La penisola del tesoro

Avrebbero dovuto essere il carburante per l'innovazione, come capitale da investire sulle nuove idee, e invece i Fondi Pensione (FP) sono solo un clamoroso fallimento, con rendimenti molto inferiori a quanto ha reso il TFR lasciato in azienda.

Per fortuna moltissimi lavoratori sono stati più furbi di Pinocchio e non hanno ascoltato i volponi di banche e assicurazioni che, ovviamente, pensavano al loro esclusivo tornaconto, sopratutto se si tiene conto che metà dei soldi li hanno investiti in obbligazione bancarie che è come dire che le banche finanziano se stesse con il TFR dei lavoratori.

Tenuto conto di cosa c'era (o meglio, che non c'era!) nei conti delle banche, è abbastanza evidente che tutta la manovra per istituire i FP è stata fatta per riempire le casse vuote delle banche americane e inglesi che avevano trovato la penisola del tesoro in questa nostra Italia piena di formichine giudiziose e risparmiose, che mettono tantissimo da parte, grazie anche a un'evasione fiscale endemica, diffusa e gigantesca.

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Carta spuntata

La caduta continua della pubblicità sulla carta stampata, causata in parte dalla crisi economica, ma sopratutto dal dirottamento degli investimenti verso internet, sta facendo andare in fibrillazione i padroni dei giornali, non tanto perchè temono i bilanci in rosso, quello non è un problema, alla fine sistemano tutto con i finanziamenti pubblici e con i soldi delle banche, che ai giornali non li fanno mai mancare, perchè è buona regola tenersi la stampa amica, come se si fa con un cane rabbioso cui si da un osso per tenerlo a cuccia.

Ed è proprio questa la paura degli editori e di quei loro maggiordomi che sono i direttori dei giornali: se la pubblicità lascia la stampa vuol dire che anche il pubblico la sta abbandonando e quindi il potere di ricatto della “libera” informazione non funziona più, non è più possibile aprire e chiudere il rubinetto delle notizie, non è si è più in grado di fare telefonate all’orecchio giusto per informare che la foto compromettente non sarà pubblicata…..a buon rendere.

Internet cambia il gioco, il pallino è in mano al pubblico e i giornali non saranno nemmeno utilizzabili nè come carta da cesso, nè come sottoparato e neppure per incartare il pesce.

Governo della crisi

Anche i governi potrebbero fare molto per risolvere la crisi, ovviamente, se la piantassero di fare finta che non ci sia o che sta per risolversi, cosa che è quasi un anno che vanno ripetendo mentre intorno si accumulano le macerie.

Che dovrebbe fare il nostro governo?

1) Eliminare per 3/4 anni (ma sarebbe meglio per sempre) l’obbligo degli ammortamenti, così le imprese potranno innovare gli impianti e scaricare l’intero investimento nell’esercizio.
2) Ridurre (al 12%) e livellare i contributi previdenziali per tutte le categorie, sia per i dipendenti che per gli autonomi, facendo confluire le casse autonome in una sola pubblica
3) Riunire gli enti previdenziali in uno solo
4) Mettere un tetto alle pensioni e al prelievo per i contributi previdenziali
5) Estendere la Cassa Integrazione a tutti i settori
6) Eliminare il TFR, che non serve più se c’è la CIG per tutti
7) Contratto di base unico di lavoro per tutti i settori con solo due livelli: impiegati e dirigenti
8) Nazionalizzare, confiscandole, tutte le banche
9) Eliminare l’imposta sui redditi delle persone giuridiche
10) Eliminare l’IVA dagli alimentari e dai medicinali
11) Eliminare il bollo auto
12) Eliminare il canone TV
13) Consentire agli studenti il libero percorso sui mezzi pubblici
14) Vendere Enel, ENI, RAI e tutte le altre aziende pubbliche che non siano monopolio naturale
15) Ritirare le truppe da qualsiasi scenario di guerra
16) Ripristinare l’ICI a favore di Comuni e Regioni come loro unica fonte di tassazione
17) Passare pompieri, scuole e polizia alle regioni
18) Eliminare tutte le forme di finanziamento all’industria e all’agricoltura
19) Tassare tutte le forme di consumo puramente voluttuario (fumo, alcool, giochi, sesso)
20) Ridurre l’Irpef all’liquota massima del 30%

Dieci pezzi facili

Di fronte alle crisi ci sono tre modi di agire:
– andare nel panico, e fare perciò stupidaggini su stupidaggini che aggravano la situazione
– far finta di niente e continuare a fare le stesse cose, anche se non rendono
– reagire, non sono con la conquista di nuovi mercati o acquisire concorrenti, ma anche sfruttare una cosa che di solito, nei momenti buoni, non si riesce mai ad avere: il tempo.

C’è più tempo, perchè si va a regimi più bassi, e questo tempo può essere utilizzato per rigenerarsi, in dieci semplici passi, che non sono nemmeno costosi.

1) Eliminare i clienti problematici e non profittevoli
2) Eliminare i prodotti e i servizi problematici, non profittevoli e che non possono essere rivisti.
3) Istruire il personale utilizzando tutte le occasioni (anche gratuite) che ci sono.
4) Rivedere i prodotti, i servizi e la loro qualità.
5) Rivedere e semplificare l’organizzazione (anche ricorrendo all’outsourcing)
6) Automatizzare i processi, non solo quelli produttivi, ma anche quelli di supporto
7) Cercare nuovi mercati, uscendo dal solito giro, dalle solite fiere, dalle solite manifestazioni
8) Imbarcare un po’ di creativi
9) Rifare il sito web, rivedere il posizionamento sui motori di ricerca e la web reputation
10) Comunicare, comunicare, comunicare, comunicare……..

La caduta degli Dei

La stampa italica, in grossi guai perché la pubblicità scarseggia, oltre a dire sempre quello che fa piacere all’inserzionista che compra una pagina a 50.000 euro a botta, pecca sovente anche di omissione non riportando notizie sgradevoli che potrebbero colpire i loro inserzionisti e padroni, e certe volte, obtorto collo, cioè quando la notizia non può essere ignorata, allora mettono una bella sordina, così non si genera quel clamore che allarma i buoi borghesi che devono continuare a pompare i loro risparmi in strumenti finanziari pericolosissimi.

Uno di questi fatti è la lunga serie di suicidi collegati alla crisi delle banche, vuoi perché rovinati dai crack bancari oppure perché coinvolti in azioni truffaldine e omissione di controlli.

Siamo al Crepuscolo degli Dei: uno dietro l’altro i protagonisti e simboli dell’antico splendore si auto-distruggono per aver cercato di dominare il mondo attraverso l’oro e la magia, un desiderio di potere deve essere barattato con l’amore.

Ed è proprio la mancanza di amore che fa scaturire la follia dell’arricchimento senza limiti e a qualsiasi costo.
Ma può un umano vivere senza amore? No, e da questo la decisione di tanti di sparire dal mondo.

Eutanasia Finanziaria

Con un tempismo sospetto, cioè non appena si è diffusa la notizia che le analisi sulle più grandi banche americane (i cosidetti stress test) pare non diano dati positivi, è uscita una dichiarazione di Thomas Hoenig, membro della FED, che, davanti al Congresso, ha detto che è meglio che le banche insolventi siano lasciate fallire, senza riguardo alla loro dimensione.

Inoltre, Hoenig, supportato dal Nobel Stigliz, dice che la ciambella di salvataggio statale distorce il mercato e prolunga la crisi perchè non aiuta a ripristinare la fiducia nel sistema.

La sua ricetta è che le banche con pochi problemi debbano darsi da fare per sistemare i conti, quelle con problemi un po’ più grossi debbano semplicemente fare iniezioni di capitale per sopperire alle perdite, e quelle in guai enormi è meglio lasciarle fallire, anche se sono giganti del credito.

Errare è umano, perseverare è proprio dei banchieri centrali

Jean Claude Trichet e Lorenzo Bini Smaghi, due della genìa dei doppio-nome o doppio-cognome, hanno detto , urbi et orbi, che loro i tassi a livello USA, UK o Giappone, non li porteranno mai, al limite scenderanno al’1%, fra poco, per farli risalire al primo miglioramento.

In fondo c’è da apprezzarli: in questo mondo di versipelle loro almeno sono coerenti, fino alla feccia; peccato che le conseguenze le sconteranno i milioni di lavoratori che perderanno il posto, quei poveretti con i mutui che vedranno schizzare in alto le rate e gli imprenditori che, con un euro di nuovo alle stelle, non potranno più esportare.