La secessione della California

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Il California National Party sta organizzando la secessione, contando sul fatto che potrebbe fare da sola essendo la sesta economia mondiale.

Però la situazione sociale della California non è omogenea e questo si riflette sulle tendenze politiche su come organizzare il post secessione.

Una delle ipotesi è che, dopo la secessione, non ci sarebbe una sola California, ma ben sei, con ben delineate linee di separazione con le altre ma anche con enclaves interne ad ognuno dei sei pezzi.

Insomma, la secessione potrebbe funzionare come divorzio dagli Stati Uniti ma non sarebbe indolore nel suo assetto successivo.

Ed è quello che accadrà in Europa dopo che uno stato uscirà dalla UE: antiche linee di frattura politiche, etniche, economiche e militari si riapriranno, attivando conflitti che uccideranno le economie.

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Discorso alla nazione

Sergio Mattarella e tornio antico

Non so se esiste un altro paese dove, come primo atto pubblico, il capo dello stato senta il dovere di fare il resoconto del fallimento della nazione.

Debito pubblico inarrestabile, corruzione diffusa nella PA, inefficienze ormai insanabili in ogni comparto,  – compresi quelli essenziali come la giustizia e il fisco – mafie ormai stanziali in tutto il paese, disoccupazione dilagante, emigrazione giovanile crescente e, ovviamente, crisi economica che nessuno prova a fermare, visto che, ben quattro governi, non hanno fatto non solo niente ma addirittura meno di niente dato che hanno solo peggiorato la situazione.

Questo giusto per toccare alcuni temi.

E per fortuna non ne ha toccato altri, come scarsa ricerca e innovazione, aziende che non capiscono la globalizzazione, e men che mai la digitalizzazione, anche se si pensa che, stesa un po’ di fibra ottica, questa possa portare magicamente le aziende e la PA a superare un digital divide che non è nei cavi ma sopratutto nelle teste della classe dirigente.

Sarà forse un bene che il capo dello stato faccia l’inventario del disastro in modo che la classe dirigente si adoperi per migliorare la situazione?

Può essere, ma certamente non basta.

Santo Lamentino non fa miracoli, e neppure serve. Basterebbe che il primo ministro, autoproclamatosi salvatore della patria, facesse qualcosa di concreto invece di manovrare la scacchiera per piazzare i pezzi giusti sulle poltrone giuste.

Perchè può avere tutto il potere che vuole, ma se non ha uno straccio di piano, a niente gli servirà aver occupato ogni poltrona pesante: è questa è una crisi infinita, perché sono cambiati i parametri del problema, è in corso un gioco diverso, è come se in un campo di calcio all’improvviso si dovesse giocare a pallanuoto, ed occorrono perciò manovre non convenzionali, non certo quelle rispettose dell’ortodossia economica di Padoan, brav’uomo ma non per tutte le stagioni.

Speriamo, (ma non fidiamo), che il nuovo capo dello stato, con calma e pacatezza, faccia capire che il timer sta per trillare, e che non ci sono molte più possibilità di salvarsi, e che sarebbe sicuramente un bene darsi una mossa.

Infantilismo politico e morte di una nazione.

Scontri alla Camera 2014 - 1

I grillini sono in un vicolo cieco: nessuno vuole allearsi con loro (almeno per il momento), non hanno un programma economico serio (come non ce l’ha Renzi e il PD), e come tutti i politici sono prigionieri degli apparati che sono il vero ostacolo verso qualsiasi riforma.

Quindi, come la Lega prima di loro, cercano forme esibizionistiche che aiutano solo i media a riempire gli spazi non occupati dal delitto di due bamboccioni viziati o dalle false lauree di uno che, evidentemente, “deve” essere sostituito da qualche politico che resterà senza poltrona causa “italicum”.

Azioni eclatanti e squalliducce che non li porteranno ad avere una maggioranza, visto che gli zoccoli duri di dx e sx sono inscalfibili da lustri.

Che poi passino allo squadrismo e alla lotta armata, sappiamo tutti che non accadrà: quello che è successo in passato era voluto/tollerato dal savoia e il terrorismo da USA e URSS che si contendevano il territorio italico per ragioni strategiche, che non oggi non ci sono più.

A anche se varcassero il segno, potrebbero mai farcela contro uno degli apparati di law enforcement più grandi del pianeta?

E potrebbero mai sfuggire al pizzo di tre delle organizzazioni criminali più potento del pianeta?

Sono sfoghi giovanili che, come quelli del PCI e della Lega, si stempereranno non appena avranno pure loro una poltroncina comoda e dorata, o quando il coniuge gli chiederà di sistemare il pupo in un ente qualsiasi o in una delle decine di migliaia di spa con socio unico in un comune, una regione o lo stato
.
Come accade per qualcuno degli avversari dei grillini che oggi si sente offeso e aggredito, e i cui figli appaiono nei titoli di coda di trasmissioni TV, vendono derivati ai comuni presidiati dal loro partito o finiscono a presiedere importanti istituzioni solo perchè nipoti di boiardi di stato.

Il problema non è l’infantilismo grillino ma la matura abilità di tutti gli altri di tenersi il potere (e i soldi che ne derivano) con ogni mezzo, anche distruggendo l’economia del paese che, come descritto in “Why nations fail“, si avvia a fare la fine di Venezia: un gigantesco museo, pieno di belle cose e di anime morte.

Ed è per questo che gli americani hanno candidato all’Oscar “La grande bellezza“, un film che descrive l’Italia del potere, che vive fuori dal mondo, su terrazze dove ci si fa male in punta di fioretto ma senza mai trascendere o scendere per strada fra i comuni mortali che possono pure morire di fame.

B52 e Mr. B

B-52 armato con missili cruise
B-52 armato con missili cruise

Mentre da noi l’universo mondo dei media si occupava di decadenza (non quella evidente del paese ma quella di un patetico Mr. B), due B52 dell’aviazione americana, disarmati, – come ha tenuto a precisare il Pentagono – hanno fatto un giretto su due isolette del Pacifico, le Senkaku, che da anni Pechino rivendica come sue, contendendole al Giappone, il che è come dire che il Partito Comunista Cinese (PCC) manca di rispetto al cane giapponese per provocare il padrone americano.

Padrone a stelle e strisce che con quella mossa ha detto, più papale papale di Papa Francesco, e per bocca di un “senior officer” del Pentagono, che il giretto dei B52 era la risposta a un’inaccettabile attentato al diritto internazionale.

E si! Il PCC, quello fondato da Mao Tse Tung, quello che diceva che l’America era una tigre di carta, ai tempi del VietNam, ha dimostrato che forse la Cina è il dragone di carta, un grande bluff militare, capace di sparare mortaretti come nel variopinto capodanno cinese ma che, alla fine dello showdown, può mandare nelle acque contese la sua unica portaerei, la Lioaning, una nave senza aerei e dove un aereo non è mai atterrato, e che i militari americani definiscono un pezzo da museo, per altro comprato all’asta dai russi.

E se poi guardiamo al simbolismo di questa diplomazia dello showdown militare, vediamo un paese, la Cina, che sta pagando un gigantesco prezzo in inquinamento per essere la fabbrica del mondo, e un grande rischio nel dover mantenere una promessa di benessere (da nostri anni 50) a un miliardo e mezzo di persone che vedono i pezzi grossi del partito ormai diventati milionari (al pari di quelli dei paesi capitalisti) e le milionate di gente delle campagne che del piccolo benessere delle grandi città costiere vede poco o niente.

Non un bel momento, visto che l’economia mondiale non riparte, visto che a fare da fabbrica del mondo può essere un qualsiasi altro paese del globo e visto che i salari cinesi devono per forza crescere per evitare tensione sociale e disordine che nell’ovest tibetano e musulmano già fermenta e serpeggia.

E i due B52 (disarmati) sono l’altro spaventoso simbolo diplomatico che Mr. Obama ha voluto sventolare sotto al naso dei cinesi: due bombardieri che, ognuno, con i suoi dodici missili cruise armati di una testata termonucleare da 150 kilotoni, può ridurre ogni città della Cina all’età della pietra.

D’altra parte perché far fare un giretto a due B52? Non bastava un aereo da trasporto? Un caccia? Un ricognitore disarmato? No, non era una risposta diplomatica adeguata all’arroganza cinese, che il giorno dopo si è vista sbeffeggiata da svolazzamenti di aerei giapponesi e  pure sudcoreani.

Fatti accaduti lontani da noi, eppure forse tanto legati ai fatti nostri.

Perché il modo in cui Mr B è finito nell’ignominia dello squallore pornografico fa subito andare a quelle incaute frequentazioni con l’ufficiale del KGB, ora zar di tutte le Russie, quel Putin che impone all’Ucraina di non associarsi alla UE e che dimostra al sospettoso nemico di 70 anni di guerra fredda che se la Cina è un dragone di carta, l’orso russo è ancora pericoloso con le sue migliaia di testate termonucleari pronte e operative.

Chissá se essere amico del loro nemico non sia stato motivo della sua caduta. Non sarebbe una novità visto che il suo defunto protettore dovette scappare sotto una pioggia di monetine per aver fatto scappare il sequestratore dell’Achille Lauro nonché assassino di un cittadino americano su una sedia a rotelle.

Perché piaccia o meno, l’America non è l’Italia che lascia due militari in mano agli indiani che li minacciano della pena di morte.

Sarà pure spirito della frontiera e da selvaggio West, ma l’America ribatte sempre colpo su colpo, e con ognuno usa il deterrente giusto: B52 (disarmati)  per il PCC e forse qualche signorina di facili costumi per uno che crede che la politica internazionale sia un gioco di corna al G20, il cucù alla Merkel e dare dell’abbronzato ad Obama.

Le gaffes di Mr. B
Le gaffes di Mr. B

Tecnologia all’italiana

PC incustodito in un ufficio pubblico

Grande città del nord.

Un ufficio aperto al pubblico.

Un PC acceso. Incustodito. Collegato alla rete.

Con il suo floppy disk e pure un lettore di CD/DVD.

In pratica non ci vuole niente a infilare un disco pieno di tutti i tipi di virus, per infettare quel PC e tutta al rete.

Il simbolo di un paese che pensa di essere moderno solo perché puó comprare tecnologie che però non sa gestire fino in fondo.

Così come la sua classe dirigente, che guida un paese inserito nell’enorme macchina dell’economia mondiale, senza comprenderla e senza capirne problemi, pericoli, opportunità, rischi e perciò senza poter progettare un futuro.

Tanta stampa per nulla

Giornalista Italiano

Non so perché di domenica mattina uno si metta a guardare la TV, dopo aver dato da mangiare alle gatte e fattasi una corroborante dose di yogurt.

Premi un tasto a caso, la TV si accende, e tutta quella tecnologia ti fa atterrare in uno studio, verde sala operatoria, dove 6 giornalisti discutono di politica italica.

Come dire che discutono del NULLA. Il nulla assoluto. Qualcosa di più vuoto delle spazio interstellare o della testa di tante teste di legno nostrane.

Senti un po’ i loro discorsi, li guardi, compunti, con la loro bella mazzetta di giornali, dove leggeranno cosa dice il collega X o quello Y, ovviamente per poi criticarlo con il nugolo dei precari di redazione (quelli da 17 euro a pezzo) che adoranti cercano di abbeverarsi alle immortali sentenze della FIRMA.

Cerchi di trovare una logica nei loro discorsi, un qualcosa d’interessante, ma alla fine, al primo stacco pubblicitario, ti godi un documentario sui gatti selvatici tedeschi, da cui apprendi che la civile gente germanica ha costruito corridoi verdi e ben 40 ponti per permettere alle bestiole di scavalcare le loro (gratuite) autostrade e che il 25% degli automobilisti investe i gatti. Mortacci loro!

E pensi che mentre in Germania si opera concretamente anche per salvare dei poveri animaletti, qui da noi, 6 giornalisti 6, parlano del NULLA, ritrovandosi ad essere perfino peggio del politicume italico, quello che, nella sua pochezza, fra tanti danni immani, magari qualcosa di buono pure la fa.

E intanto l’università di Oxford, una delle prime 10 al mondo, pubblica uno studio dove dice che il 45% del lavoro attuale sparirà entro i prossimi 20 anni.

E questi parlano del NULLA, litigano sul NULLA, pontificano sul NULLA, senza mai interessarsi del mondo reale, senza mai mettere il naso fuori della redazione, senza mai attraversare l’autostrada per esplorare un nuovo territorio.

Per continuare a parlare del NULLA.

Mentre il paese muore.

Anche per colpa loro.

Un paese in vacanza

Vacanzieri
Vacanzieri

l personaggi principali di queste tre rappresentazioni sono di quell’ordine di persone che ho voluto prendere di mira; cioè di un rango civile, non nobile e non ricco; poiché nobili e ricchi sono autorizzati dal grado e dalla fortuna a fare qualche cosa di più degli altri. L’ambizione de’ piccioli vuol figurare coi grandi, e questo è il ridicolo ch’io ho cercato di porre in veduta, per correggerlo, se fia possibile.

Sono passati 252 anni e il compito che si era riproposto il buon Goldoni non solo non è riuscito ma gli italici hanno portato a vette inaudite le smanie per la villeggiatura.

Tanto che il paese ormai si è inguiato di debiti – pubblici e privati – per far vivere decine di milioni di persone in una specie di villeggiatura continua, fatta di una scuola che a fine maggio ha in pratica chiuso un anno scolastico, costellato di feste e festicciole, e di tribunali che ad agosto chiudono baracca e burattini, quando solo nel civile le cause pendenti sono milioni, per non parlare di ricorsi tributari e di quelli amministrativi che durano 10 anni, se tutto va bene, e se la Cassazione non rimette tutto in gioco, e se poi quello che perde la causa è intenzionato a pagare, perché, in quel caso, si riparte con la giostra giudiziaria.

Gli italici, peggio dei personaggi di Goldoni, hanno un solo scopo nella vita: la vacanza, il week-end, il ponte, le feste di Natale, quelle di Pasqua e infine la villeggiatura.

Parola che viene da villa, e infatti, i laghi, le coste e le montagne italiche sono devastate da milioni di ville,villette e appartamenti dove andare a celebrare l’unica cosa che interessi all’italico popolo vacanziero: la grigliata, le chiacchiere inutili fatte di leggende metropolitane e qualche apprendimento su come allungare la vacanza con il certificato medico compiacente o su come il collega possa timbrare il cartellino alle 17 quando il titolare dello stesso è già al mare a godersi la sua furberia, alle spalle di chi gli da un lavoro o dello Stato, uno stato ben contento di mantenere quest’allegra brigata che certamente voterà per chi conserverà centinaia di migliaia di posti inutili, che allegramente fa crescere il debito e mantenere un apparato il cui solo scopo è dare a questa masnada di nullafacenti uno stipendio per comprarsi la villetta e la benzina per andarci.

L’unica cosa che è cambiata rispetto al 1761 e che quella che Goldoni chiamava classe “civile”, è oggi una massa informe di gente volgare, sciatta, ignorante, abbuffina e rapace, senza un futuro degno di questo nome, nè personale né collettivo.

Gente perennemente in vacanza.

Senza fare niente.

Praticamente morti.