Sessanta milioni di baionette

Radio24 ha sparato eccitatissima la notizia che siamo finalmente sessanta milioni di italici, extracom compresi.
Una notizia che fa il paio con le geremiadi ascoltate a un convegno, sempre del Sole24Ore, dove si paventava che, fra 50 anni, e se le donne italiche non si mettono a figliare come coniglie, gli italici saranno solo 40 milioni.
Ma a che serve essere in tanti?
Perchè servono giovani per pagare le pensioni ai vecchi, si dice.
Però si vuole anche si vada in pensione a 65 e forse anche a 70 anni, per cui a una persona rimarrebbero solo 20 a 16 anni di vita alle spalle di chi lavora e, sopratutto, di produce qualcosa di vendibile e di esportabile per comprare petrolio per riscaldarci.
Ma, con l’avanzare dell’automazione e della robotica, a che serve tanta gente?
Con la crisi attuale quanti ex operai dovranno riciclarsi come portinai al posto di extracom?
Quante operaie, invece di sporcarsi di grasso di macchina, andranno a fare compagnia a una povera anziana oggi affidata alle cure, spesso non amorevoli di una badante slava?
E qualcuno calcola quanto costa il fatto che per ogni persona si devono bruciare 4,94 litri di petrolio greggio al giorno?
E ovviamente nessuno ricorda che a Mussolini gli otto milioni di baionette non sono serviti a niente contro i bombardieri che demolivano le città italiane, comodamente, da 20.000 piedi.

Come Volevasi Dimostrare

Avevo detto che si dovevano nazionalizzare le banche e anche in USA, paese del liberismo assoluto ma anche del pragmatismo efficiente, ci si avvia a salvare sotto l’ala statale Citi e Bank of America, cioè alcune delle più grandi banche del mondo.

Avevo detto che la crisi sarebbe durata cinque anni, di cui uno già trascorso inutilmente, ed oggi anche Bernake dice che ci vorranno tre anni; io dico che ce ne vogliono ancora quattro.

Solo i nostri governanti, se non sono intenti a scissioni o impegnati su stupidaggini, continuano a pensare che, chissà perchè, l’Italia e le sue banche siano immuni dal contagio.

Vedremo. Io sono convinto che entro fine 2009 almeno tre grandi gruppi bancari italiani, forse quattro, dovranno essere nazionalizzati e a loro seguiranno anche un paio di utility.

Indifferenza intelligente

Pare ci sia una crisi. E sicuramente sarà così. La cosa strana è che la gente (nella media) è assolutamente indifferente. Non credo perchè i singoli non sentano gli effetti della crisi.

E allora perchè la gente è così indifferente?

Il fatto è che c’è un’intelligenza collettiva che si manifesta con questi comportamenti (nella media) similari; la gente non è (molto) preoccupata perchè ha capito una cosa: siccome la crisi è mondiale, non è un problema della gente comune risolverla e non sarà la sola gente comune a subirne le conseguenze.

L’intelligenza collettiva ha capito che, se il sistema collassa, non ci saranno assalti ai forni, ma sicuramente a casa dei potenti che, prima volta nella storia, non hanno un posto dove scappare.

Ve lo ricordate il reuccio savoiardo che scappa di notte verso Brindisi abbandonando il suo popolo in mano a due eserciti invasori? E Mussolini travestito da soldato tedesco che cercava forse salvezza in Svizzera? E Craxi che va esule in Tunisia?

Ma, se il sistema crolla, dove scappano? Il pianeta quello è, e non c’è un posto dove nascondersi perchè, se il sistema crolla, crolla dappertutto, e non è facile fare la bella vita in mezzo a una massa di disperati che, prima o poi, t’individuano.

Ma il sistema non crollerà e, in qualche modo, troveranno la soluzione per riavviare la giostra. E se non lo trovassero, molti realizzaranno finalmente certi incubi chiusi nel cassetto.

Nazionalizzare necesse est

La signora Merkel, Angela di nome, ma non di fatto, ha varato una legge, per nazionalizzare le banche inguiate, che prevede anche l’esproprio a favore della Repubblica Federale dei Tedeschi che, ancora una volta, e anche se disturba qualcuno, dimostrano di essere i più furbi della classe.

D’altra parte che altro si può fare. Niente. Il buco è troppo grande e non lo si può riempire con secchiate di euro in bocca a banchieri ingordi, e sarebbe il meno, visto che sono sopratutto incompetenti e forse anche imbecilli.

Nazionalizzare dopo l’orgia liberista della supponente signora Thatcher, quella che mandò la gente dei SAS e i gurka di sua maestà a scannare i soldatini argentini alle Falkland, sembra un’eresia, ma se andiamo in fondo si scopre che potrebbe essere anche un buon mezzo per eliminare sia debiti fra le banche sia una parte del debito pubblico statale.

Il passaggio della proprietà di gran parte delle banche nelle mani dello stesso padrone permetterebbe di compensare debiti e crediti fra le stesse ed eliminare così un bel pezzo di titoli tossici, sopratutto se le compensazioni venissero fatte anche fra gli stati ormai proprietari della banche; della serie: io restituisco un titolo tossico a te e tu me ne ridai uno a me.

In Italia questa cosa avrebbe effetti spettacolari, assodato che molte amministrazioni locali e loro controllate sono oberate dai derivati che, in un’ipotesi di nazionalizzazione delle banche creditrici, potrebbero essere anche azzerati, con sollievo dei bilanci pubblici e diminuzione di tasse.

Progetto ardito? Ma, di fronte a quello che hanno combinato i banchieri, ogni progetto abbastanza sensato, per quanto estremo, sarebbe sintomo di estrema saggezza.

Altre follie italiane

Molti non saprano cosa sono le società in-house, che non sono altro che un’altra delle follie della gestione della cosa pubblica.

Si tratta infatti di quelle aziende che gestiscono servizi per conto di una regione, di una provincia, di un comune, come se fossero un’azienda privata, anche se hanno un solo socio (avete indovinato, la regione, la provincia, il comune o un mix di tutti questi), e un solo cliente (e avete indovinato di nuovo, la regione, la provincia, il comune o un mix di tutto questo).

Dicono che sono state create per permettere una maggiore efficienza ma, alla fine, costano di più perchè, essendo delle Spa, ne hanno tutti gli oneri, compreso il fare ricavi, cioè guadagnare, per cui un pezzo dello stato guadagna su un altro pezzo dello stato stesso. Il tutto con i nostri soldi.

Elezioni sarde in sordina

Delle elezioni in Sardegna pare che non interessi a nessuno e di questo se ne dolgono i giornalisti difensori, un tanto a marchetta, della democrazia.

Ma, trattandosi di un’elezione regionale perchè dovrebbe fare rumore? In fondo riguarda solo 1,6 milioni di abitanti e non può essere considerata per niente un test, pro o contro qualcuno, anche perchè le recenti vicende economiche dimostrano che nessun governante può fare alcunchè, e non solo da noi, basti vedere cosa sta succedendo in UK dove hanno praticamente perso il controllo della situazione bancaria.

Nasce però un problema: le strutture di governo locali e nazionali non sono più adatte in un sistema planetario altamente interconesso dove è più importante cosa avviene a NYC piuttosto che a Cagliari o a Roma.

E’ la nostra classe dirigente (nessuno escluso) che crede ancora di poter influire su processi che sono diventati abbastanza automatici, basati principalmente sull’ingordigia di executive e dei loro azionisti che (passata l’attuale buriana) si spingeranno di nuovo verso mete ancora più azzardate, sicuri che nessuna punizione adeguata sarà loro comminata.

E mica siamo in Cina dove per un po’ di latte alla melamina si finisce con un colpo di pistola alla nuca; nell’Occidente democratico si va solo in galera. Forse.

Qualcuno si ricorda di un certo Michael Milken, l’inventore dei titoli spazzatura, quelli che oggi si chiamano tossici? E’ stato condannato a 10 anni, ma ha fatto solo 22 mesi di carcere.

Ne è valsa la pena?

Secondo Forbes, Milken ha oggi un reddito netto di 2,1 miliardi di dollari che ne fa la 458ma persona più ricca del pianeta.

Vedete un po’ voi se è il caso di preoccuparsi delle elezioni in Sardegna.