Elezioni sarde in sordina

Delle elezioni in Sardegna pare che non interessi a nessuno e di questo se ne dolgono i giornalisti difensori, un tanto a marchetta, della democrazia.

Ma, trattandosi di un’elezione regionale perchè dovrebbe fare rumore? In fondo riguarda solo 1,6 milioni di abitanti e non può essere considerata per niente un test, pro o contro qualcuno, anche perchè le recenti vicende economiche dimostrano che nessun governante può fare alcunchè, e non solo da noi, basti vedere cosa sta succedendo in UK dove hanno praticamente perso il controllo della situazione bancaria.

Nasce però un problema: le strutture di governo locali e nazionali non sono più adatte in un sistema planetario altamente interconesso dove è più importante cosa avviene a NYC piuttosto che a Cagliari o a Roma.

E’ la nostra classe dirigente (nessuno escluso) che crede ancora di poter influire su processi che sono diventati abbastanza automatici, basati principalmente sull’ingordigia di executive e dei loro azionisti che (passata l’attuale buriana) si spingeranno di nuovo verso mete ancora più azzardate, sicuri che nessuna punizione adeguata sarà loro comminata.

E mica siamo in Cina dove per un po’ di latte alla melamina si finisce con un colpo di pistola alla nuca; nell’Occidente democratico si va solo in galera. Forse.

Qualcuno si ricorda di un certo Michael Milken, l’inventore dei titoli spazzatura, quelli che oggi si chiamano tossici? E’ stato condannato a 10 anni, ma ha fatto solo 22 mesi di carcere.

Ne è valsa la pena?

Secondo Forbes, Milken ha oggi un reddito netto di 2,1 miliardi di dollari che ne fa la 458ma persona più ricca del pianeta.

Vedete un po’ voi se è il caso di preoccuparsi delle elezioni in Sardegna.

Lacrime di coccodrillo sul latte versato

Sul Corriere Economia di oggi, 9/2/2009, Salvatore Brangantini, economista, propone la resurrezione degli Istituti di Credito Speciali!

Il tutto a ben 15 anni dalla distruzione cervellotica degli ICS che operavano nel sud per gestire l’intervento straordinario, fagocitati da banche universali i cui risultati sono innegabili!

In sintesi il nostro economista dice quello che diceva la legge bancaria del 36, uniquique suum, ognuno deve fare un mestiere, chi presta a breve ha una testa diversa e una professionalità diversa da chi deve esaminare invetsimenti di medio e lungo periodo.

(omissis)… ne sono derivate, in molti casi, valutazioni più oggettive sul breve termine, e minor peso di rapporti personali fra dirigenti di banca e titolari; più spesso, tuttavia, si sono dilatati i tempi di decisione, ed è diminuito lo spessore professionale nei giudizi di credito oltre il breve termine.

Si sta perdendo la capacità di valutazione dei piani a medio, che era ben radicata nei vecchi Istituti di credito speciale (ICS). Questi sviluppi giocano un ruolo negativo oggi, in quanto ostacolano l’adattamento delle imprese alla nuova situazione; tanto più che nessuno, in verità, sa che animali saranno le banche di domani, quando la lezione della crisi sarà stata assimilata.
Molte banche ormai hanno, è vero, divisioni corporate, che lavorano bene. Oggi, tuttavia, serve una grande banca specializzata nel credito a medio termine, che banca, che funga da catalizzatore di aggregazioni fra imprese.

Il giacimento di capacità professionali degli ex Ics, ancorché dimenticato, non è esaurito; spezzoni importanti sono ancora presenti in molte banche, a partire dalle maggiori ove sono confluiti pezzi di Imi, Icipu e Mediocredito Centrale. Soprattutto, nel mondo delle popolari ci sono banche come Efibanca, Centrobanca, Italease, la stessa Meliorbanca, che potrebbero costituire i mattoni di un nuovo edificio adatto ai tempi.

L’aggregazione fra questi istituti darebbe al nuovo soggetto un ruolo altrimenti precluso ad ognuno di essi isolatamente; non a caso vanno a vuoto i periodici tentativi di vendita da parte delle capogruppo. Queste banche vanno fuse fra loro, ne va razionalizzata la struttura e ridisegnato l’azionariato; si potrà così creare un soggetto nuovo, con un management autonomo, senza soci dominanti, e chiedere alla Borsa di sottoscriverne una larga fetta del capitale.

La nuova banca avrebbe un ruolo centrale e le imprese avrebbero, un interlocutore forte e specializzato; bene per il paese, e per le banche capogruppo che risolverebbero qualche lieve grattacapo.

Futuro prevedibile

Se i nostri intellettuali avessero letto qualche libro di fantascienza non si meraviglierebbero, come tanti allochi, di quel che accade nel campo tecnologico, sociale e scientifico.

Grattando sotto allo space-opera, la fantascienza si è dimostrata molto anticipatrice di temi attuali e di molti altri che sono appena dietro l’angolo.

Il ciclo di Dune non è altro che un Medio Oriente posto sull’arido pianeta Arrakis, dove c’è una materia essenziale per la navigazione spaziale, la spezia, il cui valore è lo stesso del petrolio per noi; e le storie di Frank Herbert sono belle zeppe di fanatismo religioso e relative guerre, molto funzionali a gestire masse che devono essere tenute buone e distratte per pemettere il flusso ininterrotto della spezia (o del petrolio) ed anche degli enormi guadagni dei loro capi assolutisti.

Ma pur disdegnando questo genere letterario, gli intellettuali avrebbero potuto anche leggere alcune previsioni di quei think-tank che per mestiere cercano di immaginare “quale futuro se”.

Una di queste analisi era quella sulla messa in esercizio di treni a levitazione magnetica (MagLev) e dell’impatto sullo scenario dei trasporti; il risultato è stato che un treno che viaggia a 650 km/h mette fuori gioco l’aereo, come sta dimostrando l’Alta Velocità nella tratta Roma-Milano (anche a soli 300 km/h), e come si è verificato in Francia dove il TGV, sulla Parigi-Lione, ha ormai il 74% del traffico mentre l’aereo è crollato al 7%.

Un bell’esempio che lo sviluppo è basato su tre follie: quella di chi ipotizza cose fantascientifiche, come Verne, quelli ancora più pazzi che le realizzano, come Werner von Braun, e la follia assoluta di chi ci mette i denari, come John Fitzgerald Kennedy.

Dice G. B. Shaw: l’uomo ragionevole adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli.

Purtroppo la nostra Casta è fatta tutta di persone ragionevoli.

Un po’ di trading?

Un dì funesto, grazie al parlar forbito di un bel ingegno, si è prima demonizzata e poi demolita la tranquilla foresta pietrificata bancaria.

E da quel dì fatale i banchieri si sono buttati nel mercato con un’avventatezza di molto superiore a quella di Alice quando s’infilò nella tana del Bianconiglio, dove tutto è del tutto assurdo, anche se del tutto razionale, come il fatto che il Cappellaio Matto festeggi ogni giorno il suo Non-Compleanno.

Com’è finita lo sappiamo, però, a differenza della candida Alice, le banche non sono tornate dal paese delle meraviglie senza danni e con tanti insegnamenti in più.

Le ferite, tante e non ancora rimarginate, se non purulente, sanguinano ancora e, purtroppo, anche se colpiti nella loro pelle più sensibile, quella del portafogli, non pare che la severa lezione sia servita ai banchieri.

Anzi! Ieri un dirigente di alto grado, evidentemente mandato allo sbaraglio senza un opportuno media training, si è esposto al pubblico ludibrio quando ha invitato la gente a fare trading on-line, una mossa del tutto razionale, ma solo per lui!

E questo basterebbe a spiegare perchè questi emuli di Alice siano così messi male: mancano i fondamentali della comunicazione che, in una fase così critica, è essenziale padroneggiare per evitare di allargare il buco della credibilità.

Non è il momento di metterci pezze, oramai. Bisogna cambiare.
Come farebbe la Regina di Cuori: tagliando un po’ di teste.