È la pubblicità, bellezza!

Al Meet The Media Guru Marco Pratellesi, direttore di Corriere.it, faceva notare che la crisi (di vendite) della stampa è precedente allo sviluppo di Internet, e questo l’ho ricollegato a certe considerazioni sulla perdita del senso della pubblicità, ormai più forma d’arte, (quindi tutta tesa a dare lustro, premi e notorietà ai pubblicitari per un pubblico di pubblicitari) che mezzo per informare i consumatori.

Se è ancora vero (come io credo) che la gente compri il giornale per guardare la pubblicitá, allora è chiaro il rifiuto del supporto che la deve veicolare, perció abbiamo una crisi della pubblicità perchè ha perso il contatto con il popolo proprio come il teatro, diventato troppo cerebrale e sopratutto teatro per i teatranti, causa la diffusione del cinema, come ha ricordato sempre Pratellesi, quale mezzo per raccontare storie.

Carta spuntata

La caduta continua della pubblicità sulla carta stampata, causata in parte dalla crisi economica, ma sopratutto dal dirottamento degli investimenti verso internet, sta facendo andare in fibrillazione i padroni dei giornali, non tanto perchè temono i bilanci in rosso, quello non è un problema, alla fine sistemano tutto con i finanziamenti pubblici e con i soldi delle banche, che ai giornali non li fanno mai mancare, perchè è buona regola tenersi la stampa amica, come se si fa con un cane rabbioso cui si da un osso per tenerlo a cuccia.

Ed è proprio questa la paura degli editori e di quei loro maggiordomi che sono i direttori dei giornali: se la pubblicità lascia la stampa vuol dire che anche il pubblico la sta abbandonando e quindi il potere di ricatto della “libera” informazione non funziona più, non è più possibile aprire e chiudere il rubinetto delle notizie, non è si è più in grado di fare telefonate all’orecchio giusto per informare che la foto compromettente non sarà pubblicata…..a buon rendere.

Internet cambia il gioco, il pallino è in mano al pubblico e i giornali non saranno nemmeno utilizzabili nè come carta da cesso, nè come sottoparato e neppure per incartare il pesce.