Il morbo di Baumol uccide l’Italia

Il 4 maggio 2017 è morto l’economista americano William Baumol, che negli anni 60 aveva scoperto una cosa incredibile: il costo del lavoro nei settori a bassa produttività cresce più di quello dei settori più produttivi.

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In altre parole, il costo del lavoro non è proporzionato alla produttività, anzi, accade il contrario nel settore dei servizi.

E questo comporta che i servizi costino sempre di più, anche quelli essenziali come la sanità, l’istruzione, il commercio.

Il cosiddetto “effetto Baumol” è facilmente spiegabile: se nei settori produttivi crescono i salari – perché con meno persone e più automazione si possono pagare salari migliori – questi salari più alti “trascinano” anche quelli dei settori meno produttivi.

Questo “morbo di Baumol” è quello che sta uccidendo le economie di paesi come l’Italia, la Spagna o la Grecia, dove un sacco di veri e propri delinquenti politici spinge sul settore servizi, e addirittura li sussidia, con la conseguenza che sono settori sovradimensionati rispetto al resto dell’economia e, per altro, con lavoratori poco qualificati, la cui massa impoverisce il capitale umano e condanna il paese (o una zona del paese) alla stagnazione e poi all’impoverimento economico.

Avviso quindi per gli amici meridionali, e in particolare per i napoletani: attenzione a non cadere nella trappola che “si può vivere solo di turismo”.

Senza manifattura – automatizzata e ad alto valore aggiunto – si va verso la miseria e l’emigrazione.

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