Matrimoni d’interesse

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Portugal Telecom e la brasiliana Oi stanno per fondersi per dare vita ad un’azienda con 100 milioni di utenti, 7 miliardi di capitalizzazione e ricavi per 12,4 miliardi.

Un’ottima occasione per aggregare tutta o parte di Tim Brasil, una delle poche cose di valore di Telecom Italia sulle cui sorti piangono lacrime di coccodrillo giornalisti, fornitori e politici che non hanno ancora capito che ormai si va verso altre fusioni di telco, in un mercato che sarà sempre più dominato da grandi gruppi e dove, non solo la nostra povera Telecom, ma pure Telefonica, France Telecom e Deutsche Telecom hanno poche possibilità di competere.

A meno che, anche i loro governi non dichiarino queste compagnie materiale strategico e le nazionalizzino (in qualche modo) a vantaggio di pochi e con i soldi dei contribuenti. Ovviamente.

Gli orfani di Telecom

La Casta alla guerra delle telecomunicazioni

Un dingo mangia uno squalo

l’AD di Telecom ha detto che il passaggio di mano della controllante lui l’ha saputo dai media.

Qualcuno non gli ha creduto. Ma considerando che in generale un manager italico, pur con il migliore degli MBA, è considerato solo un bravo esecutore, non si stenta a crederlo. Sarebbe come se la padrona dovesse informare i dipendenti se intende mettersi in Armani o in Oscar de La Renta per la festa di mezza estate al circolo della Caccia.

Poi c’è stato lo stupore di tutti gli altri: prima di tutti i politici, che di solito, come i cornuti, sono gli ultimi a saperlo, e fanno pure una figura da fessi epocale quando davanti ad un microfono sono solo capaci di fare la cronistoria di come Telecom, ex SIP (Società Idroelettrica Pinerolese, cioè impregnata di piena cultura militaresca sabauda), sia passata dalla mano pubblica a quella privata, ma proprio privata, privata di tutto, anzi super indebitata.

Si aggiungono poi i commentatori vari che, come il fesso della massima, guardano il dito e non vedono che Telecom è solo una delle tante partite da sistemare per la spartizione in atto del mercato mondiale delle telecomunicazioni dove, dati i grandi investimenti da fare e i ritorni sempre più scarsi, occorre passare da centinaia di operatori a pochi grandi player che si spartiranno il mercato per regioni: una manciatina nelle Americhe, un’altro gruppuscolo in Europa/EMEA e un’altra manciata in Asia.

E certamente Telefonica non è tra questi, certamente non può competere con Vodafone, Verizon, AT&T e i denari a camionate di Carlos Slim, l’uomo più ricco del mondo, che pure lui vuole mangiare qualche pesce più piccolo per non essere mangiato da orche assassine che non fanno sconti a nessuno.

E in questo scenario Telecom Italia non aveva nessuna possibilità. Aveva solo una cosa buona in pancia: le attività sudameris, che sono quelle che fanno gola a Telefonica che poi le venderà a Slim o saranno la dote per un matrimonio con America Movil o qualche altro pezzo da 90.

Telecom, meschinetta, depredata di tutto, finirà fusa con un player europeo o egiziano, ma solo dopo che la rete sarà nazionalizzata (vendendola alla CdP?) “per ragioni di sicurezza nazionale“. E lo spirito militare sabaudo tornerà finalmente a regnare su di un tranquillo cimitero di cavi e centraline mentre negli Stati Uniti il 78% delle case ha la banda larga.

E se prima eravamo in quattro…

Quando scoppiò la mania delle liberalizzazioni furono chieste ben 120 licenze di operatore telefonico; dopo una manciata d’anni i carrier sono sempre di meno e quelli ancora operativi versano in condizioni di mera sopravvivenza.

Perchè? Perchè i modelli di business sono tutti falliti di fronte alla testardaggine di utenti che si ostinano a usare il telefono solo per parlare e mandare SMS, oltre a una sparuta minoranza che oggi comincia a usarlo anche per ricevere e-mail.

Una delle innovazioni più pretenziose è stata quella di H3G, in Italia conosciuta come la 3, che ha cercato invano di vendere la video-fonia e poi la TV sul telefono, dimenticando che tutti i precedenti tentativi non avevano funzionato perchè la gente non ha interesse a farsi vedere in mutande, senza trucco, con la barba non fatta o magari in un posto dove non dovrebbe stare.

Una volta, si chiamava e si diceva come stai?, con il cellulare si è passati al dove stai? , perchè la mobilità implica anche che finalmente si può mentire sulla propria posizione geografica, cosa che non era possibile con il telefono fisso.

Sulla TV mobile si era espresso SB che, potrà non essere un grande politico, ma sicuramente è un appassionato e, quando gli fecero vedere il calcio sullo schermino del video-fonino disse lapidariamente non si vede la palla , (ergo, è una cavolata).

Oggi i cinesi di H3G pare vogliano vendere la baracca italica, forse a Telecom o a WIND, un passo che è solo uno dei tanti verso macro aggregazioni di società telefoniche che, secondo l’AD di una di queste, porterà a pochissimi carrier e nel mondo.

Ma gli stati europei, proprietari un tempo delle società telefoniche, non potevano farlo prima questo accorpamento, senza creare false illusioni nel pubblico e negli azionisti?

Più che una Blog-fest era un Blog-mortorio

Si è svolta di recente la BlogFest, un evento che avrebbe dovuto celebrare anche da noi il fenomeno blog che negli USA, tanto per fare un esempio, è in grado di consigliare al GOP di candidare Sarah Palin come VP insieme a McCain.

Siccome il buon giorno si vede dal mattino, s’è subito visto chi sono i blogger italici: gente che ha l’occasione per fare un intervista pepatella all’AD di Telecom, Bernabè, e invece che fa?

Domande banali, domande a risposta obbligata e perfino tentativi di promuoversi come fornitori di Telecom, come se questa non ne avesse già abbastanza fuori alla porta.

M’è bastata questa squallida conferenza stampa, mascherata da chiacchierata con i blogger, per capire l’andazzo della blogosfera italica che, come il resto del paesone è lì, con uno strumento potentissimo in mano, e aspetta Godot, cioè che qualcosa succeda, quando invece dovrebbe essere proprio la voce libera dei blogger a smuovere il pantano fetido che è diventata la terra dove il sì suona, nel senso che tutti, anche i blogger, dicono ormai solo signorsì.

Alcuni nostri grandi così avrebbero definito il blogger italico:

Uno (che) il coraggio non se lo può mica dare (Manzoni)
Tengo famiglia (Flaiano)
L’umanità la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà… (Sciascia).