Fondersi, cedere o crescere

In Italia ci sono oltre 90.000 aziende del settore Information & Communication Technology, ma è una parziale verità: altre aziende, non censite ufficialmente nel settore, agiscono in concorrenza con quelle del settore e anche fra di loro, creando un mercato opaco, caotico e poco renumerativo.

Agenzie di comunicazione, gente delle PR, società possedute da comuni, regioni, banche e istituzioni si contendono una platea di utenti troppo piccola per un tale numero di venditori.

E poi c’è la crisi dell’economia, che prima o poi vedrà una ripresa, ma lenta e non per tutti.

A questo punto è chiaro che molte imprese devono seriamente interrogarsi sul che fare, e questo assume tre possibilità: fondersi con qualcuno compatibile, cedere baracca e burattini (se valgono qualcosa), scegliere di crescere con una politica di acquisizioni e interventi di investitori che possano immettere capitali per poi approdare verso i mercati borsistici.

Non sono decisioni semplici, non possono essere gestite con il fai-da-te, hanno un grado di incertezza dato dalla valutazione, spesso non in linea con le aspettative della proprietà.

Quello che è però sicuro è che bisogna agire, e agire subito, prima che un’azienda si trovi in un mercato ancora più competitivo, vaso di coccio fra vasi di ferro.

Capitalismo darwiniano

In America c’è il problema bancario e le borse in tutto il mondo crollano perchè milioni di cacasotto (spinti anche da a quelli che speculano al ribasso), vendono per non trovarsi in mano quello che loro già vedono come carta straccia.

Nel panic selling si vende di tutto, anche azioni buone che forse sarebbe bene tenersi in portafoglio.

Ovviamente, se qualcuno vende, c’è anche quacluno che compra (a prezzi stracciati) e che si troverà, fra qualche tempo, quote di aziende che con la crisi finanziaria non c’azzeccavano un tubo.

Ma quelli che comprano chi sono? Fessi matricolati o furboni della più bell’acqua?

Io propendo per la seconda ipotesi e mai come oggi vale l’adagio di Galbraith che diceva che la borsa è il luogo dove gli imbecilli vengono separati (ad arte) dal loro denaro.