Contraddizioni italiche

Gregge italiano

Uno dei discorsi più assurdi e contraddittori che si siano fatti, che si possano fare e, purtroppo, si faranno ancora, è una conversazione con un commercialista italico in sede di dichiarazione dei redditi.

Inseriti i dati dell’attivo, calcolate tutte le spese, stampati gli F24 per pagare tasse e contributi, se ha un po’ di tempo e gli date spago, il vostro commercialista converrà con voi che il sistema fiscale, contributivo e tutta l’organizzazione per dichiarare, pagare e controllare le tasse, è qualcosa di veramente inquinato dalla paranoia di uno stato la cui unica certezza è che i “suoi” cittadini debbano essere vessati nei modi più fantasiosi, pedanti, fastidiosi, possibili e immaginabili.

E mentre il ragioniere si lamenta del sistema che va dall’assurdo al ridicolo (vedi andare alla posta a pagare un F24 a zero), lui stesso non si rende conto che su questo sistema ci campa, come dire che sputa nel piatto dove mangia.

Ma questo è l’italiano: disprezza il suo paese mentre contribuisce alacremente a farne un paese assurdo, bizzarro, abbastanza dissociato e con i manicomi chiusi da tempo per legge, come se i pazzi non esistessero, mentre la P.A. ne è piena, ed essere squinternati pare condizione necessaria e sufficiente per esserne assunti.

L’impero di carta


Anno 2012, ascolto in Assolombarda fantasmagorici progetti dell’Agenda Digitale “all’Italiana” sull’eliminazione della carta dalla Pubblica Amministrazione.

E poi penso che devo compilare il modello F24, in triplice copia, per pagare l’IMU che, a differenza dell’ICI, non si può pagare online ma con doverosa fila alla Posta.

Il governo tecnico, oltre i soldi, vuole anche il pellegrinaggio di espiazione e contrizione.