Vacche Sacre

C’è in giro un tipo di donna, di solito manager di successo, che, deviata da una concezione ultra egalitaria e femminista acritica, finisce per costruirsi addosso un invisibile scudo sacrale.

Donne che non vogliono essere considerate tali, se non per rimproverare eventuali attentati alla parità assoluta, e che pongono grandi dilemmi di comportamento a chi le deve approcciare.

Si deve lasciare il passo alla porta? Possiamo fare gli auguri o penseranno che lo facciamo solo perchè sono femminucce? E un complimento non lavorativo, è gradito o stiamo insozzando la statua? Al bar possiamo pagare o siamo maschi sciovinisti e pure un po’ antiquati?

Forse l’unica strategia è quella di chi va in India: stare lontani dalle vacche sacre.

Banche: che fare?

Il prof Garicano della London School of Economics ha dovuto fare qualche capriola verbale per (non) spiegare a Sua Maestà Elisabetta II perchè nessun economista avesse previsto la crisi , e pare che la regina ci sia rimasta così male della non-risposta che qualcuno dei suoi cortigiani s’è rammaricato di non essere ai tempi di Elisabetta Tudor che avrebbe fatto tagliare la testa all’impudente professore che se n’era uscito con una bestialità: ogni economista aspettava che qualche collega s’accorgesse della crisi prossima ventura.

Cosa del tutto falsa perchè Robert Shiller, che aveva già previsto la bolla internet in Euforia Irrazionale, aveva scritto, in Nuovo Ordine Finanziario, che sarebbe scoppiata quella immobiliare, causata da prestiti troppo facili, e presentava anche il rimedio all’incertezza, alla base di ogni credito, con la creazione di un archivio mondiale dove fossero censiti i dati finanziari di tutti i soggetti economici.

Tra il dire e il fare, e sopratutto l’ascoltare i saggi con la vista lunga, c’è sempre un oceano di chiacchiere nei salotti TV, e intanto la bolla scoppia e si tira dietro le banche ed il loro castello di strumenti finanziari, basati su altri strumenti effimeri, a formare un gomitolo inestricabile la cui risoluzione non può che essere quella di Alessandro quando tagliò il nodo gordiano con la spada, vale a dire che l’unica soluzione è del potere politico, che ha la forza per imporre soluzioni estreme.

Sicuramente, come suggerito da Robert Shiller, occorre creare questa centrale rischi mondiale, e se ne è accorto anche il serafico Trichet e i suoi scagnozzi, quando chiedono l’istituzione di una vigilanza europea (otto anni dopo la rabberciata introduzione dell’euro), ma occorre anche salvare, con un atto straordinario d’imperio, le banche tutte, anche quelle che non vogliono essere salvate e che stanno raschiando il barile.

L’unica soluzione è che gran parte del settore del credito nella UE, ma direi anche nel resto del nord del mondo, sia nazionalizzato o, come dice Jacques Attali, europizzato, in quanto la UE, che non ha debiti, ha la forza finanziaria per acquisire le macerie delle banche.

D’altra parte, eliminati gli arzigogoli dei derivati, la concessione del credito, basato su dati oggettivi, è cosa semplice e con poche regole: prestiti a tassi bassi a chi è solvibile, prestiti proporzionalmete più cari per gli altri, nessuna partecipazione al rischio d’impresa. Una semplice attività burocratica.

Risiko 2009

Forse nemmeno i giocatori di Risiko e di wargames avranno mai immaginato che un giorno la signora Thatcher avrebbe mandato i suoi Gurka a scannare i coscritti argentini alle Falkland o che i marine americani andassero a combattere sulle montagne fra l’Afganistan e il Pakistan.

Ma la realtà è spesso romanzesca e la storia può far accadere cose che superano ogni fantasia, come potrebbe accadere se la crisi Italia-Brasile, non calcistica ma causata dalla fuga del brigatista pluri omicida Cesare Battisti , prendesse una brutta piega.

Si comincia con una lettera sdegnata di Napolitano a Lula (che ovviamente se ne fotte altamente perchè a lui preme più ingraziarsi Sarkozy e signora), poi Frattini ritira l’ambasciatore (con grande gioia del diplomatico perchè Brasilia è proprio un postaccio), poi noi espelliamo un po’ di trans brasiliani (con gran sofferenza dei VIP che li frequentano), il Brasile si sdegna perchè, come proposto da Maurizio Costanzo, riempiamo di cartoline di protesta l’ambasciata brasilera in Italia, e poi, magari, per nascondere i nostri gravi problemi economici, qualcuno decide che è venuta l’ora di spezzare la schiena ai carioca e mandiano, pure noi come la Iron Lady, la nostra flotta a bombardare Rio De Janeiro.

Può accadere? Non è detto, ma non è nemmeno escluso.

Potrebbe accadere quando la politica, esauriti tutti gli altri mezzi di distrazione di massa, potrebbe essere costretta a continuare la sua azione con altri mezzi (violenti), come annotò Lenin sulla sua copia di “Della Guerra” di Clausewitz accanto alla immortale, lapidaria e cinica frase:

la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi.

Il countdown delle illusioni

Oggi 20 gennaio 2009 è iniziato il conto alla rovescia delle illusioni di crede che il nuovo presidente degli USA, per il solo fatto di essere una singolarità storica, abbia una bacchetta magica per risolvere i problemi di tutti noi, quanto al più, essendo prima americano, poi membro dell’establishment uscito da un’università della Ivy League e poi nero, Barack Obama avrà come primo (ed unico) obiettivo di risolvere i problemi americani, anche se questo significherà aggravare i problemi degli altri.

E siamo solo all’economia, ma la vera disillusione l’avranno tutte quelle anime candide, amanti della pace nel mondo, che credono che Obama sia un pacifista, e che rimarranno stupite e scioccate quando, in qualche modo, spezzerà con la forza gli artigli nucleari dell’Iran e poi mano mano di tutti gli altri vasi di coccio in giro per il mondo.

Succhiasoldi

Molti lamentosi italici pensano di vivere in uno stato vampiro la cui attività primaria è trovare anche il più piccolo capillare per succhiare soldi ai quei poverini che non sono ancora potuti emigrare.

Ma siccome il vampirismo è contagioso, anche le aziende private s’industriano su come spillare denari, goccia e goccia, che, con un effetto Coda Lunga, alla fine fanno diversi milioni di euro.

A giugno 2008 un amico ha fittato un’auto da un’importante società di noleggio e a novembre si è trovato altri 48 euro addebitati, ovviamente, senza nessuna spiegazione.

Dopo lunghe attese, ascoltando melense musichine, il call center gli spiega che i 48 euro sono dovuti per una multa e il mio amico si mette l’animo in pace perchè è un buon cittadino.

Il 12 gennaio gli viene notificato un atto giudiziario dalla Polizia Municipale del comune dove aveva beccato la famosa multa.

Pazienza, pensa, si tratta della multa già pagata per suo conto dalla società di noleggio auto.

Ma forse è meglio informarsi, e il gentile vigile gli dice che: 1) la multa non risulta pagata, 2) che non è di 48€ ma di 79€.

A questo punto richiama la società di noleggio e scopre l’arcano:

gli avevano addebitato 48 euro per (le loro) spese amministrative per aver dovuto comunicare alla polizia municipale generalità e indirizzo del conducente.

Ben 48 euro, cioè 96.940,96 Lire, per fare una telefonata o, al più una raccomandata, sono un ottimo sistema per arrotondare le entrate e migliorare i bilanci.

Verità contabile

In un post dedicato a Luca Pacioli consideravo l’impossibilità di conoscere la realtà contabile di un’azienda atteso che tutto non è che una registrazione magnetica, fatta nello stesso disco di un unico sistema informatico, che non è il massimo dell’affidabilità dei dati.

Dall’India ci giunge notizia che una grande azienda informatica, la Satyan, in sanscrito “Verità”, praticamente per anni ha avuto libri contabili falsi.

Detta così, qualcuno s’immagina libroni rilegati, e con il timbro notarile, che siano stati artefatti con la scolorina, ma pochi si rendono conto che tutto questo è reso banale dall’informatica che ha reso tutto del tutto incerto.

La verità contabile, come quella di Rashmon, è ormai inafferabile, evanescente e a completa discrezione di chi scrive qualcosa su un disco seguendo solo i suoi interessi.

Ma questo non sarebbe un problema se la gente avesse una buona dose di diffidenza.

Invece vediamo ancora gente che a frotte, a greggi e a mandrie va a investire sui titoli privati o pubblici senza una sola certezza di cosa quei pezzi di carta veramente rappresentino.

E poi si dice che non c’è più fiducia. Forse ce n’è pure troppa!

Fantascienza e realtà

Ho avuto uno scambio d’idee con due giovani, una su Facebook, l’altra al telefono, su dove sia meglio emigrare.
Guardando alle previsioni dell’Economist i posti migliori potrebbero essere: Nuova Zelanda, Canadà e Brasile.
Aggiungo gli USA che, al di là della crisi attuale, restano un posto dove chi ha idee ha molte possibilità di realizzarle.
Le ragioni sono tante. Un spazio commerciale unico di 300 milioni di consumatori, disponibilità di capitale di rischio ma, e sopratutto, l’idea che il progresso (e i buoni guadagni) si ottengono dall’innovazione, il che significa, in pratica, ascoltare quelli che ti propongono anche le cose più strane e, al momento, forse ritenute folli, assurde e irrealizzabili.
L’idea del raggio della morte è cosa vecchia e già Flash Gordon ne aveva qualcuno nel suo armamentario e, dalle nostre parti, se qualcuno chiedesse del denaro per progettarne uno, come minimo, verrebbe ascoltato con sorrisetti melliflui da un decisore dalla panza piena che l’unica cosa che vuole è chiudere la conversazione con “il solito stronzo che mi fa perdere tempo” sottratto alla Gazzetta dello Sport e alle importanti notizie sul foruncolo uscito sul culo di Totti o di Del Piero.
Negli USA la DARPA, l’agenzia per le ricerche a scopi militari, quella che ha finanziato la nascita di Internet, normalmente finanzia progetti fantascientifici come il laser Firestrike , già in commercio, che abbatte i missili balistici in volo.
Questo laser è installabile a terra o in su un C-130 e la DARPA ne ha finanziato una versione più piccola con 21 milioni di dollari.
Ma non è solo il settore militare ad avere quest’atteggiamento aperto all’innovazione.
Procter & Gamble ha un sito dedicato all’innovazione dove chiunque può sottoporre un’idea (brevettata o in qualche modo protetta) perchè venga esaminata.
Nel messaggio di Capodanno Napolitano si è augurato che l’ambiente e l’energia possano far nascere nuove iniziative, e conseguenti nuovi posti di lavoro, per superare la crisi.
Ma abbiamo la testa e la cultura per ascoltare gli innovatori?
Non credo! E consiglio vivamente i giovani (e non) di emigrare.