Verità contabile

In un post dedicato a Luca Pacioli consideravo l’impossibilità di conoscere la realtà contabile di un’azienda atteso che tutto non è che una registrazione magnetica, fatta nello stesso disco di un unico sistema informatico, che non è il massimo dell’affidabilità dei dati.

Dall’India ci giunge notizia che una grande azienda informatica, la Satyan, in sanscrito “Verità”, praticamente per anni ha avuto libri contabili falsi.

Detta così, qualcuno s’immagina libroni rilegati, e con il timbro notarile, che siano stati artefatti con la scolorina, ma pochi si rendono conto che tutto questo è reso banale dall’informatica che ha reso tutto del tutto incerto.

La verità contabile, come quella di Rashmon, è ormai inafferabile, evanescente e a completa discrezione di chi scrive qualcosa su un disco seguendo solo i suoi interessi.

Ma questo non sarebbe un problema se la gente avesse una buona dose di diffidenza.

Invece vediamo ancora gente che a frotte, a greggi e a mandrie va a investire sui titoli privati o pubblici senza una sola certezza di cosa quei pezzi di carta veramente rappresentino.

E poi si dice che non c’è più fiducia. Forse ce n’è pure troppa!

Fantascienza e realtà

Ho avuto uno scambio d’idee con due giovani, una su Facebook, l’altra al telefono, su dove sia meglio emigrare.
Guardando alle previsioni dell’Economist i posti migliori potrebbero essere: Nuova Zelanda, Canadà e Brasile.
Aggiungo gli USA che, al di là della crisi attuale, restano un posto dove chi ha idee ha molte possibilità di realizzarle.
Le ragioni sono tante. Un spazio commerciale unico di 300 milioni di consumatori, disponibilità di capitale di rischio ma, e sopratutto, l’idea che il progresso (e i buoni guadagni) si ottengono dall’innovazione, il che significa, in pratica, ascoltare quelli che ti propongono anche le cose più strane e, al momento, forse ritenute folli, assurde e irrealizzabili.
L’idea del raggio della morte è cosa vecchia e già Flash Gordon ne aveva qualcuno nel suo armamentario e, dalle nostre parti, se qualcuno chiedesse del denaro per progettarne uno, come minimo, verrebbe ascoltato con sorrisetti melliflui da un decisore dalla panza piena che l’unica cosa che vuole è chiudere la conversazione con “il solito stronzo che mi fa perdere tempo” sottratto alla Gazzetta dello Sport e alle importanti notizie sul foruncolo uscito sul culo di Totti o di Del Piero.
Negli USA la DARPA, l’agenzia per le ricerche a scopi militari, quella che ha finanziato la nascita di Internet, normalmente finanzia progetti fantascientifici come il laser Firestrike , già in commercio, che abbatte i missili balistici in volo.
Questo laser è installabile a terra o in su un C-130 e la DARPA ne ha finanziato una versione più piccola con 21 milioni di dollari.
Ma non è solo il settore militare ad avere quest’atteggiamento aperto all’innovazione.
Procter & Gamble ha un sito dedicato all’innovazione dove chiunque può sottoporre un’idea (brevettata o in qualche modo protetta) perchè venga esaminata.
Nel messaggio di Capodanno Napolitano si è augurato che l’ambiente e l’energia possano far nascere nuove iniziative, e conseguenti nuovi posti di lavoro, per superare la crisi.
Ma abbiamo la testa e la cultura per ascoltare gli innovatori?
Non credo! E consiglio vivamente i giovani (e non) di emigrare.