La foto dell’ignoranza

Due grafici che spiegano perché l’Italia si trova in queste condizioni e perché le speranze di uscire dalla crisi sono veramente poche.

Grafici sul tasso di scolarità secondaria nel mondo, cioè numero di persone che hanno il diploma di scuola media superiore, dove l’Italia è l’ultima della classe.

Popolazione senza scolarità secondaria
Popolazione senza scolarità secondaria

E un grafico sull’alfabetizzazione, dove l’ultimo posto non ce lo toglie nessuno.

Livelli di alfabetizzazione nel mondo
Livelli di alfabetizzazione nel mondo

E con questi chiari di luna come potevamo sperare di avere una classe dirigente di livello? Come potevamo sperare di non eleggere il variopinto nugolo di nani e ballerine che ogni sera ci delizia da Ballarò, Piazza Pulita, La gabbia, il TG3 sera, Porta a Porta, Servizio Pubblico dove il più colto è il cameraman?

Un popolo ignorante non poteva avere che una classe dirigente di capre, cosa per altro dimostrata dal fatto che i manager leggono meno di un libro l’anno.

Nel caso ci fosse bisogno di un’altra prova del becerume che ci governa.

Annuario ISTAT: lettura obbligatoria

Qualcuno si è meravigliato di leggere nelle statistiche ISTAT che in Italia ci sono 800 mila analfabeti che fanno compagnia a ben 15 milioni di persone (su quasi 60) che hanno una bassissima scolarità, in pratica gente che ha la quinta elementare, senza alcuna cultura e pochissima capacità di comprendere il mondo.

A chi con piacere e diletto si è acculturato in geografia, statistica e demografia fa sempre altrettanta meraviglia scoprire che c’è ancora chi si stupisce di questa situazione di vero sottosviluppo culturale, ma poi ci sovviene che è proprio questa massa culturalmente informe che crea il substrato antropologico della nostra società, che è cambiata poco o nulla da quella descritta da Carlo Levi. Con la sola correzione da fare che Cristo molto probabilmente non si è fermato ad Eboli, ma molto più al nord, più o meno dalle parti di Vipiteno (BZ).
Forse sarebbe ora che per essere ammessi alle primarie di qualsiasi partito e coalizione i candidi – perchè fessi – candidati venissero costretti ad un esame sull’unico libro che permette di capire com’è fatta l’Italia: l’annuario ISTAT. Si eviterebbe così che una nata ricca, e maritata meglio, ministro dell’Istruzione se ne uscisse con un “ma chi me l’ha fatto fare a me di fare il ministro di un paese così povero” e ignorante, aggiungiamo noi sommessamente.