Castelli di carta

Carmen Reinhart, economista, nel suo This time is different ci racconta otto secoli di follie finanziarie di cui quella scoppiata nel 2007, ma già in ebollizione nel 1994, è solo l’ultima, cui seguiranno, se non si prenderanno rimedi, altre crisi con effetti sempre più devastanti.

In parole povere la signora Reinhart ci dice che le banche mentono sapendo di mentire quando pubblicano bilanci dove si portano voci che non hanno nessun valore, come ipoteche su immobili che nessuno comprerà al prezzo di libro ma, al più, per un prezzo di realizzo… e se si trova il compratore!

Insomma, le banche sono ancora piene di carta senza valore, carta che vale meno della carta igienica, anche perchè questa carta non esiste, sono solo registrazioni in un computer di crediti virtuali creati su altri crediti virtuali, in un groviglio di cui i dirigenti delle banche hanno perso ogni controllo ed anche ogni possibilità di venirne a capo.

Infatti la signora Carmen prospetta una sola possibilità: che i governi mettano mano direttamente sulle banche, cioè le nazionalizzino, caccino a calci nel sedere (e speriamo senza liquidazioni milionarie) i dirigenti ciucci e presuntuosi, risanino i bilanci eliminando tutta l’immondizia finanziaria e le rimettano sul mercato risanate… che è poi una delle cose che dicevo già nel 2009 in questo post !!!

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Quando la vigilanza dorme

Tre anni dopo la crisi, Bernanke ammette che la Federal Reserve, cioè lui, i suoi predecessori e i suoi colleghi banchieri centrali, sono stati lenti (un eufemismo per dire assenti e del tutto inerti) nell’individuare e gestire gli abusi nella concessione dei prestiti subprime, cui si devono aggiungere operazioni scandalose il cui unico scopo era di spennare i risparmiatori e i mutuatari arricchendo pure la receptionist supponente di una banca di malaffari.

Come avevo detto altre volte – e anche scritto nel mio L’Albero degli Zecchini – le crisi bancarie possono avvenire solo se le autorità di vigilanza non intervengono non appena si accorgono di comportamenti non in linea con le elementari regole di tecnica bancaria: tassi bassi per chi è molto affidabile, tassi proporzionali al rischio per tutti gli altri e nessuna partecipazione al capitale di rischio, attività che devono fare soggetti diversi dalle banche e principalmente il mercato e una borsa sana.

Bernake fa il mea culpa, ma a noi importa poco, non ci da nessuna soddisfazione, anche se s’impiccasse il latte è stato abbondantemente versato; quello che ci interessa è che siano ripristinate – e molto rafforzate – le regole resesi necessarie dopo il ’29, regole eliminate da una politica troppo di manica larga per non farci sospettare che il politicume abbuffino avesse interesse ad allentare i controlli.

Speriamo che la lezione sia servita, anche se ne dubito molto, altrimenti arrivederci alla prossima crisi!