Integrazione: difficile, possibile o futuribile?

O per una rivolta in una periferia parigina o perchè si scopre che certi quartieri olandesi sono diventate zone monoetniche, ogni tanto salta fuori la discussione sulla possibile integrazione degli immigrati, sopratutto di quelli più evidentemente diversi dal resto della popolazione, un fatto che fa scattare l’accusa di ghettizzazione, molto prossima a quella di razzismo.

Ma così non è: come ha spiegato Mark Buchanan (Atomo sociale), la gente vuole stare fra i propri simili e quindi tende a creare isole etniche all’interno della comunità che la ospita.

Le China Town o le Little Italy sono prove di questa voglia di avere relazioni con chi condivide la stessa cultura, e il tutto è dovuto a un fatto di comodità e di economia: è più facile vivere in un ambiente conosciuto che affrontare i costi dell’integrazion e, saranno poi figli o nipoti che decideranno di integrarsi, se lo troveranno “economicamente” vantaggioso.

Questo è avvenuto in passato in paesi di forte immigrazione e sembra difficile pensare che un certo Roberto De Niro o tale Luisa Veronica Ciccone non siano americani a tutti gli effetti, ma è una scelta che dipende dalle circostanze economiche, e che non è detto si possa verificare di nuovo, sia negli USA, dove gli ispanici si integrano oggi abbastanza poco, sia in Europa, dove l’immigrazione è stata necessaria per coprire certi lavori non più accettati dagli europei, ma che non è una condizione che durerà per sempre, come dimostra il fatto che, a seguito della crisi, si sono ridotti gli sbarchi e che certi lavori siano oggi appetiti anche dalla massa di disoccupati che cresce di giorno in giorno.

In definitiva bisogna non drammatizzare il problema, evitare inutili guerre, anche di religione, come quella sui minareti, perchè può darsi che sia, in termini storici, un fenomeno passeggero, oppure epocale, e allora si può fare molto poco, anche per la non secondaria ragione che l’immigrato va dove lo porta il lavoro, infatti, o che venga dall’Africa, dalla Colombia, dalla Romania o dal sud Italia, gli immigrati vanno tutti al nord dove, per il momento, c’è ancora lavoro non “ancora” appetibile per i residenti storici che, a loro volta, erano emigrati dalle desolate lande germaniche dove c’era poco da mangiare.