Smart Phone Dumb Software

Nel 97, quando stavo in SocGen, avevo un PC IBM e un Nokia 8110. A dire il vero il PC lo uso ancora come muletto e di 8110 ne ho 6.

Attaccavo il cavetto, e da una piazzola d’autostrada, entravo in contatto con sistemi, colleghi, clienti, fornitori dovunque fossero: Parigi, Sophia Antipolis , Milano, Roma, Napoli.

In Experian mi diedero un Nokia Communicator e la vita migliorò, perché, per certe cose, non serviva nemmeno più un PC.

Poi sono venuti gli smartphone, ed è cominciato l’inferno, nel senso che il dialogo telefono-PC è diventato più difficile di quello di una coppia al settimo anno di matrimonio.

Non ha funzionato con nessuno: Nokia, Motorola, Blackberry, Nec, tutti hanno creato problemi di connessione, compatibilità con il PC e, ovviamente, pasticci con rubrica e agenda. Anche iPhone e iPad dimostrano che neppure San Steve Jobs da Cupertino poteva fare miracoli con il software visto il comportamento vagotonico di iTunes che a volte avrebbe bisogno di un esorcismo.

Pure l’ultimo smartphone Android che mi hanno dato, fa un po’ quello che vuole. Anzi, il software di Samsung non riconosce nemmeno il suo stesso telefono.

E, ovviamente, sei sempre solo. Senza un aiuto. Nulla sul sito del costruttore, nessuna medicina sul sito di Apple o di Microsoft, ed è meglio non chiedere assistenza ad un contact center, dove il personale andrebbe tutto sostituito da un bel IBM Watson che almeno potrebbe imparare dalla soluzione di incidenti similari e dare una risposta precisa ad un errore che non puó essere nato solo dall’accoppiamento fra il mio smartphone e un software scritto con i piedi.

La verità è che un telefono viene progettato secondo le regole ingegneristiche di chi produce un oggetto fisico di livello industriale. Insomma, una macchina, prima di andare sulla catena di montaggio viene progettata per funzionare sempre allo stesso modo. Vale a dire che se metto la prima o accendo i fari il risultato sarà sempre lo stesso e non variabile per misteriore ragioni.

Il software purtroppo non è quasi mai progettato a livello industriale, perchè scrivere software è appunto scrivere, con la possibilità data dal digitale di poter sempre cambiare, aggiungere e togliere pezzi, il tutto in un ambiente non controllato, per cui il programma, quando pure fatto bene, installato su un sistema operativo per PC (Windows, Mac, Linux) si trova in un ambiente che non è mai quello di test, e ovviamente il software, per fare in fretta e/o farlo costare poco, non viene provato in tutte le condizioni possibili.

Infatti, il software che pilota un radar, un cacciabombardiere o un’automobile subisce test rigorosi e l’ambiente di esercizio è altamente controllato: nessuno installa un nuovo software sull’avionica di un aereo se non secondo procedure accurate e, in certi casi, autorizzate e controllate da autoritá esterne, e il tutto con costi molto alti.

L’industria delle telecomunicazioni, invece, cerca di fare strumenti che costino poco in modo da sfornare milioni di pezzi di sempre nuovi telefoni, che peró fanno perdere milioni di ore di lavoro a utenti che devono cercare di far parlare un telefono, cioe un prodotto tecnico sofisticato, con un PC, cioé una specie di giocattolo progettato da gente che passa il tempo fra una finestra aperta sul sito della squadra del cuore, una su un sito di escort, FB, Angry Birds, twitter e il meteo.

Che ci troveranno poi nel meteo non l’ho mai capito.

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iPad l’onorevole resa di Steve Jobs

Negli anni 70, nella California libertaria, culla di tutte le controculture e di tutti i tipi di esperimenti sociali, un gruppo di informatici eversivo decise di liberarsi dalla schiavitù del time-sharing, del dover utilizzare, quando permesso, un computer centrale di un’università, con il rischio, non secondario, che tutto finisse sotto l’occhio dell’FBI, della CIA o della NSA.

Nasce cosi il personal computer, una macchina anarchica non destinata a essere parte di un insieme, così come un’automobile è un uso strettamente personale con cui fare la spesa, portare i bimbi all’asilo e andarci a pomiciare con il partner del momento.

Ma, già all’inizio degli anni 80, il PC perde l’autonomia, nelle aziende viene messo in rete, poi asservito a un server, diventando così solo un terminale intelligente.

Con Internet il ciclo si chiude, il PC è oggi solo il terminale di applicazioni che sono nella rete, le sue caratteristiche di macchina “personale” sono sempre meno utilizzate e i minuscoli netbook, usati solo per navigare e leggere la posta, ne sono la prova, per altro di grande successo.

A questo punto è fatale il passo successivo: una macchina che serva solo come accessorio della rete, e l’iPad è perfetto per questo scopo.

Mobile, leggero, economico, il miglior sostituto di un PC dove non serve un “personal” computer ma solo un dispositivo capace di accedere e utilizzara la rete, perchè la gente vivd e vivrà sempre attaccata alla rete, condividendo la potenza di calcolo che è nella rete, e il sogno libertario di Steve Jobs morirà per mano del suo stesso artefice, certo, una morte onorevole e molto redditizia, ma pur sempre una sconfitta di chi pensava, tramite l’anarchia informatica, di fare fuori Biancaneve-IBM e i suoi mainframe.