Eutanasia Finanziaria

Con un tempismo sospetto, cioè non appena si è diffusa la notizia che le analisi sulle più grandi banche americane (i cosidetti stress test) pare non diano dati positivi, è uscita una dichiarazione di Thomas Hoenig, membro della FED, che, davanti al Congresso, ha detto che è meglio che le banche insolventi siano lasciate fallire, senza riguardo alla loro dimensione.

Inoltre, Hoenig, supportato dal Nobel Stigliz, dice che la ciambella di salvataggio statale distorce il mercato e prolunga la crisi perchè non aiuta a ripristinare la fiducia nel sistema.

La sua ricetta è che le banche con pochi problemi debbano darsi da fare per sistemare i conti, quelle con problemi un po’ più grossi debbano semplicemente fare iniezioni di capitale per sopperire alle perdite, e quelle in guai enormi è meglio lasciarle fallire, anche se sono giganti del credito.

Errare è umano, perseverare è proprio dei banchieri centrali

Jean Claude Trichet e Lorenzo Bini Smaghi, due della genìa dei doppio-nome o doppio-cognome, hanno detto , urbi et orbi, che loro i tassi a livello USA, UK o Giappone, non li porteranno mai, al limite scenderanno al’1%, fra poco, per farli risalire al primo miglioramento.

In fondo c’è da apprezzarli: in questo mondo di versipelle loro almeno sono coerenti, fino alla feccia; peccato che le conseguenze le sconteranno i milioni di lavoratori che perderanno il posto, quei poveretti con i mutui che vedranno schizzare in alto le rate e gli imprenditori che, con un euro di nuovo alle stelle, non potranno più esportare.

Paccomanzia

Secondo Tremonti forse non ci sarà una devastante crisi finanziaria e questo lo deduce dal fatto che il numero di lettere e pacchi spediti, in discesa nei mesi scorsi, si è stabilizzato.

Una volta, ansiose bocche andavano da madama di Tebe per chiedere a cuori e picche qualcosa del proprio futuro, altri si rivolgevano ai fondi di caffè, piuttosto che alla mano, al volo degli uccelli, all’astrologia e anche alla classica palla di vetro.

Oggi, nell’era dei computer, di sofisticati modelli econometrici, di leggi della termodinamica applicate alla borsa, abbiamo una nuova forma di divinazione: la paccomanzia.

E adesso sì che ci dobbiamo preoccupare!

La sindrome di Tara

Un bel libro per capire la psicologia americana è Privacy di William Faulkner, un pamphlet che difende il diritto, altamente interiorizzato fra gli statunitensi, di poter vivere in uno splendido isolamento, fisicamente palpabile guardando alla tipologia delle loro abitazioni, in gran parte casette di legno unifamiliari, isolate, prive di qualsiasi sistema di difesa passiva contro gli intrusi.

Dormire in una casa nel New Jersey, con le finestre senza imposte e scuri, con la porta che dà sul backyard sempre aperta, è una situazione strana per un europeo, sopratutto se abita da sempre in città dove abbiamo, come minimo, porta blindata, spioncino e spesso anche un portiere cerbero. Misure di sicurezza che sono l’estensione del vivere in grandi agglomerati, che non sono altro che il borgo medievale protetto dalle mura e dalle armi di chi era deputato a portarle.

Diverso è in America dove la difesa della proprietà e della vita (anche con le armi) è un diritto assoluto del cittadino, incorporato nella Costituzione come principio fondamentale.
Quindi, da un punto di vista sistemico, negli USA la difesa contro la delinquenza è basata su milioni di soggetti attivi, perchè armati, e questo permette misure molto lasche o nulle in termini di difesa passiva.

Purtroppo noi europei guardiamo da 80 anni i film americani e pensiamo di imitarli nei comportamenti esteriori, senza però avere delle basi culturali uguali (come la propensione a sparare), per cui certi scimmiottamenti sono a volte idioti e anche pericolosi.

L’idea di tante signore arricchite, supportate da mariti al guinzaglio, di poter mostrare la propria ricchezza con la villa nelle campagne lussureggianti di prati smeraldini o su di un promontorio cullato dallo sciabordio delle onde, si rivela spesso un’idea malsana perchè è ben chiaro alla criminalità predatoria che è facilissimo approfittare della pecora isolata, quella che sta fuori dall’ovile, che sarà pure affollato e puzzolente come sono le nostre città, ma tiene lontani i lupi grazie alle mura e al cane che con un occhio dorme e con uno fa la guardia.

Così, per imitare quella sciagurata di Rossella O’Hara e la sua mania per Tara, il villone in con scalone elicoidale di prammatica, molte sciurette passano dalle mani gentili delle sciampiste a quelle feroci dei rapinatori che sconciano messe in piega e calotte craniche.

Fate i buoni

Blaise Pascal, filosofo e matematico (ha inventato la prima macchina calcolatrice a soli 19 anni), un giorno decise di unire le due disciplice creando un concetto, la scommessa su Dio in cui ci fa ragionare sulla convenienza del credere o nel non credere a un entità suprema.

Il ragionamento di Pascal, in qualche modo anticipatore delle teorie di John Nash ci dice che, in termini puramente logico-matematici, ci conviene credere perchè il vantaggio è infinito.

Di conseguenza, tenuto conto che un po’ tutte le religioni strutturate si basano su precetti che impongono di non ledere il diritto degli altri alla ricerca della felicità, ne viene, come conseguenza, che è meglio fare i buoni, perchè in nessuna religione è previsto un premio per i cattivi, anzi, di solito, il castigo è qualcosa di terribile e sopratutto di eterno.

La mia personale considerazione sull’essere buoni o meno è più freudiana: ognuno sa nel suo profondo se quello che riuscito ad avere o ad essere è stato conquistato con onestamente o con la frode, la forza o la violenza e perciò è l’inconscio del reprobo che, prima o poi lo mette, in una condizione di auto-punizione, che non coinvolge solo la persona, ma anche i suoi figli.

Perciò, anche se non si vogliono seguire i ragionamenti di Pascal, teniamo conto che il censore interno alla fine ci punisce sempre, o con le malattie o facendoci commettere errori esiziali.

Meglio essere buoni perchè spesso la punizione arriva in questa vita.