Tax Wars

Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana, c’era uno strano pianeta dove centinaia di sudditi fecero la stessa causa contro l’esoso imperatore che lì dominava.

Chiedevano solo che un giudice si pronunciasse sulla liceità di un’imposta che li aveva colpiti, tutti, in-di-stin-ta-men-te.

Ora, secondo le leggi del singolare pianeta, vennero istruiti tanti procedimenti diversi, uno per ognuno dei ricorrenti.

Infatti, come s’è detto, era uno strambo pianeta.

E in questo bizzarro posto, un luogo che farebbe la gioia di quella curiosona di Alice, accadde che fossero emesse tre tipi di sentenze diverse, quasi che al posto dei numerosi giudici ci fosse la terribile Regina di Cuori, quella stravagante despota che taglia teste e gioca a croquet usando come mazze poveri fenicotteri irrigiditi.

Infatti accadde che, in alcuni casi, il suddito vincesse, anzi trionfasse contro l’esoso signore, che dovette perciò restituire fino all’ultimo zecchino dell’imposta pagata, in-giu-sta-men-te a dire del giudice.

Anche in altri casi il suddito vinse, ma venne deciso che l’imposta applicata doveva essere molto più bassa di quella applicata al momento del prelievo.

E poi c’erano anche i poveri disgraziati, quelli che persero e dovettero appellarsi al giudice interstellare e poi a quello di livello galattico.

E ovviamente anche l’imperatore, dove le aveva prese, s’appellò. Ma non per tutti! Altrimenti non sarebbe stato uno stravagante pianeta.

Per qualche ignota ragione, – e solo verso alcuni dei vincitori -, il signore non oppose resistenza.

Per tutti gli altri poveri disgraziati ci fu invece il mesto peregrinare per decine di anni fra le varie corti, rimettendoci salute, denari e soprattutto la fiducia nel loro bislacco pianeta .

Infatti, non votarono più, dissero ai figli, ai nipoti, agli amici, ai figli degli amici e ai nipoti degli amici, a quelli dei benefattori e dei conoscenti, di fuggire al più presto con la prima nave interstellare su un qualsiasi altro pianeta civilizzato, e di riferire a tutti coloro che volevano sbarcare sul loro singolare pianeta di non venire a investire nemmeno uno zecchino, perché il meglio che poteva capitargli era di finire in una specie di casinò dove tutto dipendeva da come il croupier girava la ruota.

Annunci

ICI: perchè è bene lasciarla

Assodato che gli italici sono ancora in gran parte quelli descritti da Verga nella “Roba” o moderne versioni di quelli dipinti dal maestro Ermanno Olmi nell “Albero degli zoccoli”, si capisce il perchè tutti odiano l’ICI e, di conseguenza, perchè i nostri politici non-pensanti si affannino a cercare di ridurla e/o eliminarla.

Una tassa sulla robbba (con tre b rende meglio l’avidità dell’italico contadinaccio arricchito), e in particolare sulle quattro mura, è qualcosa di insopportabile per quei contribuenti ob torto collo che sono i lavoratori dipendenti ed i pensionati, già ultra incavolati perchè non possono evadere come i lavoratori autonomi che, anche loro, al momento di pagare l’ICI si arrabbiano moltissimo perchè, e qui veniamo al dunque, l’ICI è un’imposta non eludibile in quanto tassa gli immobili, oggetti che non si possono nascondere e che, di per se, sono altamente visibili e censibili, anche con moderni mezzi come il satellite che può scoprire se in un certo posto, la dove c’era l’erba, ora c’è una città (abusiva).

Quindi l’ICI è una tassa democratica perchè la devono pagare tutti: lavoratori dipendenti, pensionati, ereditiere, politici, politicanti, imprenditori, extracom, presentatori, faccendieri, vallette, veline, tronisti, escort, spacciatori, taglieggiatori, banchieri, bancari, puttane, travestiti, fotografi, attori, cantanti, idraulici, meccanici e perfino avide mogli separate.Tutti, purchè abbiano una proprietà immobiliare, devono pagare e pagare al proprio sindaco che ne risponde ai suoi concittadini.

Ciò premesso, e se gli italiani che pagano le tasse non amassero darsi martellate sulle dita o su altre parti più molli, si vede chiaramente che il loro interesse sarebbe che l’ICI rimanesse in piedi (anche senza esenzioni prima casa) e, di contro, che venisse ridotta l’IRPEF. Perchè un’ICI aumentata la dovrebbero pagare tutti mentre dello sgravio sull’IRPEF ne beneficierebbero in gran parte quelli che le tasse le pagano già.

D’altra parte questo è il sistema che è in funzione negli USA, e che noi tanto idolatriamo, dove le aliquote delle imposte sul reddito sono basse ma i comuni e gli stati ricavano gran parte dei loro introiti proprio da imposte sugli immobili.

Ovviamente questo sistema non sarà mai adottato da noi perchè il succo del discorso degli italici contribuenti neghittosi è sempre e uno solo: non pagare nessuna tassa, sperando che le paghi qualcun altro e che i debiti della Repubblica siano prima o poi fatti sparire da una Buona Fatina con una classica e potentisssima bacchetta magica.

Una favola, insomma!