La fine del lavoro

2009_0710_cellular_africa_m

Anche Krugman l’ha capito, in questo articolo del New York Times , dove cita un libro, Race Against The Machine,  che in America fa discutere, e da noi, ovviamente, non si conosce neppure. Insomma, e per farla breve, anche il Premio Nobel per l’economia Paul Krugman dice che siamo al punto in cui la tecnologia elimina i posti di lavoro (che passano alle macchine) senza crearne di nuovi , neanche in altri settori.

Il tutto con un’accelerazione dovuta al fatto che l’efficienza dei processi organizzativi e produttivi, generata dall’uso delle macchine, produce più reddito che conviene impiegare in altre macchine piuttosto che in posti di lavoro.

In un certo senso le macchine ormai si riproducono e trovano nuovi spazi dove allargarsi, e non è detto che questi luoghi debbano essere per forza nel cosiddetto mondo sviluppato.

In Africa, ad esempio, la rivoluzione delle comunicazioni via cellullare e smartphone, ha creato un ecosistema di banca virtuale che non ha bisogno di sportelli bancari (e relativi impiegati) in ogni villaggio, ma tutto si svolge da utente a utente tramite il loro cellulare; insomma, in uno solo passo, gli africani sono più avanti del Nord del mondo, e questo anche grazie al fatto che non ci sono autorità centrali che bloccano il mobile payment, perché danneggerebbe il mercato delle banche e i posti di lavoro dei bancari.

E se prima eravamo in quattro…

Quando scoppiò la mania delle liberalizzazioni furono chieste ben 120 licenze di operatore telefonico; dopo una manciata d’anni i carrier sono sempre di meno e quelli ancora operativi versano in condizioni di mera sopravvivenza.

Perchè? Perchè i modelli di business sono tutti falliti di fronte alla testardaggine di utenti che si ostinano a usare il telefono solo per parlare e mandare SMS, oltre a una sparuta minoranza che oggi comincia a usarlo anche per ricevere e-mail.

Una delle innovazioni più pretenziose è stata quella di H3G, in Italia conosciuta come la 3, che ha cercato invano di vendere la video-fonia e poi la TV sul telefono, dimenticando che tutti i precedenti tentativi non avevano funzionato perchè la gente non ha interesse a farsi vedere in mutande, senza trucco, con la barba non fatta o magari in un posto dove non dovrebbe stare.

Una volta, si chiamava e si diceva come stai?, con il cellulare si è passati al dove stai? , perchè la mobilità implica anche che finalmente si può mentire sulla propria posizione geografica, cosa che non era possibile con il telefono fisso.

Sulla TV mobile si era espresso SB che, potrà non essere un grande politico, ma sicuramente è un appassionato e, quando gli fecero vedere il calcio sullo schermino del video-fonino disse lapidariamente non si vede la palla , (ergo, è una cavolata).

Oggi i cinesi di H3G pare vogliano vendere la baracca italica, forse a Telecom o a WIND, un passo che è solo uno dei tanti verso macro aggregazioni di società telefoniche che, secondo l’AD di una di queste, porterà a pochissimi carrier e nel mondo.

Ma gli stati europei, proprietari un tempo delle società telefoniche, non potevano farlo prima questo accorpamento, senza creare false illusioni nel pubblico e negli azionisti?