Il countdown delle illusioni

Oggi 20 gennaio 2009 è iniziato il conto alla rovescia delle illusioni di crede che il nuovo presidente degli USA, per il solo fatto di essere una singolarità storica, abbia una bacchetta magica per risolvere i problemi di tutti noi, quanto al più, essendo prima americano, poi membro dell’establishment uscito da un’università della Ivy League e poi nero, Barack Obama avrà come primo (ed unico) obiettivo di risolvere i problemi americani, anche se questo significherà aggravare i problemi degli altri.

E siamo solo all’economia, ma la vera disillusione l’avranno tutte quelle anime candide, amanti della pace nel mondo, che credono che Obama sia un pacifista, e che rimarranno stupite e scioccate quando, in qualche modo, spezzerà con la forza gli artigli nucleari dell’Iran e poi mano mano di tutti gli altri vasi di coccio in giro per il mondo.
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Il comodo Obama

Prima di essere nero, Obama è un americano, e questo significa che, per lui (e le cricche che gli stanno dietro), vale sempre America First, cioè gli interessi americani vengono prima di qualsiasi altro, anche se si devono mandare i marines o scatenare una guerra commerciale e finanziaria come quella in corso.

Perciò, e se sarà necessario, l’Iran sarà sicuramente attaccato, a meno di un miracolo di resipiscenza nella loro politica nucleare.

Se Obama e Michelle sono stati scelti dalle vestali del Partito Democratico (e sponsorizzati da gente come George Soros e Warren Buffet) vuol dire che nei loro anni ad Harvard sono potuti entrare nelle cricche giuste (vedi il film The good Shepherd), quelle che creano l’aristocrazia americana della cooptazione che è lontana anni luce dai prole, cioè la classe operaia che sopravvive con pochi dollari l’ora di salario (vedi Una paga da fame di Barbara Ehrenreich).

Inoltre, il fatto che sia un nero è strumentale al nuovo terreno di scontro, l’Africa nera enorme riserva di materie prime (vedi la guerra in corso nel Congo), Africa oggi invasa dai cinesi a caccia di miniere da sfruttare per non vedere la loro economia collassare per l’inevitabile aumento dei prezzi dei materiali strategici.

Quella che abbiamo visto è solo una bella sceneggiata dove Obama faceva il buono, McCain ‘o malamente, e la Palin la servetta finta tonta che si presta al gioco dei potenti.