K.O. tecnico

Robert de Niro in Toro Scatenato
Robert de Niro in Toro Scatenato

La classe media è finita.

Anche se non è al tappeto, per lei è già stato decretato il K.O. Tecnico.

Un bel uno-due l’ha messa in ginocchio. Automazione e Globalizzazione stanno eliminando gli ultimi impiegati e quel po’ d’aristocrazia operaia non ancora sostituita da robot e da macchine che parlano ad altre macchine.

E siamo solo all’inizio, in paesi avanzati la crisi ha imposto di liberare il Toro Scatenato dell’efficienza tramite interconnessione fra sistemi e l’automazione anche di compiti che una volta erano delle segretarie: un milione duecentomila eliminate dal 2000 al 2012 nei soli Stati Uniti.

Sostituite dal software, che si sta mangiando il mondo.

Da noi poco ce ne siamo accorti. Negli uffici pubblici e privati si continua a macinare carte. Farsi restituire da un’assicurazione i soldi, richiede avvocati e denunce. Spostare un’esenzione di bollo da un’auto all’altra richiede mezzo etto di carte (per certificare cose che la Pubblica Amministrazione già conosce!), oltre alla giornata di lavoro sottratta alla produttività, già scarsa in un paese dove 2,8 milioni di persone in media guardano trasmissioni di cucina.

Ma forse è un segno dei tempi: i poteri forti, consci che l’Italia conta ormai poco come manifattura, ricerca e brevetti, hanno deciso – grazie alle grazie della Clerici – d’instillare nell’italica gente la voglia di essere solo ristoratori e camerieri, al servizio di quella classe dell’uno per cento mondiale di ricchi che compreranno Armani e Ferrari, Versace e Lardo di Colonnata e si godranno Capri, Portofino e Sorrento alla faccia di una massa di italici immiseriti e sognatori che sperano che Letta, Renzi ed SB abbiano una ricetta segreta.

Un paese in vacanza

Vacanzieri
Vacanzieri

l personaggi principali di queste tre rappresentazioni sono di quell’ordine di persone che ho voluto prendere di mira; cioè di un rango civile, non nobile e non ricco; poiché nobili e ricchi sono autorizzati dal grado e dalla fortuna a fare qualche cosa di più degli altri. L’ambizione de’ piccioli vuol figurare coi grandi, e questo è il ridicolo ch’io ho cercato di porre in veduta, per correggerlo, se fia possibile.

Sono passati 252 anni e il compito che si era riproposto il buon Goldoni non solo non è riuscito ma gli italici hanno portato a vette inaudite le smanie per la villeggiatura.

Tanto che il paese ormai si è inguiato di debiti – pubblici e privati – per far vivere decine di milioni di persone in una specie di villeggiatura continua, fatta di una scuola che a fine maggio ha in pratica chiuso un anno scolastico, costellato di feste e festicciole, e di tribunali che ad agosto chiudono baracca e burattini, quando solo nel civile le cause pendenti sono milioni, per non parlare di ricorsi tributari e di quelli amministrativi che durano 10 anni, se tutto va bene, e se la Cassazione non rimette tutto in gioco, e se poi quello che perde la causa è intenzionato a pagare, perché, in quel caso, si riparte con la giostra giudiziaria.

Gli italici, peggio dei personaggi di Goldoni, hanno un solo scopo nella vita: la vacanza, il week-end, il ponte, le feste di Natale, quelle di Pasqua e infine la villeggiatura.

Parola che viene da villa, e infatti, i laghi, le coste e le montagne italiche sono devastate da milioni di ville,villette e appartamenti dove andare a celebrare l’unica cosa che interessi all’italico popolo vacanziero: la grigliata, le chiacchiere inutili fatte di leggende metropolitane e qualche apprendimento su come allungare la vacanza con il certificato medico compiacente o su come il collega possa timbrare il cartellino alle 17 quando il titolare dello stesso è già al mare a godersi la sua furberia, alle spalle di chi gli da un lavoro o dello Stato, uno stato ben contento di mantenere quest’allegra brigata che certamente voterà per chi conserverà centinaia di migliaia di posti inutili, che allegramente fa crescere il debito e mantenere un apparato il cui solo scopo è dare a questa masnada di nullafacenti uno stipendio per comprarsi la villetta e la benzina per andarci.

L’unica cosa che è cambiata rispetto al 1761 e che quella che Goldoni chiamava classe “civile”, è oggi una massa informe di gente volgare, sciatta, ignorante, abbuffina e rapace, senza un futuro degno di questo nome, nè personale né collettivo.

Gente perennemente in vacanza.

Senza fare niente.

Praticamente morti.

Senza speranze

Senza_speranze

Sono al Politecnico di Milano, a sentire qualcosa che non so già.

Si parla di digitale e devo sentire uno di Fastweb che crede ancora che quel 30% di famiglie italiche che non va su internet non lo fa perché la Pubblica Amministrazione non offre servizi.

Ora, al di là che si tratta di una concezione da 1980 della digitalizzazione, dove un utente deve fare lui qualcosa quando la P.A. conosce tutto quello che serve per erogarci servizi adeguati e in tempo, questo di Fastweb dimentica che un terzo degli italici è praticamente analfabeta è non può usare internet.

Ma ammesso e non concesso che un giorno arrivi un esercito di fate e maghi a meccanizzare la P.A., riusciremo ad avere mai una P.A. digitale?

Non lo credo proprio, perchè per togliere ai cittadini certi inutili oneri ci vorrebbe qualcuno che, come prima cosa, spiegasse al singolo operatore allo sportello che il suo lavoro non è dire al cittadino perché non riceve la tessera sanitaria dal 2011, e dargli un pezzo di carta con timbro come tessera provvisoria, ma che avvisi autonomamente i suoi superiori che la tessera (della regione) non arriva perché l’Agenzia delle Entrate non ha inserito il numero civico dell’utente, e in questo modo si eviterebbe al cittadino di fare un’altra mattinata di file negli uffici dell’Agenzia delle Entrate per una semplice rettifica che poteva, ab inizio, non essere necessaria se avessero consultato l’anagrafe del comune dove pure è registrato visto che ha una residenza e un domicilio.

Ma nessuno darà mai questo semplice ordine e il paese si avvierà verso un inevitabile declino, impastoiato in bolli, carte e timbri che certificheranno che è un paese senza speranze.

Case a prezzi popolari

Puntuale come certe ricorrenze, ogni tanto si scopre che numerosi potenti della genìa dei politici, dei sindacalisti, dei giornalisti e delle loro commarelle piazzate in posti sicuri, abitano appartamenti di enti pubblici per i quali pagano canoni irrisori che, tenuto conto di dove si trovano, (quasi sempre quartieri centrali ed eleganti), costano al metro quadro molto meno di quanto costi l’affitto di una casa popolare.
Di solito questa cosa sta sui giornali per un paio di giorni e ho l’impressione che serva da tappabuchi quando non ci sono da raccontare: stupri, mamme amorose che massacrano i figli venuti male, fidanzati maneschi e tanto studiosi di ogni tipo di pornografia, insalatona di studenti di vari paesi che fra un orgia e una sniffatina finiscono per massacrarsi a vicenda nonchè le immancabili storie pruriginose della Casta poco casta.
Poi, un rigore non concesso alla Juve, o uno di troppo concesso alla Juve, fanno passare in second’ordine gli affitti di favore a favore ai potenti, e tutto resta come prima, anche più di prima; e quando si cerca di mettere rimedio – vendendo queste famose case del patrimonio pubblico – si finisce come quando alcuni duri e puri della politica comprarono loro le case degli enti pubblici per qualcosa che era meno di un piatto di lenticchie.