Piú raccomandate per tutti

fax smashing

Non amo i fanatici, che siano talebani e che siano crociati. La mia adolescenza è stata funestata dal fanatismo. Un po’ per volta, tutti i miei amici li ho persi di vista, perché non riuscivo (e non volevo) condividere quel loro estremismo politico, di qualsiasi colore fosse.

Quelle discussioni astiose, fino a tarda notte, dove il fanatismo nega l’evidenza pur di dimostrare la forza della sua ideologia.

Dove ci hanno portato quegli anni di fanatismo lo vediamo oggi: degli ex fanatici alcuni si sono persi nella lotta armata, qualcuno è morto per droga, la maggior parte è diventato un buon borghese, con casa di proprietà e casa al mare, figli e nipoti, e sempre disponibile a defaticanti discussioni settarie, faziose, negazioniste, anche quando il tempo ha dimostrato a iosa che avevano torto.

Perciò, sono abituato al fanatismo politico e pure a quello sindacale, dove spesso non interessa più salario ma astratti principi, coi quali non si mangia.

Ma siccome mi occupo da un po’ di tempo di quel variopinto mondo dell’informatica, ho avuto modo di scoprire che orde di fanatici, pronti a ferocissime guerre di religione, sono presenti anche nel mondo digitale.

Gente cui non importa il risultato, secondo il sano principio di Lin Piaoche non importa il colore del gatto se acchiappa i topi“.

No, a loro interessa che il gatto debba essere solo di quella razza (marca) ché tutti gli altri fanno schifo. E sono 40 anni che vivo fra talebani e crociati di quel linguaggio di programmazione contro l’altro, di quel sistema operativo contro uno concorrente. E uno come me, cartesiano, pragmatico, efficientista, guarda a questi fanatici e li vede benissimo a bruciare vivi gli eretici di parte avversa.

E di fanatici è funestato pure il mesto mondo dei sedicenti “esperti digitali”, quelli che si sono arrogati il diritto di stabilire come la malandata pubblica amministrazione, quella che usa il PC come una stilografica, debba essere digitalizzata.

Ed è incredibile il numero di sciocchezze che sono capaci di dire, ma anche di far fare al legislatore con l’ansia di essere moderno, condizione che è il miglior modo di non combinare niente di efficace.

L’ultima vittoria dei talebani digitali, somiglia molto all’abbattimento delle statue di Buddha scolpite nelle rocce di Bamiyan, e distrutte a cannonate dai talebani.

I nostri idoli che gli iconoclasti dovevano distruggere sono i fax della P.A.

Al grido il fax è morto, viva le email, hanno fatto fare una legge che impone alla P.A. di non accettare più fax ma solo email come corrispondenza.

Ora, dal punto di vista della P.A., potrebbe pure accadere che loro accettino un’email invece di un fax, ma un cittadino normale, uno che magari ha perso una causa o un appalto perché quel certo ufficio pubblico dice che ha perso le carte, si fiderà a mandare un’email alla P.A. italiana, quella che non si fida dei suoi sudditi, e che è bene sia ripagata con la stessa sfiducia?

Non c’è neppure da dubitarne. Anzi, c’è da esserne certi che di fronte al pericolo che la P.A. dica di non aver ricevuto l’email o che il server ha preso un virus, un comune, prudente e diffidente cittadino italico, invece del fax e di una email, farà una bella raccomandata con ricevuta di ritorno, magari alla francese, cioè senza la busta, perché è anche, e spesso, capitato che qualcuno abbia detto di aver ricevuto la busta ma vuota e senza il contenuto.

Insomma, grazie ai fanatici, avremo zero fax e più raccomandate per tutti.

Un paese in vacanza

Vacanzieri
Vacanzieri

l personaggi principali di queste tre rappresentazioni sono di quell’ordine di persone che ho voluto prendere di mira; cioè di un rango civile, non nobile e non ricco; poiché nobili e ricchi sono autorizzati dal grado e dalla fortuna a fare qualche cosa di più degli altri. L’ambizione de’ piccioli vuol figurare coi grandi, e questo è il ridicolo ch’io ho cercato di porre in veduta, per correggerlo, se fia possibile.

Sono passati 252 anni e il compito che si era riproposto il buon Goldoni non solo non è riuscito ma gli italici hanno portato a vette inaudite le smanie per la villeggiatura.

Tanto che il paese ormai si è inguiato di debiti – pubblici e privati – per far vivere decine di milioni di persone in una specie di villeggiatura continua, fatta di una scuola che a fine maggio ha in pratica chiuso un anno scolastico, costellato di feste e festicciole, e di tribunali che ad agosto chiudono baracca e burattini, quando solo nel civile le cause pendenti sono milioni, per non parlare di ricorsi tributari e di quelli amministrativi che durano 10 anni, se tutto va bene, e se la Cassazione non rimette tutto in gioco, e se poi quello che perde la causa è intenzionato a pagare, perché, in quel caso, si riparte con la giostra giudiziaria.

Gli italici, peggio dei personaggi di Goldoni, hanno un solo scopo nella vita: la vacanza, il week-end, il ponte, le feste di Natale, quelle di Pasqua e infine la villeggiatura.

Parola che viene da villa, e infatti, i laghi, le coste e le montagne italiche sono devastate da milioni di ville,villette e appartamenti dove andare a celebrare l’unica cosa che interessi all’italico popolo vacanziero: la grigliata, le chiacchiere inutili fatte di leggende metropolitane e qualche apprendimento su come allungare la vacanza con il certificato medico compiacente o su come il collega possa timbrare il cartellino alle 17 quando il titolare dello stesso è già al mare a godersi la sua furberia, alle spalle di chi gli da un lavoro o dello Stato, uno stato ben contento di mantenere quest’allegra brigata che certamente voterà per chi conserverà centinaia di migliaia di posti inutili, che allegramente fa crescere il debito e mantenere un apparato il cui solo scopo è dare a questa masnada di nullafacenti uno stipendio per comprarsi la villetta e la benzina per andarci.

L’unica cosa che è cambiata rispetto al 1761 e che quella che Goldoni chiamava classe “civile”, è oggi una massa informe di gente volgare, sciatta, ignorante, abbuffina e rapace, senza un futuro degno di questo nome, nè personale né collettivo.

Gente perennemente in vacanza.

Senza fare niente.

Praticamente morti.

Un paese infernale

Pur non facendo niente per evitarlo, e dall’alto del suo lautissimo ma non più prestigioso incarico, un tizio ha detto che il nostro é un paese di m…a, cosa che pensiamo un po’ tutti, sopratutto quando dobbiamo subire inutili torture dalla P.A. che, non avendo introiettato il concetto di «public servant», obbliga i disgraziati prigionieri di questo m-paese a percorrere quel tunnel dell’orrore che é una burocrazia infingarda, incivile e in gran parte inutile, nel 2011, quando, con una cifra infinitesima della spesa pubblica, certe torture e storture si eviterebbero utilizzando la tecnologia disponibile e neppure di quella un po’ più sofisticata.

Ovviamente, siccome il pus di questo bubbone fetido lo scopri quando ne hai bisogno e magari non ti puoi ribellare perché quell’azione della PA ti serve, ci diamo da fare come falene impazzite per risolvere in qualche modo; ci sbattiamo da un capo all’altro della città (se ci va bene!) per non parlare di peripezie dalle Alpi al Lilibeo se uno ha avuto la malaugurata idea di emigrare all’interno dell’ m-paese invece di prendersi la soddisfazione orgasmica di emigrare all’estero, prendere la cittadinanza di una qualsiasi altra nazione e poi stracciare il passaporto con la scritta Repubblica Italiana che di vero ha solo l’italiana mentre di res publica c’é il nulla essendo una res privata di politicanti, loro clientes e pretoriani che impongono la loro massa quadrata di 4 milioni di ottusi iper protetti su 54 milioni di disgraziati che non hanno pensato per tempo di ascoltare Eduardo De Filippo quando diceva ai napoletani di scappare da una città divenuta terribile e dove la delinquenza non era la cosa più feroce, visto come la classe dirigente l’ha ridotta.

Oggi il sintetico, maestoso grido «fujitevenne», Eduardo lo direbbe a tutti gli italici, sopratutto ai giovani, che non si devono aspettare niente di buono, ma tante angherie, soprusi, fastidi e pure gli sberleffi e il dileggio da parte degli stranieri che, ovviamente, non capiscono perché sopportiamo tanta violenza pubblica.

Forse perché siamo destinati, tutti noi italici, al Paradiso, perché all’inferno ci siamo già stati tutta una vita.

Medici pignoli e guanti di lattice

Ad una conferenza dove si discute sull’utilizzo delle tecnologie dell’informazione per gli acquisti nella Pubblica Amministrazione, cioè l’insieme di metodologie mutuate dal settore privato che va sotto il nome di e-procurement, si scopre che la nostra PA non sta tanto male perchè la crescita anno su anno di uso di questi strumenti fa balzi anche del 400%.

E si che ne abbiamo bisogno, quando ci sono ben 40.000 organismi, fra PA centrale e periferica, che possono ordinare merci e servizi, il tutto con i nostri soldi, ovviamente!

Però sembra che si comincino a vedere anche dei sensibili risparmi perchè con questi metodi si possono gestire anche delle vere aste on-line che, a differenza di quelle di e-bay, funzionano al contrario: vince il fornitore che fa l’offerta più bassa. Quindi prezzi più bassi per merci e servizi e più efficienza della macchina della PA.

Efficienza che non è nella testa di quei primari di un ospedale pubblico del nord Italia che, per fare il capitolato di appalto per i guanti chirurgici necessari, ci hanno impiegato appena sei mesi.

Ci possono essere tante ipotesi sul perchè ci sia voluto tanto tempo.

Forse quei medici sono precisi, scrupolosi, e forse un po’ troppo pignoli.

Forse è che, fra una prostectomia e un bypass coronarico, quei medici non hanno mai avuto il tempo per riunirsi per decidere quali erano le caratteristiche ottimali del guanto di lattice che salvaguardasse nel contempo anche il migliore rapporto fra qualità del guanto ed il costo per il servizio sanitario regionale.

Forse.