Una seria proposta di lavoro

Quando il lavoro non c'è bisogna inventarlo. In sintesi questo dice Keynes, e ne abbiamo avuto prova con l'invenzione dell'euro quando questo cambiamento artificiale ha generato occasioni di lavoro per gran parte del tessuto economico: dagli stampatori di cataloghi ai programmatori di computer tutti erano impegnati a preparare l'evento.

Anche l'anno 2000 è stata una gigantesca occasione di lavoro, sopratutto per l'industria informatica, causa e soluzione del problema del millennium bug. E un modo per iniettare una bella novità nel sistema potrebbe essere proprio quella di intervenire sul calendario realizzando il sogno di Asimov di avere un calendario più razionale di quello attuale.

La soluzione potrebbe essere di un calendario di 12 mesi, ognuno di 30 giorni e con 5 settimane di soli 6 giorni; insomma un calendario di 360 giorni come quello in uso nelle banche per il calcolo degli interessi.

I 5 giorni rimanenti (6 negli anni bisesti), messi tutti a fine anno, sarebbero giorni di vacanza, senza effetti legali, cioè non correbbero interessi, niente contratti, nessun tipo di registrazione, tutto rimandato al 1 gennaio successivo.

Da un punto di vista lavorativo non cambierebbe molto, portando al week-end le feste civili e religiose che non cadono di sabato o di domenica, anche lavorando solo 4 giorni a settimana, si avrebbe un totale di 20 giorni al mese, cioè 220 annuali, quasi lo stesso numero di giorni di oggi (224), compreso un mese intero di ferie.

E, ovviamente, per avviare tutto questo nuovo calendario ci sarebbe un sacco di lavoro per tutti e per almeno 2/3 anni.

Annunci

Imitare la natura

Quello che c’è di bello in USA è che, se decidono che una cosa si deve fare, si danno da fare per farla, ci mettono i soldi e anche università piene di Nobel si mettono all’opera.
Anche solo per imitare la natura con dei deliziosi robot che però avranno applicazioni banali, come lavare i vetri, ad esempio lavare i vetri su un grattacielo.

Accadde domani

I media del 2009, quasi 2010, sono belli zeppi degli orgasmi da Alta Velocità; e speriamo siano solo marchette pagate dalle F.S. (travestite da S.p.A. con aiutino dal bucherellato bilancio dello Stato), perchè, se i nostri intellettuali credono veramente a quello che scrivono, si comprende bene perchè questo è un paese immobile più della Russia e della Cina messe insieme.
Secondo questi super eccitati la TAV crea nuova cittá, MI-TO, NA-RM, FI-BO, che dovrebbero fare di più offrendo…che cosa?
Cosa cambia un'ora di viaggio?
E sopratutto a che serve oggi?
La TAV era cosa buona e giusta negli anni 70, quando le telecomunicazioni non erano sviluppate e non così economiche, diffuse e pervasive.
Oggi tutto il settore telecominicazioni è ventre a terra per vendere apparati per la video-conferenza (anche perchè non c'è nient'altro da vendere!) e, quando ben strutturata, stare davanti a un video da 42" a Milano parlando con altri che stanno a Roma, non crea nessun problema di comunicazione, anzi, si diventa più efficaci perchè il fatto di essere davanti a una telecamera impone di evitare il cazzeggio eccessivo; e poi c'è il fattore tempo: la sala della video-conferenza è una struttura che deve essere usata da altri e quindi da occupare giusto il tempo necessario.
Poi ci sono i voli low-cost che convincono le multinazionali a concentrarsi su Londra o Zurigo invece di tenere un altro costoso ufficio a Milano o a Roma; e, infatti, alcune stanno (discretamente) chiudendo in Italia, allungano due anni di stipendio a chi non si vuole trasferire, lo licenziano e spostano baracca, e pochi burattini, magari a Dublino o ad Amsterdam.
E allora a che serve oggi la TAV come struttura di supporto all'economia?
Il fatto che uno abiti a Torino e vada a lavorare a Milano tutti i santi giorni è un valore?
No, è solo il sintomo di un paese dove il lavoro buono è così scarso che la gente deve sottoporsi a una vita di sacrifici, nè più nè meno come quello che da Formia va a Roma in qualche ministero che non è in grado di organizzarsi per far smaltire le scartoffie elettroniche vicino casa dell'impiegato utilizzando le tecnologie dell'informazione, solo da rinforzare scavando quattro buchi per metterci un altro po' di fibre ottiche.
Ma lo scavo di una trincea per la fibra non è un opera ciclopica – e costosa – come la TAV, dove di soldi ne girano tanti.
Perciò ci dobbiamo sorbire gli orgasmi dei giornalisti e sopportare che i grandi impresari di lavori pubblici si arricchiscano con i soldi (fatti con i BOT) per opere ormai inutili.
Così com'era in principio, nel 1861, quando tutto lo sviluppo dell'Italietta savoiarda era sperato nella creazione di una rete ferroviaria, "una grande occasione di unità", ma in verità succosa greppia per gli scandali successivi, quelli che portarono al fallimento delle banche, poi abbarrucate allo Stato, scandali che già allora diedero la cifra di questo paese con un domani molto prevedibile, perchè in tutto e per tutto uguale al suo passato.

Autodistruzione

Una delle cose che meraviglia la persona onesta è l’eccesso di crapula, di sesso e di droghe che c’è alligna nella classe dirigente, comportamento che porta spesso alla distruzione dell’individuo che aveva tutto, successo, amori, potere e denaro e che tutto perde per immergersi nei bagordi.

Ma quando uno ha avuto un poltrona d’oro perchè era figlio-di, o perchè era un portaborse, o perchè sciacqualattughe di un capetto, pubblico o privato che sia, l’autostima si azzera, perchè non c’è peggior giudice di se stessi, e si cerca perciò una forma di auto-distruzione.

Ogni forma di auto-dissoluzione, anche di una società, deriva dalla consapevolezza di avere avuto, quello che si ha, con mezzi disonesti, cioè prevaricando gli altri, il gruppo sociale cui sia appartiene, e spesso togliendo ai più capaci, e il censore che sta dentro di noi, (che non ha niente a che fare con le religioni, anzi queste sono generate dal censore per rendersi evidente), punisce il singolo guidandolo verso comportamenti autodistruttivi e porta le società verso il declino.

La macchina che sta dentro di noi è una macchina darwiniana che elimina i soggetti e le società deboli, corrotte e malate, cioè non utili al progresso della specie.

Perversioni fiscali

Uno dei problemi, (probabilmente insolubile), del sistema fiscale italico è la perdita del senso e di qual'era lo scopo originario di certe imposte, tasse e contributi.

Uno di questi è il ticket sanitario, inventato in UK per scoraggiare il ricorso facile (perchè gratuito) al consumo di medicinali, importato da noi per il solito scimmiottamento acritico e che si è trasformato in un'altra tassa in molti casi assurda.

Infatti, si paga il ticket anche per farsi fare un'operazione agli occhi, – ma al ginocchio o al cuore sarebbe lo stesso -, il che vuol dire che, se non paghi, lo Stato non ti opera e, diventato disabile, ti dovrà dare una pensione d'invalidità con il necessario assegno di accompagnamento.

Ovviamente il suddito paga per farsi operare mentre lo Stato si trasforma da etico in uno che impone il pizzo sulla salute.

Rimane il problema su come impedire l'abuso di farmaci e prestazioni, dove in parte il ticket serve, ma dove meglio inciderebbe un controllo automatico fra dati demografici ed epidemiologici, cosa che non costa molto implementare e che, sopratutto, è utilissima per controllare la spesa delle strutture sanitarie, vere macine dove si distruggono soldi pubblici.