Volenterosi sognatori.

Qualche tempo fa è nato il gruppo di pressione dei Volenterosi, degne, stimabili e colte persone che però sembrano non avere nessuna consapevolezza della realtà “effettuale” e di cosa occorra per non fare la fine dell’Argentina (se non peggio). Se il buon giorno si vede dal mattino, leggendo le proposte di legge pubblicate sul loro sito, si vede che, al solito, si comincia a dialogare di massimi sistemi, si pongono le basi per una specie di nuova costituzione, ma non si affronta il nodo strutturale che ci ha portato a questo punto (forse senza ritorno).

Il vero problema è la crescita improduttiva della spesa pubblica. Improduttiva in termini di servizi resi (una pletora, ma non quelli che servono per lo sviluppo) e perchè non è nemmeno un motore dell’innovazione come è, ad esempio, buona parte della spesa pubblica USA per il settore militare (cfr Guarino “I soldi della Guerra”).
Una spesa che cresce perchè non c’è un immediato raccordo fra chi spende, chi preleva ed i cittadini che potrebbero esercitare un controllo diffuso per censurare le amministrazioni locali se queste abusano dei loro soldi. Tutte le specie di imposte, tasse e accise, sono decise dal potere centrale e gli organi periferici si limitano a spendere e spandere senza rendere conto a nessuno. Viviamo in mano ad amministrazioni deresponsabilizzate che, dopo avere folleggiato, scaricano i problemi sullo stato centrale che deve indebitarsi. Ed il saccheggio è diffuso in ognuna delle miriadi di strutture edificate ad hoc per permettere di favorire gli amici degli amici ed in ogni parte dell’ex belpaese. Le ragioni di questo derivano dallo stato sabaudo, uno staterello centralista, militarizzato (l’unica loro istituzione ereditata funzionate sono i CC), diffidente verso i sudditi per i quali devono essere minuziosamente elencate una serie infinita di istruzioni, regolamenti, leggi e interpretazioni delle leggi al solo scopo di tenerli rigidamente inquadrati e coperti. Non per niente l’unico orgoglio dell’esercito sabaudo, poi passato pari pari in quello italico, è l’Ordine Chiuso, cioè il marciare in ordinati quadrati per la masturbazione mentale di sergenti, colonnelli e generali. Un ordine chiuso che è anche nella mentalità ministeriale che, molto a torto viene definita borbonica, mentre è in tutto e per tutto ancora umbertina. L’importante non è amministrare bene ma controllare benissimo i sudditi ed, infatti, abbiamo il più grande apparato di polizia del mondo in rapporto alla popolazione (400.000 uomini e donne, fonte il Corriere) ed i controlli fiscali li fà, caso unico nel mondo democratico, una forza armata. Nel contempo abbiamo 4 delle più potenti, organizzate e feroci organizzazioni criminali del mondo e ne stiamo allevando “amorosamente” almeno altre 4 (cinese, russa, albananese,rumena). A questo punto, converrà che la prima e più veloce riforma da fare è una specie di “liberi tutti” di tipo fiscale/amministrativo: ogni struttura decide cosa vuole dare ai cittadini ed i cittadini la pagano direttamente ai loro amministratori. Come in un condominio. Lo stato centrale e la UE stabiliscono solo i livelli minini e fanno i controlli che siano applicati, mentre intervengono solo per sanare gli squilibri, ma solo dopo che il comune di Napoli o quello di Milano si vendono tutto il patrimonio non necessario e che oggi non rende, ma serve a favorire gli amici degli amici. Perchè il comune di Milano ha un bellissimo ed antico palazzo a corso di Porta Romana? A che gli serve? Quanto ne ricaverebbe? Ma questo piacerebbe veramente ai veneti seccessionisti o ai trentini/ladini/tedeschi, super foraggiati per non farli scannare? Io non credo perchè vorrei vederli pagare al comune di Treviso o a quello di Bozen direttamente il costo della polizia e degli insegnanti come si fa negli Stati Uniti.
E tutto questo non si vede nello sforzo dei volenterosi che lo saranno pure, ma che sembra dormano anche loro con la classica “zizza in bocca”.

Illusione. dolce chimera sei tu!

Alle prime primarie si vide, in maglioncino di cachemire compitamente in fila fra operai e precari in giubbini di poliammide in saldo, l’AD di una grande banca che “sperava in una politica migliore” che doveva fare quel povero e poco colpevole Prodi che oggi tutti, da destra e da sinistra, vorrebbero cancellare con una bella mano di vernice coprente per dimenticarsi che in tantissimi lo avevano acclamato come ennesimo ed inutile uomo della Provvidenza.

Oggi, 15 ottobre 2007, qualche altro milione di illusi (speriamo non gli stessi di allora) si sono messi in fila e si sono ritrovati sempre l’AD dell’altra volta, con un nuovo maglioncino di cachemire, ma hanno avuto anche la gradita sorpresa, sopratutto per l’occhio bavoso dell’italiano maschio medio, di avere fra i votanti anche la signora Afef, maritata Tronchetti Provera, cioè una povera miliardaria, anche lei andata a votare perchè “spera in una politica migliore” che dovrà fare (si spera) il buon Walter Veltroni, leader per acclamazione del Partito Democratico.

Un partito che pare faccia già onore al suo nome: Democratico. Infatti, mette insieme precari a 600 euro al mese, pensionati al minimo, operai in attesa di licenziamento, bancari ridotti in miseria, casalinghe disperate (per i prezzi del pane) ma anche l’AD di una grande banca che si porta a casa qualche milione di euro all’anno ed anche le mogli dei miliardari in euro.

Più democratico di così!

La bottiglia è quasi vuota

Qualche decennio fa, quando in USA nacque il movimento ecologista, l’astrofisico Carl Sagan mostrò con un semplice esperimento a cosa ci avrebbe portato la devastazione senza freni delle risorse del nostro pianeta.

Sagan prese una bottiglia nella quale c’era solo un po’ di latte. Nella bottiglia sigillata chiuse alcune mosche che, utilizzando il latte come alimento, si riprodussero facendo aumentare rapidamente il consumo di latte e di aria.
Dopo qualche tempo latte e aria finirono e subito dopo morirono anche tutte le mosche.

Più o meno è quello che capiterà agli umani che stanno devastando l’unico pianeta abitale che c’è nel giro di qualche miliardo di anni luce. Piccolo particolare che ci dice che, almeno per il momento, dobbiamo rimanere su questa Terra, devastata, violentata e depredata, e che qui dovremo morire, senza acqua, senza energia e con troppe armi in giro per scannarci meglio. Il che, se avvenisse presto, non sarebbe un male, per i superstiti!

La cosa divertente di questa situazione è che i genetisti cercano di farci guarire da tutte le malattie. E c’è anche chi si preoccupa, come Boncinelli, del rischio che diventiamo immortali.

Immortali? E per respirare che cosa?

Pericolo immigrazione? No problem

L’immigrazione è un fenomeno soggetto alle leggi della demografia e dell’economia e nessuno può pensare di controllarla con leggi rachitiche, sparuti pattugliatori d’alto mare e patetici muri come quelli fra il Messico ed il Texas. Da quando esiste l’uomo la gente si sposta dove c’è una possibilità di fare una vita migliore di quella che si può ragionevolmente sperare di avere nel paese di origine. Questo significa che anche un ricco ed anche un borghese può desiderare di emigrare, se le condizioni del suo luogo di origine non sono percepite come consone alle sue aspirazioni. Per cui uno scienziato, che non trova fondi nel proprio paese, fosse pure la Finlandia, emigrerà in USA perché li troverà capitali e strutture che gli permetteranno di inseguire il suo sogno. In definitiva tutti sono potenziali emigranti purché il luogo di arrivo sia ritenuto migliore di quello di partenza. Anche chi viene a prostituirsi di sua volontà fa un ragionamento economico: vendersi in Romania per pochi euro è molto meno gratificante del vendersi in Italia per cifre che, portate al paese, sono delle fortune che permetteranno alla ex battona di dimenticare il suo turpe passato.
Magari, da vecchia, e ricca signora, diventerà anche una accesa sostenitrice della religione e di partiti politici che vorranno salvare le future battone che stanno per partire per un altro paradiso economico.
Ciò premesso, perché l’emigrazione, che fa tanta paura oggi, non sarà un problema nel medio periodo?
La ragione è sempre quella economica. Con l’aumento del costo dell’energia un paese come l’Italia si troverà sempre più spiazzato sul costo della produzione ed anche su quello del costo della vita.
E chi, immigrato o nativo, poteva vivere con una cifra si troverà a non poter più vivere come prima quando i costi aumenteranno per effetto dell’aumento del costo energetico.
A quel punto chi è già immigrato cercherà in tutti i modi di resistere nel paese che lo ha ospitato con il rischio però di essere il primo ad essere emarginato. Infatti, se i costi aumentano, diminuiscono anche le possibilità di impiego per gli immigrati che, in gran parte, sono usati in lavori di assistenza alla persona (colf, badanti, camerieri) ed in attività criminali che gli sono appaltate dalla criminalità indigena.
Ma se i costi aumentano è ovvio che il pensionato non potrà più avere la badante, la signora che lavorava perderà il posto e non si potrà più permettere la colf ed anche la delinquenza dovrà stringere la cinghia perché il vizio è possibile solo nelle società opulente dove ci si può permettere la costosa dose di polverina o di andare un paio di volte a settimana dalla battona.
A questo fenomeno si deve aggiungere la desertificazione, di cui già si vedono i segni, e che farà diminuire l’acqua in molte zone dell’Italia rendendo la vita impossibile a chi vi abita e, con il costo dell’energia elevato, non sarà nemmeno pensabile di dissalare l’acqua di mare e/o recuperare le acque luride.
Lo scenario nel medio periodo vede perciò un’altra emigrazione, prima di persone dal sud desertificato e senza lavoro al nord e poi dei giovani verso l’estero per mancanza di prospettive in Italia.
Insomma l’immigrazione non è che un problema momentaneo perché fra poco il nostro problema sarà quello di farci accogliere come emigranti in qualche paese più fortunato.

L’euro guidato dai ciechi

Quello che sta accadendo nella gestione dell’euro è ben descritto dalla parabola del cieco che guida i ciechi dipinta da Pieter Bruegel il Vecchio.

La cecatissima Bundesbank, ancora ossessionata, dopo 90 anni, dall’inflazione galoppante del primo dopoguerra, guida una BCE, ancora più cecata, che si trascina dietro la più che miope Commissione e tutti gli altri orbi che sono gli altri governatori.

Adesso, dopo che Sarkozy ha rotto un po’ le scatole, qualcuno dei ciechi comincia ad avere dei dubbi su dove stiamo andando, sopratutto perché l’euro sta a 1,41 sul dollaro. Si cercano perciò rimedi disperatamente, dopo che, da buoni cecati, Bundesbank e BCE hanno ancora di più aggravato una situazione di crescita senza freni dell’euro grazie ad aumenti continui ed acritici dei tassi, fatti, non tanto per rispettare una ragionata e razionale politica monetaria, ma solo per non prendere cazziatoni dai tedeschi e dai pierini italici, sempre pronti a dare ragione a chi sembra che ne sappia più di loro.

Purtroppo, quello che non capiscono questi cecati, che non vedono e non vedrebbero nemmeno se fossero mezzi orbi o con 10/decimi, la crescita dell’euro non dipende dai tassi, ma dalla svizzerizzazione dell’intera Europa che, per quanto obsoleta, arretrata, anzianotta e poco pimpante, rimane nell’immaginario collettivo del resto del mondo un posto sicuro e dove si vive bene, e da questo scaturisce l’apprezzamento per la nostra moneta, ancora non abbastanza ri-valutata, che potrà arrivare nel 2008 a 2 dollari per un euro senza che Bundesbank e BCE ci potranno fare niente.

Se Trichet & C, fossero andati qualche volta a fare due chiacchiere con un cireneo qualsiasi in una qualsiasi parte del mondo, si sarebbero accorti da un pezzo che l’euro ha un suo particolare fascino per gli extracomunitari che, appena sanno che siete europei, la seconda cosa che vi chiedono è di vederlo questo fantomatico euro, segno evidente che la moneta non è una merce come le altre e non risponde alle logiche razionali degli economisti ma, molto di più, a quelle del fashion.

Come ci sono signore disposte a spendere 42.000 dollari per una borsa di Vuitton, come ci sono cinesi disposti a spendere 300.000 dollari in contanti per comprare una Ferrari Scaglietti, come ci sono persone disposte a dare una cifra blu per una notte con Pamela Anderson, così ci sono milioni di persone nel mondo che non ragionano quando si tratta del valore intrinseco di una moneta, non fanno elucubrati collegamenti con il PIL sottostante all’euro o al dollaro. La gente, molto più semplicemente, non fa ragionamenti: ama una cosa (l’euro) piuttosto che un altra (il dollaro) per ragioni non tecniche e perciò assolutamente in contrasto con la razionalità teutonica della Bundesbank e con quella opportunistica dei loro economisti-plaudatores italiani.

Occidente in declino?

Sul Corriere di sabato 29 settembre 2007 c’è un’immagine scattata nel Mapoyna Mall di Soweto (Sudafrica), ex baraccopoli dove i bianchi dominanti ghettizzavano un tempo un milione di autoctoni.
Nella foto si vede una folta folla di donne africane, nessuna bianca e qualcuna decisamente in estasi, di fronte ad una esposizione bella piena e zeppa di folte parrucche, messe in bella vista su mensole a parete come si fa da noi in un negozio di sportswear con le scarpe da jogging, quelle da running e quelle solo da passeggio per finti sportivi.

La cosa notevole è che tutte le parrucche sono lisce, al massimo leggermente ondulate, e qualcuna osa anche colori dal castano scuro al rosso tiziano, forse destinate ad esibizioniste estreme.

Siccome tutti gli economisti del pianeta su una sola cosa sono d’accordo: che l’economia è controllata dalla mano femminile, e basta provare a comprare un’auto contro il parere di una moglie, è evidente che, per adeguarsi all’icona standard della donna consumatrice, buona parte se non tutte le donne del mondo cercano in ogni modo di adeguarsi al modello della donna occidentale con: capelli ondulati, tailleurino, borsa a tracolla ed anche tutto quello che non si vede perché sotto panni. Un chiaro segno che l’Occidente sarà pure in declino, ma i suoi modelli standard continuano a mietere fashion victim, anche fra le signore di Soweto.

Di solito in Occidente i negozi che vendono parrucche sono spesso vicino a posti tristi come le cliniche dei tumori, per dare un sollievo estetico a quelle poverine che perdono il capelli con la chemio. Invece in Sudafrica quel negozio di parrucche è un luogo allegro, dove una donna con tanti bei capelli crespi cercherà di essere più interessante, imitando Naomi Campell, Halle Berry o Rihanna per la gioia sua ed eventualmente del suo amore.