Il libretto delle istruzioni

IstruzioniDi fronte a un mobile dell’IKEA, alla scatola di montaggio di un aeromodello o su come far funzionare la lavatrice, ci sono due atteggiamenti estremi: quelli che leggono il libretto d’istruzioni e quelli che intendono il fai-da-te proprio come fare tutto da se, senza leggere le istruzioni, cercando d’intuire come si devono incollare i pezzi e qual è il bullone adatto per quell’incastro.

Sono tutti e due modus operandi che possono portare sia al successo, con il prodotto finito funzionante e bello da vedere, o al disastro totale, con risultati così penosi che spesso richiedono l’intervento di un artigiano carestoso per riparare il pasticcio del bricoleur.

Ma ci sono anche situazioni in cui mancano del tutto le istruzioni o quelle dove non sono più adatte perché lo scenario è cambiato e bisogna cambiare anche il modo di operare.

Ed è questo il dramma italico da quando è caduto il muro di Berlino e il mondo non è più bipolare: la classe dirigente italica non ha più istruzioni, né dagli americani e neppure dai russi, per cui non sanno cosa fare, sbattuti come fuscelli in turbinio di crisi politico-militari internazionali dove cercano di essere sempre presenti, pur di ritagliarsi una particina, prendendosi quasi sempre sorrisi ironici nonché salve di fischi e pernacchi, diplomatici, ma che sempre fischi sono.

Per non parlare delle crisi economiche dove sono venute a mancare pure quelle istituzioni “che fanno onore al paese”, che una volta almeno agivano da consigliori della politica o da pretoriani che agivano in nome e per conto della politica togliendo castagne dal fuoco con passo felpato e zampino vellutato.

Ora alla classe dirigente italica gli è rimasta solo la Cdp e qualche industria statale come ultimo salvadanaio dove attingere per salvare quel po’ di attività strategiche, (per loro, of course!) per non far fare loro la fine di tutte l’altre che finiranno, prima o poi, in mano agli stranieri.

Mosse disperate di chi ha perso il libretto d’istruzioni e non è capace di mettere insieme i pezzi di quel meccanismo complicato che è un’intera nazione e i suoi abitanti, che, a questo punto, non si aspettassero più niente: non è un problema grillino, pdiellino o pdiessino, sono tutti degli incapaci, schiavi degli interessi della pubblica amministrazione e dei suoi sodali.

Lusso, lussuria e pubblicità

Bar Refaeli
Bar Refaeli

Periodicamente, quando non c’è niente su cui polemizzare, scoppiano le polemiche sull’uso del corpo della donna a scopi pubblicitari, vale a dire che un gruppo di femministe (e femministi di rincalzo) attaccano il variopinto mondo della pubblicità dove quasi tutto si cerca di vendere con l’esibizione di vari centimetri di carne umana femminile.

Lasciando un po’ da parte il fatto che tante di queste ragazze scelgono volontariamente di esibirsi, bisognerebbe ricordare che tutta la pubblicità insiste sul concetto di felicità, e quale maggiore felicità c’è nell’immaginario collettivo del piacere del sesso, che certamente implica pure concetti di salute, pulizia, eleganza e lusso?

Infatti la parola lusso deriva dal latino luxus, nel significato di benessere e splendore, con insita però una connotazione di vita stravagante ed edonistica; ma luxus è pure strettamente imparentato con luxuria, che definisce una vita dedita al vizio ed al peccato, ed così che è passata al francese, e da questi al normanno e poi all’inglese, dove luxury è il nostro lusso ed è a sua volta imparentata con lust che appunto significa lussuria.

Come si vede un continuo rimbalzare di significati, sempre però impregnati del concetto che lusso e sesso vanno praticamente sempre in coppia.

Cosa per cui pare un po’ difficile che nell’attuale situazione di certe industrie, dei loro prodotti e dei loro consumatori si possa cambiare il modo di fare pubblicità.

Magari sarebbe augurabile, ma sarebbe possibile?

Tecnologia all’italiana

PC incustodito in un ufficio pubblico

Grande città del nord.

Un ufficio aperto al pubblico.

Un PC acceso. Incustodito. Collegato alla rete.

Con il suo floppy disk e pure un lettore di CD/DVD.

In pratica non ci vuole niente a infilare un disco pieno di tutti i tipi di virus, per infettare quel PC e tutta al rete.

Il simbolo di un paese che pensa di essere moderno solo perché puó comprare tecnologie che però non sa gestire fino in fondo.

Così come la sua classe dirigente, che guida un paese inserito nell’enorme macchina dell’economia mondiale, senza comprenderla e senza capirne problemi, pericoli, opportunità, rischi e perciò senza poter progettare un futuro.

Morire per Lampedusa?

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Un AWACS è un aereo che volando a grande altitudine può, tramite un radar montato sopra la fusoliera, controllare uno spazio intorno a se di ben 500 mila chilometri quadrati, cioè 400 chilometri in ogni direzione, con la possibilità d’individuare qualsiasi cosa si muova in cielo, in terra e per mare.

Ce l’hanno gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, l’Arabia Saudita, e anche la NATO ha 17 di questi aerei, con equipaggi multinazionali.

Aerei simili li hanno in dotazione il Giappone, Israele, il Brasile, la Russia, l’India, Cina, Turchia, Australia, e tanti altri paesi che sentono il bisogno di tutelare il proprio territorio con un sistema di allarme che rilevi qualsiasi cosa possa avvicinarsi alle loro coste già a una distanza molto grande da queste.

Ora, immaginiamo che pure l’Italia avesse un sistema del genere, si potrebbe scoprire con molto anticipo l’arrivo del barcone pieno di gente che tenta l’immigrazione irregolare e sicuramente eviteremmo l’ipocrisia dei politicanti, che piangono i morti annegati, ma non fanno niente per evitare queste stragi, di cui loro sono i soli responsabili, insieme agli scafisti che li trasportano.

Che poi l’immigrazione serva o meno, questo è un discorso diverso, che va fatto tenendo conto di cosa, realisticamente,l’Europa può dare a queste persone che pensano che essa sia ancora una terra promessa.

Matrimoni d’interesse

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Portugal Telecom e la brasiliana Oi stanno per fondersi per dare vita ad un’azienda con 100 milioni di utenti, 7 miliardi di capitalizzazione e ricavi per 12,4 miliardi.

Un’ottima occasione per aggregare tutta o parte di Tim Brasil, una delle poche cose di valore di Telecom Italia sulle cui sorti piangono lacrime di coccodrillo giornalisti, fornitori e politici che non hanno ancora capito che ormai si va verso altre fusioni di telco, in un mercato che sarà sempre più dominato da grandi gruppi e dove, non solo la nostra povera Telecom, ma pure Telefonica, France Telecom e Deutsche Telecom hanno poche possibilità di competere.

A meno che, anche i loro governi non dichiarino queste compagnie materiale strategico e le nazionalizzino (in qualche modo) a vantaggio di pochi e con i soldi dei contribuenti. Ovviamente.