Digital Magic


L’ultima trovata per far vedere che si fa qualcosa è la fantomatica Agenda Digitale che dovrebbe far fare al paese un gigantesco balzo in avanti degno di quello cinese imposto a colpi di deportazioni e carestie dal presidente Mao Tse Tung, l’imperatore rosso che viveva nella Città Proibita circondato da lacchè e concubine.

Fra le cose che l’Agenda Digitale Magica dovrebbe risolvere è l’evasione fiscale, cioè circa 140 miliardi di euro che ogni anno il fisco non riesce a beccare nonostante abbia un apparato di controllo gigantesco che si dibatte fra tentativi di accertamento e cause infinite, ultra decennali, rimpallate fra commissioni tributarie provinciali, regionali, cassazione, ricorsi a Bruxelles e pure alla corte Europea di Strasburgo.


Con un po’ di tecnologie – di certo molto costose – i tecnici pensano di aver trovato la bacchetta magica che stanerà l’ evasore dalla tana come una muta di terrier a caccia di tassi nella brughiera inglese.


Ora, se i tecnici si prendessero la briga di studiare un testo di Scienza delle Finanze, eviterebbero di creare l’illusione che le tecnologie digitali possano risolvere il problema dell’evasione e quello parallelo del denaro della criminalità organizzata. 


Infatti, la scienza delle finanze, cioè quella che studia tasse, imposte, accise e modo di riscuoterle, ha spiegato da tempo che ci sono solo due modi per ridurre l’evasione: uno è il metodo terroristico per cui un evasore scoperto si fa 20 anni di carcere con il plauso dei giornali e dei suo concorrenti.


L’altro è quello di mettere in piedi un apparato gigantesco di macchine e di uomini, e in Italia addirittura un Corpo armato, che s’impegna in un processo certosino di accertamento dei redditi che però ha un suo corollario in una serie infinita di regolamenti e interpretazioni per rendere la norma inattaccabile davanti ai giudici. 


Questo è il metodo all’italiana i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: un apparato elefantiaco, milioni di persone in guerra davanti ai giudici, ogni giorno per cause di tasse, e un’evasione fiscale gigantesca. 


Ma il digitale risolverà! Perché ai tecnici piacciono le favolette della bacchetta magica digitale.

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Organi a stampa

La notizia di questi giorni è che Orgonovo (un nome che è tutto un programma) e Autodesk, l’azienda che produce l’Autocad, uno dei più diffusi software per il disegno tramite computer, hanno deciso una collaborazione per creare un software per progettare organi umani in 3D, che poi saranno costruiti, cellula per cellula, da una bio-stampante capace di creare tessuti umani spessi un millimetro, e Orgonovo ha messo a punto un bio-inchiostro che serve a costruire un organo umano depositando uno strato di cellule dopo l’altro fino a replicare un rene nuovo di zecca.

L’altra notizia è che siamo ormai oltre i 7 miliardi di esseri umani che, con le belle pensate di Orgonovo e di Autodesk, corrono pure il rischio di avere disponibili tutti i loro pezzi di ricambio a basso costo, e senza nemmeno la brutalità del riccone cinese di andare a comprare un rene da un poveraccio nelle campagne interne della Cina o nelle baraccopoli di Mumbai.

Si tratta certamente di progresso: niente più attese per trapianti, niente più protesi di silicone per ricostruire un seno, forse niente più mutilati e invalidi, e lunga vita per tutti, salvo finire maciullati sotto alla metropolitana.

Certo qualche implicazione c’è che dovrebbe far riflettere chi governa sul che fare quando queste cose accadranno. E non certo il fatto che si salveranno delle vite umane rimesse in gioco da un bel pezzo di coratella ricostruita ad hoc.

Le implicazioni sono sopratutto economico-sociali: come faremo a gestire altri miliardi di persone che in pratica befferanno la morte spostandola sempre più lontana nel tempo?

Caccia al precario

Le aziende, sopratutto quelle grandi, grosse, (e fesse), amano il precario; anche le aziende pubbliche, gli enti parastatali e statali. Perfino le finte Spa con socio unico nel Comune e pure certi ex monopolisti che, dopo essersi liberati di decine di migliaia di dipendenti a tempo indeterminato, scaricandoli per sempre sul groppone dell’INPS, danno una continua caccia al precario, e certe volte in modo abbastanza fantozziano.

Ma precario non basta: perchè loro lo vogliono pure giovane; se fosse per loro, andrebbero a prenderli all’asilo. Purtroppo ci sono zone del paese dove magari precari in pectore ci sarebbero pure, ma sono stagionati e anzianotti, almeno secondo i parametri del cacciatore di precari, che lo vuole max trentenne.

Cosí a una grande azienda a caccia di precari, che fatto l’annuncio in una regione nota per essere fatta di soli vecchi, e considerato che di under30 hanno risposto in pochi, non è rimasto che prendersi i pochi over40 che avevano ignorato il tetto dell’età esposto in annuncio e, per sovra mercato, il precariato offerto di 20 giorni è già diventato di due mesi, segno evidente che di under30 manco a cercarli col lanternino.

Ora, siccome le tabelle Istat sono a disposizione da anni, anche in digitale, non sarebbe meglio evitare annunci con limiti di età inutili (e illegali!) visto che i giovani sono pochi, vivono in gran parte al Sud e non tutti faranno (per fortuna!) i precari?