Tanta stampa per nulla

Giornalista Italiano

Non so perché di domenica mattina uno si metta a guardare la TV, dopo aver dato da mangiare alle gatte e fattasi una corroborante dose di yogurt.

Premi un tasto a caso, la TV si accende, e tutta quella tecnologia ti fa atterrare in uno studio, verde sala operatoria, dove 6 giornalisti discutono di politica italica.

Come dire che discutono del NULLA. Il nulla assoluto. Qualcosa di più vuoto delle spazio interstellare o della testa di tante teste di legno nostrane.

Senti un po’ i loro discorsi, li guardi, compunti, con la loro bella mazzetta di giornali, dove leggeranno cosa dice il collega X o quello Y, ovviamente per poi criticarlo con il nugolo dei precari di redazione (quelli da 17 euro a pezzo) che adoranti cercano di abbeverarsi alle immortali sentenze della FIRMA.

Cerchi di trovare una logica nei loro discorsi, un qualcosa d’interessante, ma alla fine, al primo stacco pubblicitario, ti godi un documentario sui gatti selvatici tedeschi, da cui apprendi che la civile gente germanica ha costruito corridoi verdi e ben 40 ponti per permettere alle bestiole di scavalcare le loro (gratuite) autostrade e che il 25% degli automobilisti investe i gatti. Mortacci loro!

E pensi che mentre in Germania si opera concretamente anche per salvare dei poveri animaletti, qui da noi, 6 giornalisti 6, parlano del NULLA, ritrovandosi ad essere perfino peggio del politicume italico, quello che, nella sua pochezza, fra tanti danni immani, magari qualcosa di buono pure la fa.

E intanto l’università di Oxford, una delle prime 10 al mondo, pubblica uno studio dove dice che il 45% del lavoro attuale sparirà entro i prossimi 20 anni.

E questi parlano del NULLA, litigano sul NULLA, pontificano sul NULLA, senza mai interessarsi del mondo reale, senza mai mettere il naso fuori della redazione, senza mai attraversare l’autostrada per esplorare un nuovo territorio.

Per continuare a parlare del NULLA.

Mentre il paese muore.

Anche per colpa loro.

Royal Baby

Pippa Middleton Bum

Ieri, 22 luglio, nell’anno di grazia 2013 (duemilatredici!) la commoner Kate Middleton, cioé una specie di Cenerentola arricchita prima di incontrare quel semolone di William, ha partorito un altro da inserire nella lista d’attesa al trono di Elisabetta II.

E se Liz decide di campare come sua madre, oltre i 100, il principino farà in tempo a fare il militare per vedere nonno Carlo o papino essere incoronati re.

Qualche giorno prima, il re del Belgio (il cui unico merito riconosciuto è di aver sposato la bellissima Paola Ruffo di Calabria) abdica, lasciando il posto al figlio, che pure lui, oltre ad avere una moglie bambola, non pare abbia altri meriti, in un paese come il Belgio dove valloni e fiamminghi non si separano non certo perché c’è un re che unisce la nazione, ma solo perché non sanno come spartirsi Bruxelles e i denari che la città introita quale sede della Comunità Europea.

E tutto questo sotto gli occhi di migliaia di teleobiettivi che portano queste notizie da favola di Perrault al mondo, che pare ben contento di tracannarle, assetato com’è di storie di principi e teste coronate, ma anche quelle un po’ più grossier di corna e cornuti VIP di cui sono piene le riviste esibite in spiaggia da signore attempate con carni cadenti e debordanti.

Pure il variegato scenario del digitale era ieri invaso da commenti a tutto spiano sul Royal Baby (un po’ meno sull’abdicazione belga), ma si sà, la monarchia inglese ha un certo fascino che le deriva dal fatto che la loro Storia è sopratutto storia di corna e di cornuti, di figli illegittimi e di concubine, tant’è vero che lo Scisma Anglicano fu voluto da Enrico VIII in fregola per Anna Bolena, concubina anche lei, poi decollata pare per corna messe al suo augusto consorte.

Ora, perché tutto questo Royal Casino affascina il volgo è presto detto.
Da un lato c’è il meccanismo di identificazione, che i pubblicitari ben conoscono, quello per cui, facendo vedere una modella di 36 anni (quindi vecchia per il sistema, ma ancora più che guardabile) che si passa sulla coscia da dea pagana un po’ di lanolina e qualche altra sostanza innocua presa da un vasetto di design, la signora di mezza età, ormai con palpebra cascante e pancia a plissé, si fa fessa da sola, e si convince che quei 50 euro di sostanze inerti possano spostare l’occhio del marito dalle carni sode della sciampiasta in caccia a quelle sue, ormai inappetibili, come una mortadella rancida.

E perció, nel vedere che anche i principi e i reali sgravano figli e invecchiano, ogni morto di fame si sente come loro, ruba un po’ del loro splendore di vita e spera, magari in un’altra vita, o con una botta di sedere al superenalotto, di lasciare per sempre le corse dietro agli autobus e la puzza di ascelle non lavate, per immergersi, ad ora comoda, in vasche profumate dove scende pure un regal consorte invece di quel trippone del marito che durante l’estate porta la canotta nera arrotolata sopra una panza da parto trigemellare.

E ovviamente tutto questo funziona perché genitori (sostanzialmente schiavi a vita di capetti la cui unica lettura è la mitica Gazzetta dello Sport), continuano a raccontare alle figlie le storie di Cenerentola e di come per tutti c’è da sperare in un domani da favola.

Appunto.