Un paese infernale

Pur non facendo niente per evitarlo, e dall’alto del suo lautissimo ma non più prestigioso incarico, un tizio ha detto che il nostro é un paese di m…a, cosa che pensiamo un po’ tutti, sopratutto quando dobbiamo subire inutili torture dalla P.A. che, non avendo introiettato il concetto di «public servant», obbliga i disgraziati prigionieri di questo m-paese a percorrere quel tunnel dell’orrore che é una burocrazia infingarda, incivile e in gran parte inutile, nel 2011, quando, con una cifra infinitesima della spesa pubblica, certe torture e storture si eviterebbero utilizzando la tecnologia disponibile e neppure di quella un po’ più sofisticata.

Ovviamente, siccome il pus di questo bubbone fetido lo scopri quando ne hai bisogno e magari non ti puoi ribellare perché quell’azione della PA ti serve, ci diamo da fare come falene impazzite per risolvere in qualche modo; ci sbattiamo da un capo all’altro della città (se ci va bene!) per non parlare di peripezie dalle Alpi al Lilibeo se uno ha avuto la malaugurata idea di emigrare all’interno dell’ m-paese invece di prendersi la soddisfazione orgasmica di emigrare all’estero, prendere la cittadinanza di una qualsiasi altra nazione e poi stracciare il passaporto con la scritta Repubblica Italiana che di vero ha solo l’italiana mentre di res publica c’é il nulla essendo una res privata di politicanti, loro clientes e pretoriani che impongono la loro massa quadrata di 4 milioni di ottusi iper protetti su 54 milioni di disgraziati che non hanno pensato per tempo di ascoltare Eduardo De Filippo quando diceva ai napoletani di scappare da una città divenuta terribile e dove la delinquenza non era la cosa più feroce, visto come la classe dirigente l’ha ridotta.

Oggi il sintetico, maestoso grido «fujitevenne», Eduardo lo direbbe a tutti gli italici, sopratutto ai giovani, che non si devono aspettare niente di buono, ma tante angherie, soprusi, fastidi e pure gli sberleffi e il dileggio da parte degli stranieri che, ovviamente, non capiscono perché sopportiamo tanta violenza pubblica.

Forse perché siamo destinati, tutti noi italici, al Paradiso, perché all’inferno ci siamo già stati tutta una vita.

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