Accadde domani

I media del 2009, quasi 2010, sono belli zeppi degli orgasmi da Alta Velocità; e speriamo siano solo marchette pagate dalle F.S. (travestite da S.p.A. con aiutino dal bucherellato bilancio dello Stato), perchè, se i nostri intellettuali credono veramente a quello che scrivono, si comprende bene perchè questo è un paese immobile più della Russia e della Cina messe insieme.
Secondo questi super eccitati la TAV crea nuova cittá, MI-TO, NA-RM, FI-BO, che dovrebbero fare di più offrendo…che cosa?
Cosa cambia un'ora di viaggio?
E sopratutto a che serve oggi?
La TAV era cosa buona e giusta negli anni 70, quando le telecomunicazioni non erano sviluppate e non così economiche, diffuse e pervasive.
Oggi tutto il settore telecominicazioni è ventre a terra per vendere apparati per la video-conferenza (anche perchè non c'è nient'altro da vendere!) e, quando ben strutturata, stare davanti a un video da 42" a Milano parlando con altri che stanno a Roma, non crea nessun problema di comunicazione, anzi, si diventa più efficaci perchè il fatto di essere davanti a una telecamera impone di evitare il cazzeggio eccessivo; e poi c'è il fattore tempo: la sala della video-conferenza è una struttura che deve essere usata da altri e quindi da occupare giusto il tempo necessario.
Poi ci sono i voli low-cost che convincono le multinazionali a concentrarsi su Londra o Zurigo invece di tenere un altro costoso ufficio a Milano o a Roma; e, infatti, alcune stanno (discretamente) chiudendo in Italia, allungano due anni di stipendio a chi non si vuole trasferire, lo licenziano e spostano baracca, e pochi burattini, magari a Dublino o ad Amsterdam.
E allora a che serve oggi la TAV come struttura di supporto all'economia?
Il fatto che uno abiti a Torino e vada a lavorare a Milano tutti i santi giorni è un valore?
No, è solo il sintomo di un paese dove il lavoro buono è così scarso che la gente deve sottoporsi a una vita di sacrifici, nè più nè meno come quello che da Formia va a Roma in qualche ministero che non è in grado di organizzarsi per far smaltire le scartoffie elettroniche vicino casa dell'impiegato utilizzando le tecnologie dell'informazione, solo da rinforzare scavando quattro buchi per metterci un altro po' di fibre ottiche.
Ma lo scavo di una trincea per la fibra non è un opera ciclopica – e costosa – come la TAV, dove di soldi ne girano tanti.
Perciò ci dobbiamo sorbire gli orgasmi dei giornalisti e sopportare che i grandi impresari di lavori pubblici si arricchiscano con i soldi (fatti con i BOT) per opere ormai inutili.
Così com'era in principio, nel 1861, quando tutto lo sviluppo dell'Italietta savoiarda era sperato nella creazione di una rete ferroviaria, "una grande occasione di unità", ma in verità succosa greppia per gli scandali successivi, quelli che portarono al fallimento delle banche, poi abbarrucate allo Stato, scandali che già allora diedero la cifra di questo paese con un domani molto prevedibile, perchè in tutto e per tutto uguale al suo passato.

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Pubblicato da

cannedcat

Communication and PR manager with a sturdy background in ICT industry; fictional and non-fictional writer.

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