Microbi arroganti

La massa della Terra è di kg 5,977 x 10^27 mentre quella complessiva degli umani viventi è di 40 miliardi di kg e basterebbe questo per capire quanto insignificante sia l’umanità di fronte al pianeta di cui è ospite, forse solo per caso, ma sicuramente solo per poco visto che, sia come singoli individi sia come specie, comunqe si è destinati a sparire e non sarà certo il migliore ecologismo applicato a procurare aria, acqua, cibo e materie prime a una massa di umani (e ai loro animali) pletorica e crescente, così come non sarà la manipolazione genetica che ci farà vivere in eterno.

Prima o poi la Terra si scrollerà di dosso noi insignificanti microbi arroganti incapaci di costruire case che un terremoto non possa abbattere come castelli di carte o come quelli di sabbia che un’onda di piena di un fiume incazzato non possa spazzare dalla riva stuprata da argini inermi.

Su quelle sponde vedremo frignare stupiti adulti bambini cui è stato distrutto il sogno di aver costruito qualcosa di eterno da lasiare in eredità ad altri poveri illusi come l’Inca arrogante, con le sue pretenziose piramidi, o l’Atene orgogliosa con i suoi templi svettanti oggi macerie, belle ma pur sempre macerie.

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Il fattore umano

Tutti gli scenari ci dicono che quello dell’energia, a meno di qualche coniglio estratto dal cappello di un qualche genio, è un problema senza soluzione.

Qualsiasi risorsa energetica è destinata ad esaurirsi, è troppo costosa da gestire o è impraticabile come lo è la folle idea che carburante derivato da prodotti agricoli, sufficiente per le attuali e future esigenze, possa essere prodotto su questo pianeta. Infatti, fatti quattro conti della serva, si è visto che ci servirebbe un altro pianeta Terra da mettere a cultura per produrre bioetanolo o biodiesel.

Quello che è strano in questi discorsi, ed anche in quelli che riguardano l’inquinamento, è che nessuno parla mai della causa scatenante la penuria di energia, il rarefarsi delle materie prime e dell’effetto serra.

Nessuno che dica una verità incontrovertibile: il pianeta Terra è sovrappopolato e ne occorrebbe già un altro mezzo in più per dar da vivere agli umani che lo abitano oggi.

Anzi, invece di convincere gli abitanti del sud del mondo a non affollare il nord del pianeta, già troppo sovraffollato, si fa a gara a chi intruppa ancora più gente in Europa dove i posti a sedere sono già esauriti da un pezzo, così come sono terminati gli strapuntini ed i posti in piedi.

Ma nessuno se ne vuole accorgere: chi vende case vuole altri abitanti, chi mette su supermercati vuole altri clienti, chi produce case e prodotti per i supermercati vuole altra gente che costruisca case e che raccolga pomodori e fragole da vendere nei supermercati.

Finchè, un bel giorno, qualcuno, schiacciando l’interruttore, si accorgerà che la luce non arriva più.

La bottiglia è quasi vuota

Qualche decennio fa, quando in USA nacque il movimento ecologista, l’astrofisico Carl Sagan mostrò con un semplice esperimento a cosa ci avrebbe portato la devastazione senza freni delle risorse del nostro pianeta.

Sagan prese una bottiglia nella quale c’era solo un po’ di latte. Nella bottiglia sigillata chiuse alcune mosche che, utilizzando il latte come alimento, si riprodussero facendo aumentare rapidamente il consumo di latte e di aria.
Dopo qualche tempo latte e aria finirono e subito dopo morirono anche tutte le mosche.

Più o meno è quello che capiterà agli umani che stanno devastando l’unico pianeta abitale che c’è nel giro di qualche miliardo di anni luce. Piccolo particolare che ci dice che, almeno per il momento, dobbiamo rimanere su questa Terra, devastata, violentata e depredata, e che qui dovremo morire, senza acqua, senza energia e con troppe armi in giro per scannarci meglio. Il che, se avvenisse presto, non sarebbe un male, per i superstiti!

La cosa divertente di questa situazione è che i genetisti cercano di farci guarire da tutte le malattie. E c’è anche chi si preoccupa, come Boncinelli, del rischio che diventiamo immortali.

Immortali? E per respirare che cosa?