Société Gènérale di fessi

Ogni mattina escono un dritto ed un fesso e, se s’incontrano, entrambi hanno fatto la giornata. Perciò, Parigi, al quartier generale della Socgen, ed in qualche paradiso fiscale-tropicale, ci sono due persone molto contente: quello che ha fottuto 10.000 miliardi di lire alla banca ed responsabile della sicurezza della banca che ben si merita di essere truffata, ed a questo livello, perchè non ha, evidentemente, messo in atto misure di sicurezza adeguate a 4,9 miliardi di euro.

La truffa, fatta da un impiegato di medio livello, è la prova provata che il mondo occidentale sta per fare la fine dell’Unione Sovietica e per le stesse ragioni. Come accadeva nell’ex URSS, i datori di lavoro fanno finta di dare uno stipendio ai dipendenti e questi fanno finta di lavorare, passando gran parte del tempo a cazzeggiare, perdersi su internet, scaricare film e musica, nonchè, come ben documenta Camera Caffè, a fare sedute di psicodramma davanti alla macchinetta del caffè. Nel contempo i big brass, i dirigenti di alto livello delle banche e delle multinazionali, non ostante i casini che fanno ogni giorno, si prendono ogni anno retribuzioni che sono 300/400 volte quelle di uno dei loro dipendenti.
E, allora, perchè ci meravigliamo che un impiegato, che si vede costretto alla miseria e che è considerato dall’azienda meno di una fotocopiatrice, si organizzi per bene per fottere l’azienda?
E, sopratutto, perchè biasimarlo se sono stati proprio i dirigenti super pagati a creare le condizioni per cui l’ultima ruota del carro riesce a fottere alla banca 4,9 miliardi di euro?
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Penna, matita e tassi

Sapete perché in USA si usa normalmente una matita, con l’apposito gommino per cancellare, dove da noi si usa una penna? Perché gli americani, se sbagliano, lo ammettono, soprattutto con loro stessi. Cancellano la stupidaggine e vanno avanti su una strada nuova e diversa. Forse per questo hanno tantissimi brevetti che si ottengono, come diceva il Galilei, “provando e riprovando”, cioè sbagliando e correggendo. Bernake si è accorto che il suo predecessore aveva fatto una bischerata ad aumentare i tassi, cosa che aveva indotto l’impossibilità per molti debitori marginali di pagare le rate dei mutui, ed ha perciò corretto con una bella sterzata a 0,75 gradi la rotta sbagliata. In Europa, invece, dove tutto deve essere scritto e sottoscritto con il sangue, perché siamo sempre la patria di Faust, dobbiamo sopportare che la BCE, che sta a Francoforte ostaggio della Germania, debba essere preda acritica delle paure irrazionali dei tedeschi che si vedono sempre a comprare la birra con un paniere colmo di marchi, pardon, di euro svalutati, anche se l’euro sta a 1,47 sul dollaro e arriverà nel 2008 a 2! Qualcuno ha detto che ieri era un altro 11/9 finanziario. In verità è stata una riedizione del 1/9/1939, quando la Germania scatenò la seconda guerra mondiale per seguire i suoi folli capi e le loro malate perverse ideologie. Oggi, per seguire le follie dei nani della Bundesbank, travestita da BCE, stiamo per assistere ad un nuovo suicidio europeo, questa volta economico, che lascerà in miseria milioni di vittime collaterali del monetarismo tedesco. Speriamo almeno che finisca come allora: che i tedeschi, alla fine, ne paghino le conseguenze con un’occupazione della loro economia da parte della finanza anglo-americana che non è schiava di nevrosi, ma pronta ad adeguarsi ai mutamenti di scenario. Alla BCE servirebbe una rigorosa analisi freudiana ed uno stage in una PMI dove si combatte con costi incomprimibili, fra cui il pizzo alle banche, che sui tassi ci marciano.

Il sogno unitario è finito

Il mugugno e la rivolta in alcune regioni contro la richiesta di aiutare lo smaltimento dei rifiuti campani sono uno dei sintomi che il sogno dei Confalonieri (Federico, non Fedele), Mazzini (Giuseppe, non Mina), Battisti (Cesare, non Lucio) è ormai finito.

Ma ce ne sono anche altri sintomi, come le pretese di una fondazione siciliana di continuare a fare il bel tempo (per chi è a loro caro) nel Banco di Sicilia che, formalmente, avrebbe un capo, Alessandro Profumo, che va cianciando di Unicredit banca multinazionale quando non riesce nemmeno ad essere multiregionale.

Poi c’è l’affare Malpensa dove in una delle zone più ricche del mondo (sulla carta?) non si è trovato un gruppo di milionari (con banche alle spalle) per comprarsi Alitalia e nemmeno c’è in vista qualcuno con i soldi in bocca che possa costituire una Alipadana o Alilombrardia o Aliceltica.
Poi ci sono i vari indipendentisti serenessimmi, sardi, crucchi, valdostani, friulani, cui si aggiungono piemontesi con tanta voglia di rimettersi a 90 sotto a Vittorio emanuele IV in Marina Doria e quelli napoletani che sognano il Borbone in Camilla Crociani.
Per non parlare dei romani che si vedrebbero bene sotto al papa re, magari un po’ puttaniere ed incestuoso come Alessandro Borgia.
Infine le regioni rosse e grasse dove sotto, sotto si spera ancora che arrivi Baffone-Putin a mettere tutti allineati e coperti.
Questa è l’Italia del 2008, un paese diviso, dove ci si odia e ci si becca come i polli di Renzo, senza rendersi conto che si sta per finire tutti nello stesso posto: con uno bello spiedo nel sedere per farci mangiare da francesi e spagnoli. Come sempre.
C’è in in giro una voglia matta di scannarsi e se non lo facciamo è perchè il coraggio non ce lo possiamo dare. Però questo continuo beccarsi alla fine favorisce solo la concorrenza straniera che, in alcuni casi, è l’unico modo per salvare qualcosa. D’altra parte il nostro maggiore romanzo che cosa racconta? Di una ragazzotta che, contro il suo interesse, non vuole darla allo spagnolo. Dapprima si cerca salvezza sotto le tonache delle monache di Monza e dei frati e poi, ultima spes, si va da uno tanto più fetente di quel camorrista di Don Rodrigo che ancora dopo due secoli non lo si poteva ancora nominare.
Cosa è cambiato da allora? Niente! Cosa ci ha portato l’unità? Una speranza! Chi l’ha distrutta? Il regionalismo che, invece di migliorare la vita degli italiani, ha esasperato le divisioni e, cosa non secondaria, ha fatto aumentare il debito pubblico moltiplicando per 20 al quadrato le occasioni di sprechi, ruberie, intrallazzi e, sopratutto, occasione di creare posti inutili, cosa che nessuno vuole vedere.
A questo punto sarebbe bene un atto notarile che sancisca il ritorno allo status quo ante unità (più o meno) in modo pacifico, come si è fatto in Cecoslovacchia, per evitare quello un po’ più trumatico dell’ex URSS e quello terribile della ex Jugoslavia.
Cari Mazzini, Confalonieri e Battisti, abbiamo buttato nel cesso il vostro sogno, ce ne scusiamo, ma sarete d’accordo non ce lo meritavamo.

Un razionale per l’odissea nella TARSU

Volendo trovare un razionale alla richiesta del Comune di Napoli di volere la TARSU anche ad un ex cittadino, un amico mi ha prospettato che la richiesta di farmi pagare, anche se risiedo ed ho domicilio solo a Milano, sia una richiesta legittima.

Forse si tratta di un modo per farmi pagare l’occupazione di suolo pubblico per l’immondizia a suo tempo da me prodotta e che, molto probabilmente, sta ancora parcheggiata in eco-palle in attesa di un fantomatico inceneritore di là da far partire, con accompagnamento di banda musicale e sindaco con fascia tricolore sulla panza, nel mese di mai dell’anno di poi e, ovviamente, nell’isola che non c’è.

E se non è così, sarebbe però una bella idea per una tassa nuova di zecca: la TÙMERAI, Tassa Unificata per Magazzinaggio Eterno Rifiuti in Attesa di Incenerimento.

Chiudo ricordando il nostro grande incompreso concittadino, Eduardo, che, con l’occhio lungo del poeta, aveva già preconizzato questo futuro (purtroppo) presente e che ci disse: fujtevenne!

Non “jatevenne”, ma “fujtevenne”, a sottolineare l’urgenza di scappare ambressa, ambressa, di fronte ad una situazione estrema cui nessuno potrà più rimediare.

La monnezza è ormai arrivata ai piani alti (il calembour è voluto).