Il comodo Obama

Prima di essere nero, Obama è un americano, e questo significa che, per lui (e le cricche che gli stanno dietro), vale sempre America First, cioè gli interessi americani vengono prima di qualsiasi altro, anche se si devono mandare i marines o scatenare una guerra commerciale e finanziaria come quella in corso.

Perciò, e se sarà necessario, l’Iran sarà sicuramente attaccato, a meno di un miracolo di resipiscenza nella loro politica nucleare.

Se Obama e Michelle sono stati scelti dalle vestali del Partito Democratico (e sponsorizzati da gente come George Soros e Warren Buffet) vuol dire che nei loro anni ad Harvard sono potuti entrare nelle cricche giuste (vedi il film The good Shepherd), quelle che creano l’aristocrazia americana della cooptazione che è lontana anni luce dai prole, cioè la classe operaia che sopravvive con pochi dollari l’ora di salario (vedi Una paga da fame di Barbara Ehrenreich).

Inoltre, il fatto che sia un nero è strumentale al nuovo terreno di scontro, l’Africa nera enorme riserva di materie prime (vedi la guerra in corso nel Congo), Africa oggi invasa dai cinesi a caccia di miniere da sfruttare per non vedere la loro economia collassare per l’inevitabile aumento dei prezzi dei materiali strategici.

Quella che abbiamo visto è solo una bella sceneggiata dove Obama faceva il buono, McCain ‘o malamente, e la Palin la servetta finta tonta che si presta al gioco dei potenti.

Crisi temporanea o recessione?

I dati storici dicono che l’impatto di una crisi finanziaria non si riverbera subito sulla cosiddetta economia reale; normalmente la crisi colpisce le imprese dopo dodici mesi dallo tsunami bancario.

Le ragioni? Le banche, con le casseforti tristemente vuote, chiudono i rubinetti del credito e, siccome sono abituate, come fa la BCE con i tassi, a chiudere o aprire bruscamente l’erogazione per tutti, del credit crunch finiscono per soffrirne tutti indistintamente, sia il buon pagatore che quello cattivo.

I cattivissimi, invece, quelli che hanno aziende con debiti stratosferici che non potranno mai restituire, continueranno a rimanere indebitati per cifre astronomiche che, magari, graziosamente i banchieri convertiranno in azioni che si terranno in portafoglio finchè, con qualche trucchetto di ingegneria finanziaria, non verranno infilate nei portafogli titoli o nei fondi comuni dei poveri imbecilli avidi che sperano di guadagnare senza lavorare.

Questi idioti di risparmiatori sono molto simili a quegli altri imbecilli che vanno dai maghi ai quali non fanno mai la domanda essenziale: se uno è capace di vedere il futuro, perchè non approfitta di questa sua dote divinatoria e si gioca i numeri del prossimo super enalotto milionario?
E se uno è un così bravo banchiere perchè si offre di dividere con il risparmiatore un guadagno che potrebbe tenersi tutto per se? In fondo, come dimostrano i recenti avvenimenti, non è nemmeno necessario avere un capitale per giocare in borsa, si può anche giocare allo scoperto, e questo fa della borsa un qualcosa di unico nel campo dei casinò: la borsa è l’unica sala giochi dove si può giocare anche senza soldi, basta promettere che il giorno dopo si consegnino le azioni o, come nel caso dei mercati delle materie prime, si può non consegnare la merce oggetto della scommessa ma solo il conquibus monetario.

La fine delle veline

All’università di Bristol hanno sviluppato un software che permette a una testa animatronica di mimare le espressioni di un viso umano catturate tramite una telecamera.

La testa di gomma flessibile è gestita da 34 servomotori che non possono ovviamente mimare a pieno le espressioni umane ma, tenuto conto che certi attori, e sopratutto certe attrici famose e formose, sono dei veri cani quando recitano, si può pure pensare di sostituirli con un robot che, probabilmente, ha più intelligenza.

Artificiale, ma sempre intelligenza.

Con il progresso spariscono tanti mestieri ed ora anche quello della velina è destinato a diventare solo un ricordo, con grande dispiacere di calciatori e altri protettori.