Discorso alla nazione

Sergio Mattarella e tornio antico

Non so se esiste un altro paese dove, come primo atto pubblico, il capo dello stato senta il dovere di fare il resoconto del fallimento della nazione.

Debito pubblico inarrestabile, corruzione diffusa nella PA, inefficienze ormai insanabili in ogni comparto,  – compresi quelli essenziali come la giustizia e il fisco – mafie ormai stanziali in tutto il paese, disoccupazione dilagante, emigrazione giovanile crescente e, ovviamente, crisi economica che nessuno prova a fermare, visto che, ben quattro governi, non hanno fatto non solo niente ma addirittura meno di niente dato che hanno solo peggiorato la situazione.

Questo giusto per toccare alcuni temi.

E per fortuna non ne ha toccato altri, come scarsa ricerca e innovazione, aziende che non capiscono la globalizzazione, e men che mai la digitalizzazione, anche se si pensa che, stesa un po’ di fibra ottica, questa possa portare magicamente le aziende e la PA a superare un digital divide che non è nei cavi ma sopratutto nelle teste della classe dirigente.

Sarà forse un bene che il capo dello stato faccia l’inventario del disastro in modo che la classe dirigente si adoperi per migliorare la situazione?

Può essere, ma certamente non basta.

Santo Lamentino non fa miracoli, e neppure serve. Basterebbe che il primo ministro, autoproclamatosi salvatore della patria, facesse qualcosa di concreto invece di manovrare la scacchiera per piazzare i pezzi giusti sulle poltrone giuste.

Perchè può avere tutto il potere che vuole, ma se non ha uno straccio di piano, a niente gli servirà aver occupato ogni poltrona pesante: è questa è una crisi infinita, perché sono cambiati i parametri del problema, è in corso un gioco diverso, è come se in un campo di calcio all’improvviso si dovesse giocare a pallanuoto, ed occorrono perciò manovre non convenzionali, non certo quelle rispettose dell’ortodossia economica di Padoan, brav’uomo ma non per tutte le stagioni.

Speriamo, (ma non fidiamo), che il nuovo capo dello stato, con calma e pacatezza, faccia capire che il timer sta per trillare, e che non ci sono molte più possibilità di salvarsi, e che sarebbe sicuramente un bene darsi una mossa.

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L’inflazione è morta?

Perché saremo per anni, forse per secoli, in deflazione

come funziona la deflazione

Come sapete la BCE, – cioè la Germania, che la manovra come un pupo siciliano – è contraria ad un aumento della massa monetaria.

La ragione è che i tedeschi credono in una sola religione: più massa monetaria = più inflazione.

Ora se questa legge fosse vera, avremmo un aumento dell’inflazione negli USA, dove la FED di denaro nell’economia ne ha pompato e ne pompa, e lo stesso in tutte le nazioni dove le povere banche centrali cercano in tutti i modi di far crescere l’inflazione che, però, pare fottersene delle auree leggi dogmatiche in cui credono i tedeschi, perché l’inflazione non solo non aumenta ma siamo caduti nel caso opposto: i prezzi non crescono più.

Ma perché, nonostante lo sbattimento delle banche centrali, l’inflazione non sale, anzi scende o finisce sotto lo zero?

Come si sa, l’inflazione è una misura della crescita di prezzi, e di conseguenza di salari e parcelle.

Ma se le aziende del mondo globalizzato (perché è folle pensare ormai a prodotti/servizi/prestazioni solo locali), hanno una enorme sovrapproduzione che non si riesce a collocare, e se per ogni lavoro c’è un milione di persone (proprio così!) disposte a farlo, per quale ragione i prezzi dovrebbero mai salire?

Obbiettivamente, possono solo scendere, e scendere ancora se aziende e persone vogliono sopravvivere.

Ma perché potrebbe durare tanto?

La ragione è in quello che ha evidenziato Nuriel Roubini: la globalizzazione ha portato 500 milioni di europei a competere con miliardi di cinesi e indiani, e ora anche l’Africa si è messa in moto.

E poi c’è l’automazione e la robotica che abbassano i costi e quindi i prezzi, per cui i prossimi anni e decenni potrebbero essere di una continua discesa di prezzi senza fine.

Qualcuno, per favore, lo spiegasse ai tedeschi, se ha tempo da perdere.

Stallo

Simulatore di volo della Prima Guerra Mondiale
Simulatore di volo della Prima Guerra Mondiale

Una parola che ha due significati: quello scacchistico, quando non c’è possibilità di vincere per nessuna delle parti, e quello che succede agli aerei in certe condizioni di volo.

Dal secondo si puó uscire, se il pilota è bravo e se la situazione non è disperata.

Dal primo non se ne esce se non ripartendo, magari con strategie migliori.

Ecco, la nostra classe dirigente (nessuno escluso) è riuscita nell’opera mirabile di avere contemporaneamente tutti e due tipi di stallo:
– nessuno (per incompetenza) sa come far ripartire il gioco (economico),
– l’economia sta stallando, con piloti che si alternano alla cloche, che vanno dal tecnico che cerca di cambiare i motori in volo, al capitano che si sta facendo gli/le assistenti di volo, a uno che, lasciati comandi, passa il tempo a raccontare agli sfigati passeggeri che stanno volando verso il migliore dei mondi possibile.

Vecchie ricette, nuovi problemi

Globalizzazione 1950 - 2014

Come tutti i tecnici, il buon Padoan crede che l’economia sia una specie di partita a scacchi: fatta una mossa – tipo elargire 80 euro a una parte dei lavoratori – questa mossa innesca un ciclo virtuoso, o almeno un avvio.

Invece? Non è successo nulla.

Anzi. L’economia è ferma, l’inflazione è negativa nelle città periferiche e la gente continua ed emigrare, anziani compresi.

E se ne vanno sopratutto dal Nord e dal Lazio.

Se ne vanno gli over 40, quindi chi ha professionalità che a noi non servono.

E qui si apre il discorso sull’eventuale aiutino da parte della BCE e della UE.

Ammesso che Renzi riesca a fare quello che gli ha suggerito, (in segreto), Draghi a Città della Pieve, e ammesso che ci siano dei soldi da spendere, può questo aiutino rimettere in moto l’economia italica?

Basterà aggiustare qualche scuola e avviare qualche cantiere edile?

Per qualche costruttore, per un po’ di operai stranieri e qualcuno che allatta sui lavori pubblici, qualche beneficio momentaneo ci sarà, ma per tutti gli altri disoccupati autoctoni e tutte le altre imprese che non riescono più a competere a che serve finanziare la solita edilizia? Certo non esporteremo di più!

Perché è chiaro che mettere gli italici a lavorare per passarsi i soldi dall’uno all’altro serve a molto poco: al paese serve esportare di più, attrarre più investimenti esteri e ovviamente far arrivare più turisti.

E sono tutte cose dove occorre una strategia globale che tenga conto dei nostri punti di debolezza, (mancata internazionalizzazione e scarsa digitalizzazione), e che utilizzi i denari disponibili per superare questi scogli.

Certo, c’è da sistenare un po’ di scarichi fognari per evitare che ogni 55 km di costa ci sia un punto d’inquinamento, c’è da migliorare strutture alberghiere e musei, ma tutto questo viene dopo che il paese ha deciso di migliorare la sua produttività, in ogni settore, dalla manifattura alla pubblica amministrazione, dai trasporti al turismo, e questo si può ottenere solo con una maggiore automazione, il che implica però, personale più qualificato (e meglio pagato) e investimenti mirati verso chi ha piani di sviluppo veramente competitivi.

Purtroppo, e da quello che dicono i nostri politici, economisti e commentatori, non sembra che la nostra classe dirigente abbia capito cosa fare: pare che voglia solo altri soldi per continuare a cementificare il paese.

Invece siamo di fronte a problemi nuovi, e vecchie ricette e vecchie strategie non servono, non funzionano.

La gente vota Renzi perché pare uno che vuole fare, purtroppo pare si sia circondato di gente di grande incompetenza e, come ha dimostrato la Storia, la forza di Napoleone era di sapersi scegliere i marescialli, e su questo punto pare che l’ex sindaco di Firenze abbia abbastanza sbagliato.

Euro Killers

 

Povero Euro!

Tutti lo vogliono morto!

E se non lo vogliono morto, lo vorrebbero almeno svalutato, in modo da far correre le esportazioni… di chi esporta, ovviamente!

Come se agevolare le esportazioni (che è cosa buona e giusta) potesse far andare bene quelle aziende che la globalizzazione non l’hanno mai compresa e che credono che il loro orizzonte economico finisca alle mura cittadine.

Pure Draghi, quello che gli economisti americani sbeffeggiano come un parolaio disarmato, vorrebbe l’euro svalutato, ma non sa come fare e forse non lo può neppure fare.

Perchè la valutazione dell’euro è una valutazione che fa il mercato, ed è la stessa che il mercato fa per una borsa francese, un vestito italiano, un’auto tedesca: prodotti di qualità fatti in un continente che ha una superiore qualità della vita rispetto al resto del mondo.

Il valore di una moneta è un giudizio di valore complessivo, non solo della sua economia, e quindi resta difficile togliere dalla testa del mondo che l’Europa è un posto che vale.

 

Equivoco EU

Feriti dai gas nella prima guerra mondiale

L’Unione Europea nacque per evitare che gli europei continuassero a scannarsi come avevano fatto per millenni.

Poi questo sistema di sicurezza qualcuno ha voluto ampliarlo in progetto economico che, tecnicamente, è un assurdo.

Togliere le barriere fra diverse economie è come aprire le valvole di un circuito idraulico in pendenza: alla fine tutto il liquido va da una sola parte, cioè le economie più efficienti diventano più forti lasciando quelle meno efficienti con le sole. attività specialistiche o locali che però non potranno sostenere tutta la popolazione che c’era prima dell’unione economica.

Un sistema che si aggrava continuamente perché le aziende dei paesi meno efficienti dovranno chiudere, aumenta la disoccupazione, cresce l’emigrazione, lo stato incassa meno tasse e deve ridurre il welfare, in una spirale di immiserimento continuo.

Si può uscire da questa caduta?

Si, se si costruisce un welfare europeo per continuare a dare servizi ai più deboli, che però non potrà evitare l’emigrazione interna e fuori della EU.

Ma non si farà, perché nessuna zona ricca vorrà ridurre il suo reddito per aiutare i fratelli europei meno fortunati.

Quindi la EU è destinata al fallimento, un fallimento che sarà così grande che non ci saranno neppure i soldi per scannarsi.

Ultimo ridotto

Primavera 45, Mussolini & C. hanno capito che c’è poco da fare contro l’esercito e l’aviazione americana.

Eppure qualcuno vuole resistere.

Gli irriducibili vagheggiano di un ridotto in Valtellina, ultima fortezza di uomini, fortini e natura.

Con una speranza che quello che si dice – che la Germania abbia delle armi segrete – possa cambiare le sorti della guerra.

Nel paese provincialotto di allora, (come lo è pure adesso) un missile o un aereo a reazione possono essere credute armi risolutive, il che non è: alla fine, gli sgraziati Sherman americani di Patton distruggono i superstiti Tigre tedeschi e penetrano la Germania fino a Berlino come una lama di fuoco nel burro.

Mai, i provincialotti dell’Italia di allora avrebbero potuto immaginare che erano proprio quegli americani che scaricavano tonnellate di bombe convenzionali su ogni pezzo di strada e di ferrovia, avessero già pronta una bomba atomica che dopo 4 mesi avrebbe stabilito per sempre la supremazia militare americana propedeutica a quella economica e culturale che ancora oggi impera.

Il buon Renzi sembra proprio uno di quelli di allora che con un arma segreta cambia le sorti del disastro economico italiano.

Perché l’ambiziosetto fiorentino almeno una cosa l’ha capita (veramente l’aveva capita pure il Tremonti), cioè che soldi non ce ne sono, che i capitalisti italiani tutto hanno meno che il capitale e, siccome senza denaro non si cantano messe, non resta che sperare nei fondi europei.

Che ormai sono diventati meglio della bacchetta magica di Mandrake: non solo dovrebbero risolvere il guaio economico ma nel frattempo, passando da Tremonti a Renzi, sono pure lievitati, passando da 45 miliardi a 180, senza che nessuno ci spieghi quale lievito abbia fatto crescere la torta.

E si, anche il Tremonti voleva risolvere tutto con i fondi EU. E c0m’è andata lo sappiamo bene: neppure lui è riuscito a farli spendere alle regioni, che ben si guardano di mettersi a maneggiare soldi dove c’è il doppio controllo nazionale e comunitario.

Perché finché si rubano soldi nazionali, fra una lungaggine processuale e pastette varie, un politico o un funzionario possono sempre potersela cavare.

Ma con l’Europa come si fa?

E allora dal 1995 tutto è fermo: i soldi non si spendono e Bruxelles se li riprende per darli a paesi più virtuosi.

Ovviamente, i plaudatores si Renzi spergiurano che il motorino fiorentino ci riuscirà a spendere questo benedetti 180 miliardi di euro, anche se non si capisce come farà visto che non on esistono più organi tecnico-finanziar in grado di fare le istruttorie di concessione di finanziamento.

Non sono state capaci le regioni di crearle in nove anni, figuriamoci se riesce Renzo a metterli in corsa in pochi mesi.

Perchè l’altro problema è il tempo: più si ritarda nel rimettere in moto la macchina, più aziende chiuderanno e il tessuto produttivo, man mano, morirà per mancanza di soldi e d’idee.

Ovviamente gli italici il problema non se lo pongono, loto sono sicuri che Renzi abbia una ricetta magica per risolvere il tutto.

Una specie di qualche arma segreta che cambi le sorti della guerra in corso. Una guerra dove – giusto per fare un’esempio – GE offre 13 miliardi per comprare Alstom e dove AT&T compra DirecTV per 50 miliardi di dollari, cifre che condannano per sempre i sogni di gloria di capitalisti senza capitali e di ducetti senza denari.