Insetti Spia

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A Berkely, in California, covo di contestatori negli anni 60, si sono convertiti al militare, con una ricerca, finanziata dalla DARPA, per pilotare degli insetti per azioni di spionaggio e forse per eliminare nemici troppo protetti.

Quelli della DARPA si saranno chiesti: ma invece di mandare i Navy Seal, con elicotteri e tutto il resto, a far fuori il cattivo di turno, perché non ci mandiamo un insetto? Costo minimo e niente rifornimento in volo.

Un insetto opportunamente modificato, con l’inserimento di un chip elettronico, che ne permette il pilotaggio tramite uno smartphone.

Detto, fatto, gli scienziati di Berkeley hanno trasformato un grosso insetto volante in una specie di mini drone che potrà spiare conversazioni o magari lasciare un virus letale sulla maniglia della porta del gabinetto del cattivone nemico degli USA.

La cosa inquietante è che questo kit costa pochi dollari. Ed è in vendita. Per cui, chiunque, con un po’ di nozioni di anatomia degli scarafaggi, potrà trasformarli in un microfono volante per sapere cosa fa il maritino con la badante del nonno quando la moglie va a scuola a insegnare.

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Futuro prevedibile

Se i nostri intellettuali avessero letto qualche libro di fantascienza non si meraviglierebbero, come tanti allochi, di quel che accade nel campo tecnologico, sociale e scientifico.

Grattando sotto allo space-opera, la fantascienza si è dimostrata molto anticipatrice di temi attuali e di molti altri che sono appena dietro l’angolo.

Il ciclo di Dune non è altro che un Medio Oriente posto sull’arido pianeta Arrakis, dove c’è una materia essenziale per la navigazione spaziale, la spezia, il cui valore è lo stesso del petrolio per noi; e le storie di Frank Herbert sono belle zeppe di fanatismo religioso e relative guerre, molto funzionali a gestire masse che devono essere tenute buone e distratte per pemettere il flusso ininterrotto della spezia (o del petrolio) ed anche degli enormi guadagni dei loro capi assolutisti.

Ma pur disdegnando questo genere letterario, gli intellettuali avrebbero potuto anche leggere alcune previsioni di quei think-tank che per mestiere cercano di immaginare “quale futuro se”.

Una di queste analisi era quella sulla messa in esercizio di treni a levitazione magnetica (MagLev) e dell’impatto sullo scenario dei trasporti; il risultato è stato che un treno che viaggia a 650 km/h mette fuori gioco l’aereo, come sta dimostrando l’Alta Velocità nella tratta Roma-Milano (anche a soli 300 km/h), e come si è verificato in Francia dove il TGV, sulla Parigi-Lione, ha ormai il 74% del traffico mentre l’aereo è crollato al 7%.

Un bell’esempio che lo sviluppo è basato su tre follie: quella di chi ipotizza cose fantascientifiche, come Verne, quelli ancora più pazzi che le realizzano, come Werner von Braun, e la follia assoluta di chi ci mette i denari, come John Fitzgerald Kennedy.

Dice G. B. Shaw: l’uomo ragionevole adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli.

Purtroppo la nostra Casta è fatta tutta di persone ragionevoli.

Locuste e pecorai

La vacca Generali dal suo tranquillo pascolo triestino ha scoperto di essere una preda bella grassa per i fondi locuste che vanno a caccia di occasioni per massimizzare l’investimento dei propri clienti. Come al solito c’è qualche italiano, anche fra gli addetti ai lavori, che cade dal classico pero e si meraviglia di questa novità che in un tempo molto rapido farà passare in mano ai fondi tutte le aziende quotate italiane che sono assolutamente non in grado di difendersi da una potenza di fuoco (cioè di denari) che, come si è espresso un gestore di fondi americani, è in grado di “ingoiare l’intera borsa italiana in una settimana“.

Evidentemente nelle nostre aziende non ci sono strategist, cioè gente il cui lavoro è quello di pensare a quello che succederà fra tre, quattro anni, e si preferisce gestire il contingente con un orizzonte che non va al di là dei bastioni di Milano, delle mura aureliane e dei murazzi torinesi.

Quest’estate ne ho conosciuta una, Laura, una smartissima 30enne bostoniana italo-americana di NYC, che deve prevedere, senza palla di vetro e turbante da maga di Tobruk, cosa succederà nel mondo della moda fra tre, quattro e cinque anni perchè la sua catena di 49 negozi di moda deve sapere per tempo: chi saranno i futuri clienti, chi avrà soldi da spendere, quanto potranno spendere, come cambia l’antropologia culturale e quali impatti avrà sull’altezza della vita dei jeans e sulla lunghezza delle gonne.

E non è un caso che questo succeda in USA, in parte anche in UK e FR, e molto poco da noi. Per oltre 70 anni le nostre classi intellettuali di qualsiasi genere sono state arruolate per far scoppiare una rivoluzione e/o per impedirla e/o, al limite, edulcorarla e, nel frattempo, si è impedita e spenta ogni capacità di analizzare con l’occhio dell’intellettuale i segnali che il futuro lancia sempre all’oggi.

Questa è la ragione per cui da noi generi come la fantascienza non sono mai stati troppo amati e questa è anche la ragione per cui si è dato l’ostracismo a Pasolini la cui fine, tragica e banale, è stata catturata anch’essa per farne un tassello per una rivoluzione che non c’è stata e mai ci sarà.

Questo è un paese che cammina lentamente perchè ha la testa completamente rivolta al passato, remoto, of course, perchè l’Italia è rimasto culturalmente un paese bucolico dove il pastore userà anche il cellulare, ma per segnalare al suo aiutante che può bruciare il bosco per fare prato perchè non c’è in vista nessuna guardia forestale e non ci sono in orbita satelliti per scoprire in tempo gli incendi!