La madre dei fessi

Secondo una ricerca mondiale, fatta su 10.000 manager, la soluzione della crisi è, per il 53%, nella mani del business, cioè devono essere i privati a cavare il ragno dal buco.

Un 14% crede nelle istituzioni internazionali mentre il 12% aspetta la soluzione dal loro governo.

Un restante 19% crede che i governi debbano intervenire nell’economia, ad esempio, nazionalizzando le banche.

Questa quota è vicina al 20% della regola di Pareto dell’80/20, quella che dice che il 20% della popolazione possiede l’80% della ricchezza, che il 20% dei clienti produce l’80% del fatturato e che l’80% dei problemi sono dovuti al 20% del parco macchine.

Una regola strana ma sempre applicabile, e forse lo è anche in questo caso: il 19% dei manager mondiali dice che lo stato deve intervenire e forse questo quasi 20% è la parte che possiede l’80% dell’intelligenza e intuisce che questa crisi va risolta con mezzi eccezionali, che poi si riducono a passare alla UE l’intero sistema del credito e quello previdenziale.

Il denaro per questa operazione non è un problema perchè le banche valgono poco, alcune quasi niente, e buona parte del loro capitale è posseduto da altre istituzioni finanziarie, in un intreccio di scatole cinesi; e, se servono dei soldi, si fanno stampare, coscienti che la gente, con questi soldi in mano, può fare solo due cose: o li spende, con giovamento dell’economia, o li investe in attività produttive, perchè quelle parassitarie (cioè quelle puramente finanziare) non esisterebbero più.

Chi dirige la BCE

Convegno al Corriere per presentare un libro di Bini Smaghi, uno di quelli con il doppio cognome che gestiscono l’euro che, mentre il sistema finanziario stava per crollare, aveva tutto il tempo di scrivere un libro.

C’era Mario Monti, come al solito sempre in palla, Giulio Tremonti, che ormai si atteggia ad oracolo, dopo che crede di aver pronosticato la crisi, e Dario di Vico che, invece di stimolare la discussione sembra fatto apposta per addormentarla.

Meno male che dal pubblico s’è alzato Cesare Romiti che ha chiesto del perchè a noi italiani l’euro ci fa tanto schifo (perchè ci ha resi poveri!) non ostante gli economisti e i banchieri centrali dicano che ci abbia salvato dall’inflazione.

La risposta di Bini Smaghi è stata che non è vero che non abbiamo fiducia nell’euro e la riprova è il fatto che gli italiani, cioè gli ex contadinacci arricchiti, continuino a comprare BOT.

Secondo l’uomo della BCE, questo è un segno di fiducia nella moneta unica e non, com’è nella realta, il segno che l’italico è così abituato a vivere di rendita alle spalle della Repubblica che oggi compra BOT in euro come per lustri ha comprato BOT in lire, forte del fatto che è difficile che un governo consolidi il debito pubblico, anche se già accaduto in passato.

Considerate voi in che mani sta la moneta unica che, a questo punto, non credo abbia molto futuro.

Bandiera Bianca

La BCE ha tagliato i tassi!

E implicitamente ammette, di avere fatto la più grande cazzata della storia quando, per seguire astrusi modelli teoretici di monetaristi acritici, ha innalzato i tassi a livelli spropositati, ingenerando una stupida inutile devastante corsa con la FED a chi li portava sempre più in alto.

La classica gara che fanno i ragazzotti brufolosi sotto alle docce.

Il risultato, che avevo previsto con il buon senso del padre di famiglia, e senza tanto smanettare con astruse teorie economiche, è quello di questi tre post che prego di leggere senza pensare che da qualche parte io abbia una palla di vetro, ma di considerare che sono solo uno che ogni giorno osserva e parla con la gente comune, la povera gente sbattuta come fuscello nella tempesta, gente che deve avere paura del futuro, senza che ce ne sia bisogno, perchè abbiamo tutta la tecnologia e tutte le capacità per far vivere bene anche il popolo, oltre ai quei teorici che si trastullano con i tassi, comodamente seduti nelle loro torri di avorio, con stipendi favolosi, pagati da noi miliardi di poveri cristi in croce!

La BCE crea inflazione

Spiegazioni per non addetti ai lavori

L’euro guidato dai ciechi

La peste del debito oscuro

The plague of the black debt, uscito nel 1994, diceva che già allora si era a DEFCON 4 per l’accumulo di finanza di cartone basata sull’aria fritta.
E da allora nessuno ha fatto niente! Nè le banche centrali nè la politica!

Inoltre è stato lanciato l’euro, però senza una struttura europea di vigilanza e le banche hanno fatto un po’ come volevano.

Poi, con l’esigenza di trimestrali per accontentare gli analisti, con ricchi premi ai bancari tutti (receptionist comprese), s’è allargato il credito fino all’assurdo, come i mutui al 100% e anche ai precari.

A questo si sono aggiunte le stronzate di FED e BCE di dare bei scossoni ai tassi e l’edificio di carta ha cominciato a sbriciolarsi.

Ora che deve fare il risparmiatore?

Deve stare fermo e tranquillo, stare molto lontano dalle banche, tenersi liquido, allegerire le posizioni debitorie (mutui, prestiti, esposizioni) e fare due atti politici:

1) sollecitare le autorità a prendere in mano la situazione che non ha soluzioni tecniche, ma esclusivamente politiche;

2) inondare di proteste i politici di ogni colore perchè blocchino le assurde manovre dei monetaristi della BCE, perchè solo abbassando subito i tassi si potrà avere, non tanto una ripresa immediata, ma almeno un non peggioramento della crisi.

Inoltre la politica deve stabilire regole di vigilanza che riportino tutto il sistema bancario a regole classiche:

a) tassi proporzionali al rischio del prenditore,
b) contingentamento del credito per chi è a rischio,
c) divieto di partecipare al capitale di rischio delle imprese che devono cercarselo sul mercato.

Quest’ultimo è il bubbone infetto e non ancora scoppiato.

Quello che temo è che le banche, per rimettere a posto i loro conti, debbano far rientrare ASAP chi è molto esposto, costringendo anche molte PMI a fallire.

Vi rendete conto di quante aziende sono sommerse di debiti?

L’unica soluzione è perciò politica!

Purtroppo non vedo, nè in USA nè in EU, gente che abbia la forza per prendere in mano la situazione senza essere succube del timore reverenziale nei confronti di FED e BCE.

Sotto a chi tocca!

Fanny Mae e Freddy Mac sono andate, fallite, e bene ha fatto il governo USA a salvarle, nonostante che certe vestali EU del libero mercato si siano sturbate alla notizia che il paese del liberismo avesse preso una misura così statalista.

Purtroppo gli americani hanno un difetto genetico: quando hanno un problema lo devono risolvere. E’ una malattia. Non stanno lì a piangere per anni sul World Trade abbattuto.

Prendono un esercito e il 7 ottobre 2001, cioè nemmeno un mese dopo il 9/11, attaccano l’Afghanistan, a ben 10.000 km di distanza, e sbaraccano i talebani.
Così hanno fatto con le due banche inguaiate di crediti inesigibili.
Ora pare tocchi a Leheman Brothers, banca d’investimenti che era tanto fico avere nel CV. Ne seguiranno altre finchè la carta che sostiene altra carta non sarà sparita totalmente (c’è ancora un po’ di monnezza finanziaria in giro negli USA).
In Europa, invece, dopo il salvataggio della Northen Rock inglese, pare tutto sia tranquillo, anzi, la BCE continua a tenere i tassi a livelli stratosferci, benche l’economia abbia praticamente l’encefalogramma piatto e nessuna speranza di riaversi dal coma artificiale cui l’ha condannata Trichet con la sua assurda politica monetarista. Un accanimento terapeutico contro un malato già poco vitale che costringerà gli europei ad emigrare a loro volta.
Ma i maligni dicono che, forse non quest’anno, ma l’hanno prossimo sicuramente, anche un paio di banche europee dovrebbero saltare.
Quali? Si accettano previsioni e scommesse.
Ma potrebbe anche non accadere niente. In Europa sono molto bravi a nascondere la monnezza finanziaria facendo un po’ di ardite fusioni fra cadaveri e aspiranti cadaveri bancari.
Devono solo mettersi d’accordo su come spartirsi i posti con variopinte forme di governance.