La fine del copia e incolla

La crisi ha messo in evidenza una cosa: dopo un anno la maggior parte dei manager, sopratutto quelli che spavaldi andavano per il mondo con un MBA, non sanno più che fare. Quello che hanno studiato nelle prestigiose Business School, e applicato poi nelle multinazionali della consulenza, non serve. Nei manuali, tutti uguali, e uguali per tutti, non c’è la pagina “che fare in caso di crisi”, perchè è una situazione nuova, mai vissuta, globale, intersettoriale e riguarda quasi tutti.
E, se si va a guardare ai curricula dei manager, questa standardizzazione delle teste è evidentissima: vengono tutti dalle stesse società di consulenza, bravissime ad applicare le stesse ricette che sono, o meglio, erano ottime, quando le cose andavano bene, ma oggi? A che servono?

Quali effetti può avere il fare più pubblicità se la gente semplicemente non compra più niente perchè ha paura di perdere il lavoro, anche quello pubblico, e forse anche la pensione? A che serve fare budget se i parametri di ieri non sono applicabili oggi? Perchè assumere altri venditori che non possono certo costringere la gente a comprare? E certi moloch del passato come la gestione per obiettivi (MBO) a che servono visto che non c’è che un solo obiettivo: sopravvivere per i prossimi tre anni, se va bene?

Ecco, siamo al punto, non ci sono più regole sperimentate, bisogna navigare a vista e questo non è nel DNA dei superspecialisti che vengono dalle società di consulenza. Servono innovatori, leader capaci di mandare la gente all’assalto del mercato, capi flessibili, che si facciano amare dai loro dipendenti e che siano capaci di adattare l’azienda al mercato giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto.

Il copia è incolla, fatto scopiazzando i sacri testi delle scuole di management, non serve più, questo non è più il momento dei fighetti in gessato e delle stronzette in tailleur, questo è un mondo per gente come Patton che diceva ai suoi uomini: combattere non significa morire per la propria patria (azienda), ma fare in modo che qualche figlio di puttana muoia per la sua.

Questa è una guerra di tutti contro tutti e, come in tutte le guerre volte a occupare un territorio (mercato), vince chi non farà prigionieri, e ci vuole un coraggio che alle scuole di management non è stato mai insegnato.

Come finirà? Quelli che perdono il lavoro di basso livello, si ricicleranno come portieri, camerieri, mungitori, insomma, andranno a fare quello che fanno gli extracom; ma per i manager inadatti alla crisi vedo solo un futuro di emarginazione.

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Pubblicato da

cannedcat

Communication and PR manager with a sturdy background in ICT industry; fictional and non-fictional writer.

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