Organi a stampa

La notizia di questi giorni è che Orgonovo (un nome che è tutto un programma) e Autodesk, l’azienda che produce l’Autocad, uno dei più diffusi software per il disegno tramite computer, hanno deciso una collaborazione per creare un software per progettare organi umani in 3D, che poi saranno costruiti, cellula per cellula, da una bio-stampante capace di creare tessuti umani spessi un millimetro, e Orgonovo ha messo a punto un bio-inchiostro che serve a costruire un organo umano depositando uno strato di cellule dopo l’altro fino a replicare un rene nuovo di zecca.

L’altra notizia è che siamo ormai oltre i 7 miliardi di esseri umani che, con le belle pensate di Orgonovo e di Autodesk, corrono pure il rischio di avere disponibili tutti i loro pezzi di ricambio a basso costo, e senza nemmeno la brutalità del riccone cinese di andare a comprare un rene da un poveraccio nelle campagne interne della Cina o nelle baraccopoli di Mumbai.

Si tratta certamente di progresso: niente più attese per trapianti, niente più protesi di silicone per ricostruire un seno, forse niente più mutilati e invalidi, e lunga vita per tutti, salvo finire maciullati sotto alla metropolitana.

Certo qualche implicazione c’è che dovrebbe far riflettere chi governa sul che fare quando queste cose accadranno. E non certo il fatto che si salveranno delle vite umane rimesse in gioco da un bel pezzo di coratella ricostruita ad hoc.

Le implicazioni sono sopratutto economico-sociali: come faremo a gestire altri miliardi di persone che in pratica befferanno la morte spostandola sempre più lontana nel tempo?

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