Bambini vinciuti

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Ci sono due tipi di bambini: quelli che hanno dei desideri, (come tutti i bambini), ma sono disposti ad aspettare i tempi giusti perché la loro voglia si possa concretizzare; e poi ci sono quelli “vinciuti“, termine napoletano che sta per “bambino viziato”, quello che, appena strepita, viene accontentato ad horas da nonne, madri e zie premurose che il piccolo possa soffrire perché non ottiene subito il dolce, la caramella, il giocattolo, il gelato o il giro sulle giostre.

Ora, si dà il caso che negli Stati Uniti abbiamo fatto degli esperimenti con le due tipologie di ragazzini, cui si poneva un bel dilemma per un bambino: mangiare subito un marshmallow o aspettare la fine dell’esperimento (dopo 15 minuti) e poterne mangiare due.

Questi fanciullini sono stati poi seguiti negli anni, e si è fatta una singolare scoperta: i ragazzini che si strafogavano subito l’unico marshmallow, non hanno combinato niente di particolare nella vita, un po’ come quelli di un altro esperimento dove s’è visto che quelli che si danno da fare troppo presto in questioni di sesso hanno più probabilità di drogarsi, bere, avere comportamenti a rischio, prendere l’AIDS e altre malattie sociali.

Gli altri, quelli che hanno atteso pazientemente il momento in cui invece di un marshmallow potevano papparsene due, hanno avuto risultati migliori a scuola e nella vita, compreso un indice di massa corporea (BMI) migliore.

Ora, se applichiamo quest’evidenza al nostro disgraziato paese, vediamo subito che il disastro senza uscita in cui siamo finiti è dovuto a una massa enorme di gente “vinciuta” che ha preteso, magari anche poco, ma l’ha voluto subito:   il posto pubblico, il piccolo appalto, la pensioncina, tutte cose che non arricchiscono, ma che danno quel senso di sazietà immediata che è mangiarsi un marshmallow subito invece di pensare a costruire qualcosa per domani.

Visti da Milano

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Se dobbiamo usare Milano come metro economico, non c’è da stare allegri.

Escludendo le migliaia di aziende pubbliche di proprietà di Comuni, Regioni, Province e Stato, e senza considerare settori del tutto morti come l’immobiliare e l’editoria, il resto delle aziende possono essere classificate in tre categorie:

A) quelle che vanno bene, riescono a stare sui mercati e hanno credito e cassa;

B) quelle che vanno così-così ma che non hanno possibilità di svilupparsi, per tutta una serie di ragioni, che vanno dalla poca capacità di presidiare i mercati alla scarsa possibilità di finanziarsi o farsi finanziare, dalla mancanza di un management adeguato alla poca capacità d’innovare;

C) quelle che non vanno proprio, sono fuori mercato, non hanno prodotti appetibili e senza alcuna possibilità di sopravvivere.

Ora, tenuto conto che questo 2013 si prospetta come un anno topico, che non farà sconti a chi sbaglia, il consiglio che si può dare alle aziende di tipo C è quello di non insistere nel combattere una guerra di logoramento: meglio chiudere bottega e calare la serranda cercando di non farsi troppo male.

Per le aziende di tipo B, meglio vendere baracca e burattini , al più presto possibile, e a qualcuno che – soldi in bocca – sia interessato a rilevare un’attività che lui, forte di capitali, idee e management sia in grado di mantenere in corsa; ed è l’unica soluzione perché l’alternativa è finire fra gli sfigati del gruppo C.

Quelle del gruppo A devono solo investire, investire e investire. Perché anche per loro c’è un rischio: il gruppo B, e quindi dover cedere a qualcuno meglio organizzato, strutturato e ben guidato per sopravvivere in anni dove la competizione diventerà sempre più feroce ed esiziale, sopratutto per chi non ha mentalità, struttura e soldi per battersi con un minimo di possibilità di successo.

In tutto questo conta sempre e comunque il fattore umano, cioè avere quel giusto numero di collaboratori, molto motivati e ben preparati, il che purtroppo significa sbarcare tutti quelli che non remano per una ragione qualsiasi.

Un’azienda oggi è come una portaerei in pieno Pacifico, dove ogni singolo marinaio deve essere ben conscio che è in guerra, tutti i giorni e a qualsiasi ora del giorno, e che se la nave prende un siluro (un cliente che lascia, un cliente che non paga, un cliente scontento), la nave comincia a imbarcare acqua.  E con la nave sbandata e poi affondata, in pieno Pacifico, nessuno viene a salvarti, in parole povere e brutali, non ci sono altre navi dove trovare un posto di lavoro, così come non ci sono più navi da crociera con ricche feste e cotillion.

Perché siamo in guerra, una guerra lunga e sanguinosa, dove lo scopo non è morire per la propria patria ma fare in modo che qualcuno muoia per la sua. (George G. Patton).

Non riusciamo ad uscire dal Medioevo

Il nuovo mondo di Galatea

Mentre deputati neoeletti o di lungo corso studiano tutte le vie possibili per far nascere governi già morti capeggiati da Presidenti del Senato appena entrati in carica ma già sgomitanti, oppure fanno scongiuri perché ogni cosa crolli; mentre giornalisti vengono presi a pesci in faccia e si vendicano cercando fango per strada sui politici, dando vita a bizzarre alleanze per spalare la merda, in virtù del sano principio che il nemico del mio nemico è amico mio, anche se solo per due ore; mentre tutto ciò avviene, dicevamo, masse di analfabeti seguono guri improvvisati che promettono guarigioni miracolose eliminando i vaccini e bevendo la propria urina, si convincono che per venire fuori da una crisi mondiale e sistemica basti tagliare qualche euro agli stipendi dei politici, e poi si commuovono di fronte al Papa, perché ha l’anello d’argento e non più d’oro e distribuisce merendine alle sue Guardie Svizzere che…

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Senza speranze

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Sono al Politecnico di Milano, a sentire qualcosa che non so già.

Si parla di digitale e devo sentire uno di Fastweb che crede ancora che quel 30% di famiglie italiche che non va su internet non lo fa perché la Pubblica Amministrazione non offre servizi.

Ora, al di là che si tratta di una concezione da 1980 della digitalizzazione, dove un utente deve fare lui qualcosa quando la P.A. conosce tutto quello che serve per erogarci servizi adeguati e in tempo, questo di Fastweb dimentica che un terzo degli italici è praticamente analfabeta è non può usare internet.

Ma ammesso e non concesso che un giorno arrivi un esercito di fate e maghi a meccanizzare la P.A., riusciremo ad avere mai una P.A. digitale?

Non lo credo proprio, perchè per togliere ai cittadini certi inutili oneri ci vorrebbe qualcuno che, come prima cosa, spiegasse al singolo operatore allo sportello che il suo lavoro non è dire al cittadino perché non riceve la tessera sanitaria dal 2011, e dargli un pezzo di carta con timbro come tessera provvisoria, ma che avvisi autonomamente i suoi superiori che la tessera (della regione) non arriva perché l’Agenzia delle Entrate non ha inserito il numero civico dell’utente, e in questo modo si eviterebbe al cittadino di fare un’altra mattinata di file negli uffici dell’Agenzia delle Entrate per una semplice rettifica che poteva, ab inizio, non essere necessaria se avessero consultato l’anagrafe del comune dove pure è registrato visto che ha una residenza e un domicilio.

Ma nessuno darà mai questo semplice ordine e il paese si avvierà verso un inevitabile declino, impastoiato in bolli, carte e timbri che certificheranno che è un paese senza speranze.

A.A.A. Pollo Cercasi

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Si sa, in tempi di crisi, le aziende osano di tutto pur di far impennare il fatturato minacciato dalla feroce concorrenza dei loro competitor, e, in questa spiacevole circostanza, ci prova pure Asus, una tra i tanti del mercato dei tablet, minacciata dal brand della mela morsicata.

E la rottura del porta SIM del mio tablet Eee Pad può essere l’occasione giusta.

Ebbene sì: per quale motivo dovrei spendere soli 7,96 euro, (fin troppo per una plastichetta di 5 grammi made in China), quando il produttore mi consiglia, invece, il ritiro del tablet a casa mia, via corriere, per provvedere poi, e chissà quando, a tale sostituzione?

No, costui ignora che posso acquistare il pezzo da un loro rivenditore comodamente tramite web.

Invece, se lo mando in riparazione, ci guadagna lui, il corriere, ci guadagna l’assistenza e ci perde il cliente, solito pollo da spennare, sempre e comunque.

Democrazia elettronica

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Una delle idiozie più grandi (e purtroppo più gravi per la libertà di una nazione) e di cui parlano i grillini, è la democrazia diretta che, secondo loro, si potrebbe finalmente attuare utilizzando internet.
Secondo questi talebani elettronici si potrebbe trasformare il paese in una grande agorà dove tutti potrebbero votare sulle cose da legiferare.

Ecco, primo problema. Tutti? Certamente no, perché internet non è nè a disposizione di tutti e non tutti possono utilizzarla perchè richiede un minimo di scolarità che milioni di persone non hanno. Quindi, come si fa a far votare “tutti” su materie complesse se non molto complesse?

Poi c’è il problemino della sicurezza e della segretezza del voto. Un problemino che, secondo tutti i veri esperti di sicurezza non ha soluzione. Ma, hai visto mai? Magari Grillo e Casaleggio hanno risolto questo problema e potrebbero fare un sacco di soldi vendendo a Stati, province, contee, comuni, e anche società per azioni, un metodo sicuro per votare a distanza tramite voto elettronico.

La realtà è che la catena di dispositivi, hardware e software, che vanno dal nostro PC (o smartphone o tablet) alla macchina che raccoglierebbe il voto, è cosí grande e variegata, in gran parte non controllabile da una entitá centrale, per cui nessuno può giurare che il voto dato su una certa mozione sia espresso dalla persona legittimata a farlo, che non venga alterato durante il percorso e che chi lo riceve non lo alteri per suoi interessi.

E credo che questo basti a definire quale sia lo spirito di questi innovatori che sparano ipotesi che purtroppo non sono risibili ma oltremodo pericolose per la liberta e la democrazia.

Stiglitz spiega il momento economico

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Al di là di tutte le chiacchiere risolutive della crisi economica, da parte dei politici vecchi e spompati o annunciate da parte di quelli nuovi e improvvisati, l’economia mondiale e quella di ogni paese è soggetta a un semplice stress:  i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri mentre le classi medie s’impoveriscono impedendo ai loro figli di migliorare la loro esistenza come avevano potuto fare i loro nonni e i loro genitori.

In questo video Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia, colui che ha scoperto che l’aumento della redditività è funzione degli investimenti in  fattore capitale, cioè in macchine, in automazione e quindi in una maggiore preparazione tecnico scientifica del mondo del lavoro, spiega le ragioni della crisi e come dovrebbe essere affrontata dagli stati e dalle aziende per ridurre le disuguaglianze sociali che le sciagurate ricette neo-liberiste (senza correttivi) hanno accresciuto fino ad impoverire molta parte delle popolazione mondiale.