Occidente in declino?

Sul Corriere di sabato 29 settembre 2007 c’è un’immagine scattata nel Mapoyna Mall di Soweto (Sudafrica), ex baraccopoli dove i bianchi dominanti ghettizzavano un tempo un milione di autoctoni.
Nella foto si vede una folta folla di donne africane, nessuna bianca e qualcuna decisamente in estasi, di fronte ad una esposizione bella piena e zeppa di folte parrucche, messe in bella vista su mensole a parete come si fa da noi in un negozio di sportswear con le scarpe da jogging, quelle da running e quelle solo da passeggio per finti sportivi.

La cosa notevole è che tutte le parrucche sono lisce, al massimo leggermente ondulate, e qualcuna osa anche colori dal castano scuro al rosso tiziano, forse destinate ad esibizioniste estreme.

Siccome tutti gli economisti del pianeta su una sola cosa sono d’accordo: che l’economia è controllata dalla mano femminile, e basta provare a comprare un’auto contro il parere di una moglie, è evidente che, per adeguarsi all’icona standard della donna consumatrice, buona parte se non tutte le donne del mondo cercano in ogni modo di adeguarsi al modello della donna occidentale con: capelli ondulati, tailleurino, borsa a tracolla ed anche tutto quello che non si vede perché sotto panni. Un chiaro segno che l’Occidente sarà pure in declino, ma i suoi modelli standard continuano a mietere fashion victim, anche fra le signore di Soweto.

Di solito in Occidente i negozi che vendono parrucche sono spesso vicino a posti tristi come le cliniche dei tumori, per dare un sollievo estetico a quelle poverine che perdono il capelli con la chemio. Invece in Sudafrica quel negozio di parrucche è un luogo allegro, dove una donna con tanti bei capelli crespi cercherà di essere più interessante, imitando Naomi Campell, Halle Berry o Rihanna per la gioia sua ed eventualmente del suo amore.