Elezioni sarde in sordina

Delle elezioni in Sardegna pare che non interessi a nessuno e di questo se ne dolgono i giornalisti difensori, un tanto a marchetta, della democrazia.

Ma, trattandosi di un’elezione regionale perchè dovrebbe fare rumore? In fondo riguarda solo 1,6 milioni di abitanti e non può essere considerata per niente un test, pro o contro qualcuno, anche perchè le recenti vicende economiche dimostrano che nessun governante può fare alcunchè, e non solo da noi, basti vedere cosa sta succedendo in UK dove hanno praticamente perso il controllo della situazione bancaria.

Nasce però un problema: le strutture di governo locali e nazionali non sono più adatte in un sistema planetario altamente interconesso dove è più importante cosa avviene a NYC piuttosto che a Cagliari o a Roma.

E’ la nostra classe dirigente (nessuno escluso) che crede ancora di poter influire su processi che sono diventati abbastanza automatici, basati principalmente sull’ingordigia di executive e dei loro azionisti che (passata l’attuale buriana) si spingeranno di nuovo verso mete ancora più azzardate, sicuri che nessuna punizione adeguata sarà loro comminata.

E mica siamo in Cina dove per un po’ di latte alla melamina si finisce con un colpo di pistola alla nuca; nell’Occidente democratico si va solo in galera. Forse.

Qualcuno si ricorda di un certo Michael Milken, l’inventore dei titoli spazzatura, quelli che oggi si chiamano tossici? E’ stato condannato a 10 anni, ma ha fatto solo 22 mesi di carcere.

Ne è valsa la pena?

Secondo Forbes, Milken ha oggi un reddito netto di 2,1 miliardi di dollari che ne fa la 458ma persona più ricca del pianeta.

Vedete un po’ voi se è il caso di preoccuparsi delle elezioni in Sardegna.