Euro Killers

 

Povero Euro!

Tutti lo vogliono morto!

E se non lo vogliono morto, lo vorrebbero almeno svalutato, in modo da far correre le esportazioni… di chi esporta, ovviamente!

Come se agevolare le esportazioni (che è cosa buona e giusta) potesse far andare bene quelle aziende che la globalizzazione non l’hanno mai compresa e che credono che il loro orizzonte economico finisca alle mura cittadine.

Pure Draghi, quello che gli economisti americani sbeffeggiano come un parolaio disarmato, vorrebbe l’euro svalutato, ma non sa come fare e forse non lo può neppure fare.

Perchè la valutazione dell’euro è una valutazione che fa il mercato, ed è la stessa che il mercato fa per una borsa francese, un vestito italiano, un’auto tedesca: prodotti di qualità fatti in un continente che ha una superiore qualità della vita rispetto al resto del mondo.

Il valore di una moneta è un giudizio di valore complessivo, non solo della sua economia, e quindi resta difficile togliere dalla testa del mondo che l’Europa è un posto che vale.

 

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Il voto della paura

Denaro e paura Filiale di una banca in un posto non particolarmente ricco del paese.

100 milioni di euro investiti dai clienti risparmiatori, in media cento mila euro a risparmiatore, ma c’è pure chi ha 5 milioni di euro e chi solo 20.000.

Mille persone che certamente non hanno sofferto per l’aumento della ritenuta dal 20% al 26% sulle rendite finanziarie.

La maggior parte compra BOT, rendono poco, non sono tassati, non è un grande investimento, ma la gente non ha tutta quella competenza per avventurarsi in borsa, comprare corporate bond, derivati e altri strumenti esotici.

Al massimo fa polizze sulla vita, pure queste non tassate.

E se pure qualcuno di loro avesse scelto di investire in strumenti tassati, che al massimo rendono il 3% l’anno, se prima su 100 mila euro pagavano 600 euro di tasse, con la tassazione al 26% l’imposta è 780 euro, quindi un aggravio di soli 180 euro, cioè due settimane di spesa, ma non fatta dalla Picierno ma da una famiglia normale.

Ora, data questa fauna di risparmiatori, molto diffusa in Italia, è chiaro che uno come Grillo (e l’inquietante Casaleggio) avrebbero spaventato questi che già si vedevano inquisiti da tribunali popolari pronti a chiedere ragione di come, in un paese a fine corsa, praticamente fermo, uno abbia 100 mila euro in banca mentre il povero Renzi deve ricorrere alle più fantasiose manovre contabili per giustificare 80 euro in busta paga, ma non per tutti.

In questi minus habens finanziari, ma ancora con il salvadanaio bello grasso e tondo, devono essere scattate paura, incertezza e dubbio, se buttarsi o meno in braccio ai due milionari barricadieri proprietari del cinque stelle.

Perciò, scartato il Berlusca azzoppato e il pulviscolo degli altri partiti, hanno votato uno che altri danni non ne può più fare.

Oddio, non può fare neanche niente di buono, visto che non ci sono soldi per gli investimenti pubblici, non c’è capitale di rischio per innovare nelle aziende (ammesso che abbiano la testa e la visione per innovare) e le riforme possono spremere, da un bilancio dello stato incomprimibile, null’altro che spicciolo per dare 80 euro anche a pensionati e cocopro.

I redditieri hanno scelto chi gli faceva meno paura, un simpatico Pinoccio che ha martellato il Grillo, spera di trovare un Mangiafuoco che gli regali tre zecchini dorati ma che sotto sotto spera che una delle sue colleghe sia una fatina con tanto di bacchetta magica d’ordinanza.

Equivoco EU

Feriti dai gas nella prima guerra mondiale

L’Unione Europea nacque per evitare che gli europei continuassero a scannarsi come avevano fatto per millenni.

Poi questo sistema di sicurezza qualcuno ha voluto ampliarlo in progetto economico che, tecnicamente, è un assurdo.

Togliere le barriere fra diverse economie è come aprire le valvole di un circuito idraulico in pendenza: alla fine tutto il liquido va da una sola parte, cioè le economie più efficienti diventano più forti lasciando quelle meno efficienti con le sole. attività specialistiche o locali che però non potranno sostenere tutta la popolazione che c’era prima dell’unione economica.

Un sistema che si aggrava continuamente perché le aziende dei paesi meno efficienti dovranno chiudere, aumenta la disoccupazione, cresce l’emigrazione, lo stato incassa meno tasse e deve ridurre il welfare, in una spirale di immiserimento continuo.

Si può uscire da questa caduta?

Si, se si costruisce un welfare europeo per continuare a dare servizi ai più deboli, che però non potrà evitare l’emigrazione interna e fuori della EU.

Ma non si farà, perché nessuna zona ricca vorrà ridurre il suo reddito per aiutare i fratelli europei meno fortunati.

Quindi la EU è destinata al fallimento, un fallimento che sarà così grande che non ci saranno neppure i soldi per scannarsi.

50 percento

 

cessata-attività

Secondo una ricerca dello Studio Ambrosetti, quello che organizza il convegno annuale a Cernobbio, il 50 percento delle aziende italiane con più di 10 dipendenti va malissimo mentre l’altra metà va benissimo.

E quelle che vanno male lo devono ad un solo fattore: imprenditori che non hanno capito la globalizzazione e neppure capiscono la rivoluzione digitale.

Che possono fare gli aspiranti guidatori di un treno che marcia a metà velocità?

Ma forse la domanda vera è: quanto ne capiscono i Grilli, i Renzi e i Berlusconi di cosa sta accadendo?

Ultimo ridotto

Primavera 45, Mussolini & C. hanno capito che c’è poco da fare contro l’esercito e l’aviazione americana.

Eppure qualcuno vuole resistere.

Gli irriducibili vagheggiano di un ridotto in Valtellina, ultima fortezza di uomini, fortini e natura.

Con una speranza che quello che si dice – che la Germania abbia delle armi segrete – possa cambiare le sorti della guerra.

Nel paese provincialotto di allora, (come lo è pure adesso) un missile o un aereo a reazione possono essere credute armi risolutive, il che non è: alla fine, gli sgraziati Sherman americani di Patton distruggono i superstiti Tigre tedeschi e penetrano la Germania fino a Berlino come una lama di fuoco nel burro.

Mai, i provincialotti dell’Italia di allora avrebbero potuto immaginare che erano proprio quegli americani che scaricavano tonnellate di bombe convenzionali su ogni pezzo di strada e di ferrovia, avessero già pronta una bomba atomica che dopo 4 mesi avrebbe stabilito per sempre la supremazia militare americana propedeutica a quella economica e culturale che ancora oggi impera.

Il buon Renzi sembra proprio uno di quelli di allora che con un arma segreta cambia le sorti del disastro economico italiano.

Perché l’ambiziosetto fiorentino almeno una cosa l’ha capita (veramente l’aveva capita pure il Tremonti), cioè che soldi non ce ne sono, che i capitalisti italiani tutto hanno meno che il capitale e, siccome senza denaro non si cantano messe, non resta che sperare nei fondi europei.

Che ormai sono diventati meglio della bacchetta magica di Mandrake: non solo dovrebbero risolvere il guaio economico ma nel frattempo, passando da Tremonti a Renzi, sono pure lievitati, passando da 45 miliardi a 180, senza che nessuno ci spieghi quale lievito abbia fatto crescere la torta.

E si, anche il Tremonti voleva risolvere tutto con i fondi EU. E c0m’è andata lo sappiamo bene: neppure lui è riuscito a farli spendere alle regioni, che ben si guardano di mettersi a maneggiare soldi dove c’è il doppio controllo nazionale e comunitario.

Perché finché si rubano soldi nazionali, fra una lungaggine processuale e pastette varie, un politico o un funzionario possono sempre potersela cavare.

Ma con l’Europa come si fa?

E allora dal 1995 tutto è fermo: i soldi non si spendono e Bruxelles se li riprende per darli a paesi più virtuosi.

Ovviamente, i plaudatores si Renzi spergiurano che il motorino fiorentino ci riuscirà a spendere questo benedetti 180 miliardi di euro, anche se non si capisce come farà visto che non on esistono più organi tecnico-finanziar in grado di fare le istruttorie di concessione di finanziamento.

Non sono state capaci le regioni di crearle in nove anni, figuriamoci se riesce Renzo a metterli in corsa in pochi mesi.

Perchè l’altro problema è il tempo: più si ritarda nel rimettere in moto la macchina, più aziende chiuderanno e il tessuto produttivo, man mano, morirà per mancanza di soldi e d’idee.

Ovviamente gli italici il problema non se lo pongono, loto sono sicuri che Renzi abbia una ricetta magica per risolvere il tutto.

Una specie di qualche arma segreta che cambi le sorti della guerra in corso. Una guerra dove – giusto per fare un’esempio – GE offre 13 miliardi per comprare Alstom e dove AT&T compra DirecTV per 50 miliardi di dollari, cifre che condannano per sempre i sogni di gloria di capitalisti senza capitali e di ducetti senza denari.