Quel che resta del gioco

Alcuni segnali danno SB in ritirata, prova ne sia che il suo partito, il PDL, è in forte stato d’agitazione. Come mosche in una bottiglia di latte, sono incapaci di decidere se continuare a succhiare quel po’ di latte rimasto in fondo o guadagnare la via d’uscita verso nuove avventure.

Dall’altro lato c’è un PD, cioè il vecchio PCI più pezzi di DC, ovvero il parto di due anime ideologicamente assolutiste e fideiste, che cerca di dimostrarsi democratico con primarie impupazzate dove di democratico c’è poco o nulla.

Ma se andiamo al fondo di questi due gruppi – l’un contro l’altro armato di TV, giornali, banche, industrie, cooperative e pretoriani – constatiamo che loro cifra è solo l’interesse personale di quelle che sono in fondo due cordate con uno scopo molto simile e prevalentemente economico-sociale.

Quella del PDL è stata assemblata per difendere i denari del capo e dei suoi sodali, quella del PD riunita per permettere agli ex rivoluzionari dalle terrazze del Corso di diventare gentry, con necessario corredo di case in quartieri bene, barche, figlie alla LSE e figli a Londra a trafficare con i derivati.

In definitiva, nessuno dei due schieramenti ha un interesse per la cosa pubblica, se non come ghiotta occasione di mantenere o migliorare il proprio status, e i movimenti più o meno folkloristici pseudo antagonisti dei gruppi egemoni hanno già mostrato (o mostreranno) che anche loro vanno a caccia di gentryfication tramite case, terreni, ville a Capalbio, vacanze a Sabaudia..

Che resta quindi a quei 30 milioni su 60, che non vivono di spesa pubblica, come speranza di veder cambiare qualcosa?

Beh, visto che non c’è nessuna guerra in vista, e poi, dopo la sconfitta, nessun invasore che viene ad aggiustare i nostri pasticci, e che i tecnici nostrani e quelli EU hanno come missione solo quella di non far affondare nave Italia (che si trascinerebbe dietro parecchie banche internazionali), non sembra che ci sia in vista che una lunga agonia da malato terminale cui nessuno vuole o può staccare la spina.

Insomma, il paese s’è ridotto come Castro: lo si tiene in vita finché possibile in attesa di una improbabile soluzione non drammatica: congelare il debito e ripartire a fare debiti.

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Pubblicato da

cannedcat

Communication and PR manager with a sturdy background in ICT industry; fictional and non-fictional writer.

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