive bene, e da questo scaturisce l’apprezzamento per la nostra moneta, ancora non abbastanza ri-valutata, che potrà arrivare nel 2008 a 2 dollari per un euro senza che Bundesbank e BCE ci potranno fare niente.

Se Trichet & C, fossero andati qualche volta a fare due chiacchiere con un cireneo qualsiasi in una qualsiasi parte del mondo, si sarebbero accorti da un pezzo che l’euro ha un suo particolare fascino per gli extracomunitari che, appena sanno che siete europei, la seconda cosa che vi chiedono è di vederlo questo fantomatico euro, segno evidente che la moneta non è una merce come le altre e non risponde alle logiche razionali degli economisti ma, molto di più, a quelle del fashion.

Come ci sono signore disposte a spendere 42.000 dollari per una borsa di Vuitton, come ci sono cinesi disposti a spendere 300.000 dollari in contanti per comprare una Ferrari Scaglietti, come ci sono persone disposte a dare una cifra blu per una notte con Pamela Anderson, così ci sono milioni di persone nel mondo che non ragionano quando si tratta del valore intrinseco di una moneta, non fanno elucubrati collegamenti con il PIL sottostante all’euro o al dollaro. La gente, molto più semplicemente, non fa ragionamenti: ama una cosa (l’euro) piuttosto che un altra (il dollaro) per ragioni non tecniche e perciò assolutamente in contrasto con la razionalità teutonica della Bundesbank e con quella opportunistica dei loro economisti-plaudatores italiani.