Evasori e chiavette

Considerando che, in questo agosto 2009 di grave crisi economica, si vendono tante di quelle chiavette internet che i negozi hanno esaurito le scorte – nonostante un costo di 79 euro più 30 al mese per navigare – e' abbastanza limitativo pensare che gli evasori con conti all'estero siano solo 170.000.

Devono essere sicuramente molti, ma veramente molti di più, il che giustifica l'ottimismo del buon Trichet sulla ripresa a breve e il sano scetticismo sull'affidabilità dei dati ufficiali.

Curiosi, imprudenti e

Sdraiato nell'aia, l'occhio cade sul traffico all'incrocio prospiciente, un trivio in salita, e in parte cieco, ottimo punto per considerare come questo piccolo angolo di mondo mostri per bene i vizi, forse congeniti forse acquisiti, degli italici.

Siccome siamo in campagna, molti non allacciano le cinture, non portano il casco e tengono i bambini in braccio, e questo perchè la strada di paese è sentita come un'estensione della propria casa, per cui, come si esce di casa, non agghindate, per andare dalla comare a spettegolare, così si guida senza cintura per andare all'emporio per due panini e un presa Schuco.

Poi ci sono i curiosi, quelli che, pur di guardare nell' aia per capire chi è questo parziale estraneo, si girano di tre quarti, ignorando, tranquillamente, che dal punto cieco può arrivare un altro ficcanaso che guarda all'aia e non alla sua destra per dare precedenza.

Ma quelli più strani sono gli automobilisti che s'inerpicano per una salita scoscesa, si inoltrano per una stradina stretta e buia, con uno strapiombo da un lato, al solo scopo di poter uscire sulla strada statale in un punto in cui non c'è uno stop come c'è, opportunamente, all'uscita a raso appositamente progettata per immettersi sulla statale senza rischi. Perchè? Perchè è tale l'idea di risparmiare tempo che si ignorano diversi rischi pur di sentirsi intelligenti.

Ed è questo il punto di forza dei caporioni della politica o di chi promette mirabolanti guadagni finanziari: un popolaccio di ficcanaso, sciattoni e anti-sistema che si credono furbi come Bertoldo e fessi invece come Pinocchio.

Crisi? Be prepared!

Una delle cose che deve fare chi si occupa dell'immagine aziendale, cioè la gente delle PR, è di preparare un piano di comunicazione per le possibili emergenze, e prima, molto prima che queste possano accadere.

Una cosa che le PMI fanno di rado, e male, ma che nelle multinazionali è una prassi molto ben strutturata ed anche ben supportata da un opportuno budget, che non riguarda solo le specifiche attività di PR, ma anche le politiche per il personale.

E, fra queste, anche tutte quelle misure da prendere quando si deve ridurre la forza lavoro, un evento che, se troppo strillato, può mettere ancora più a rischio i conti dell'azienda. Nessuno vuole comprare da un'azienda che domani potrebbe sparire visto che sta licenziando.

I licenziamenti sono trasformati in dimissioni incentivate, sia con denari (12-18 mesi di stipendio) e/o con ricollocamento concordato in altri posti di lavoro.

Ovviamente, ed è qui la capacità di previdenza, l'azienda ha costituito nel tempo e per tempo un fondo per gestire queste uscite, che possono essere così gestite senza drammi, senza tribunali e, sopratutto, senza rovinare l'immagine aziendale.

Ed è quello che sta accadendo dall'inizio della crisi quando numerose multinazionali, anche famose, stanno chiudendo i loro uffici italiani, mandando a casa buona parte della forza lavoro, trasferendo all'estero chi è ritenuto indispensabile al business, il tutto in silenzio e senza che nè i media nè i sindacati, e men che mai la politica, ne sappiano nulla, con il deleterio e terribile effetto che città di uffici, come Roma e Milano, perdono pezzi notevoli di redditi e di attività senza che se ne accorga nessuno.

Perchè, se non è sui media, non è accaduto.

Be prepared….al peggio.

Perversioni salariali

Un famoso libro di fantascienza parlava dell'uomo del Non A, dove A sta per pensiero Aristotelico, cioe' il sillogismo, che e' anche alla base di certi ragionamenti economici da bar che, purtroppo, sono fatti propri anche dal nostro politicume.
Uno ricorrente è quello delle gabbie salariali, basato sul fatto che la vita a Milano costa più che a Ragusa non fosse altro perchè nel nord freddo e nebbioso si deve tenere il riscaldamento acceso per 8 mesi e per 14 ore al giorno.
Quindi sembrerebbe giusto che , in qualche modo, il datore di lavoro i possa pagare di più colui che percepisce un salario.
La prima osservazione è quella di carattere economico-politico: in un sistema liberale-capitalistico queste faccende sono risolte con la libera contrattazione fra le parti, che é un sistema che funziona bene e la riprova sono i salari del nord che sono più alti di quelli del sud, ad esclusione di quelli erogati dallo stato centrale.
E questo é un altro punto: se si stabilisse che in una certa zona si debbano avere salari più alti non si vede perchè i dipendenti pubblici della zona non debbano anche loro essere pagati di più essendo la misura non legata alla produttività ma al potere d'acquisto. E, ovviamente, anche le pensioni dovrebbero essere aumentate in alcune zone più costose.
Anche perché, applicare questa regola al settore privato comporta che, ad esempio, un supermercato dovrebbe aumentare i prezzi per poter pagare di più i propri dipendenti con la conseguenza che nella zona i salariati pubblici e i pensionati avrebbero ancora minore potere d'acquisto.
Una soluzione, almeno per i dipendenti pubblici, sarebbe di passarli in massa alle regioni, ma a questo punto l'aumento degli stipendi pubblici comporterebbe un aumento di tasse con l'effetto che l'intera economia di quella regione più costosa diventerebbe più cara e quindi meno competitiva.
Resterebbe il problema delle pensioni, non ignorabile perché sono una parte consistente dell'elettorato.
Insomma, un classico caso di effetti collaterali, non voluti, che invece di risolvere il problema salari non adeguati, lo peggiorerebbero e di molto mentre chi ne avrebbe vantaggi sarebbero le zone meno care che, avendo salari e tasse più bassi, diventerebbero più competitivi.