Tutto il potere all’advertising

Il New York Times ha deciso che l’accesso al giornale tramite Internet sarà gratuito.
Anzi, il NYT ha anche rimborsato gli abbonati, che è un bel gesto di customer care per noi italici abituati a vedere che le telco fanno prezzi più bassi ai nuovi abbonati e lasciano invariati quelli dei vecchi clienti.

Siccome al NYT non sono benefattori, ma capitalisti che si fanno i due conti in croce, avranno trovato il modo di recuperare dagli inserzionisti pubblicitari i dieci milioni di dollari che incassavano come abbonamenti on-line.

Questo modello di business, dove la pubblicità paga le notizie, non è cosa nuova in quanto ogni pubblicazione di informazione, quotidiana, settimanale, mensile che sia, copre buona parte dei costi ed ottiene anche utili soprattuto dalla vendita della pubblicità in tutte le sue forme.

C’è quella esplicita, le grandi pagine che costano anche 50.000 euro ad uscita, ma anche i necrologi che, quando muore un personaggio noto, fanno andare in orgasmo da euro i padroni del giornale.
E poi ci sono: gli annunci delle puttane a domicilio, quelli immobiliari, le ricerche di personale, che spesso si mettono solo per fare scena perchè il posto è già assegnato ad un amico del cacciatore di teste, e gli annunci degli enti, che non si capisce perché non li mettano solo su internet risparmiando lo scarso denaro pubblico.

Poi c’è tutta una pubblicità occulta, mascherata ad arte da notizia (e qui si vede il grande giornalista), di quel genere che gli stessi giornalisti chiamano marchetta , definendosi loro stessi prostitute dell’informazione e i giornali una specie di bordelli. A voler essere buoni si può stimare che un buon 60% del contenuto è pubblicato perché qualcuno lo ha pagato ed è stampato/non stampato per far piacere a qualche personaggio potente e/o utile ieri, oggi e domani. E, vista in questi termini, forse ha ragione qualcuno più cattivo che dice che l’unica cosa che non sia a pagamento è la testata ed i numeri di pagina. Tutto il resto è noia e marchetta.

Questa comunella fra pubblicità ed informazione ha creato un rapporto del tutto sbilanciato a favore delle società di advertising, cioè coloro che gestiscono i budget pubblicitari e che sono i veri padroni del mondo in quanto possiedono la chiave del flusso di cassa dell’editoria. Si pubblica solo quello che loro, ed i loro committenti, vogliono che si scriva. Il che significa che la tanto sbandierata e protetta libertà di stampa è tutelata formalmente nelle costituzioni dei paesi liberi, ma, nella prassi, è in libertà condizionata e vigilata.

Uno scenario ben delineato nel libro “Merchant War (I mercanti dello spazio, Urania)” di Frederick Pohl, un romanzo di sci-fi, pubblicato nel 1952, che pone la sua storia nel 2006, e dove l’autore si prefigurava un mondo in cui le società di advertising sono le padrone (anche politiche) del mondo e si fanno anche le guerre pur di catturare un cliente e di raggiungere il dio budget.

Se qualche nostro intellettuale, negli anni 50-70, avesse letto questo ed altri libri di sci-fi, depurate dello space-opera avrebbe trovato le chiavi di lettura del mondo di oggi e non sarebbe caduto dal pero quando un Bloomberg o un Berlusconi, guarda caso magnati della pubblicità, scende in politica. Ed il nostro intellettuale, avventuratosi nel pianeta della fantascienza, avrebbe anche capito che la forza di questi personaggi non deriva dal messaggio che passa nelle loro televisioni, ma dal fatto che migliaia di giornalisti, presunti liberi, devono mettersi a 90° per poter ricevere lo stipendio a fine mese o anche solo 20 euro a pezzo, come capita alle ragazzette fresche di università che sculettano nelle redazioni sperando di diventare grandi firme di un grande giornale dove fare grandi battaglie in nome di grandi ideali mentre invece, tutta la vita, saranno costrette a fare solo grandi marchette, e nemmeno pagate tanto bene.

Grillo e l’onanismo politico

Qualche anno fa, di fronte all’orribile edificio del palazzo di giustizia milanese, frotte di nullafacenti esponevano tazebao con “Di Pietro facci sognare” ed altre amenità inneggianti al pool di Mani Pulite.

Com’è andata si sa: qualche indagato si è ucciso dalla vergogna, qualcun’altro ha fatto un po’ di carcere, pochi, se non pochissimi, politici si sono ritirati a vita privata e, come si vede dalle sparate 2007 di Beppe Grillo, i posti di quelli che hanno dovuto lasciare la ricca mensa, perchè così fessi da farsi scoprire con i soldi nelle mutande, sono stati occupati da altri politicanti e reggicoda che non si limitino a portarsi a casa qualche cucchiaino d’argento, ma si ingozzano di malloppi più consistenti.

Poi, finalmente, per la gioia del popolo scorticato dalle tasse, dai mutui e dai prezzi assurdi di Malindi, arriva il fustigatore Grillo Beppe, che dice delle sacrosante verità, e che forse faranno cadere qualche politicante di serie B dal suo tronetto d’oro.

E tutti saranno finalmente giustamente felici. Sopratutto il popolo che avidamente si nutre della parola del saggio Grillo parlante. Un pubblico abbastanza giovane e colto, fatto dei figli di quelli che andavano a fare i guardoni alle performance di Di Pietro & C, davanti a quell’orribile grigio palazzo di giustizia di Milano.

E, come i loro padri, i folgorati dal verbo di Grillo si accontenteranno di un po’ di onanismo politico invece di fare una bella rivoluzione che è l’unica cosa veramente necessaria in questo paese occupato da una classe dirigente (nessuno escluso) che comanda per fottere, e non solo le puttanelle desiderose di un posto in TV.

Pensate che goduria per un politico quando pensa che si sta fottendo 60 milioni di italiani (consenzienti?).

Il Vaffa-day, purtroppo, lo celebra ogni giorno la classe dirigente “alle spalle degli italiani”.

La ritirata di 100.000 statali

Il governo vuole liberarsi di almeno 100.000 statali con un risparmio di 500 milioni di euro l’anno. Il sindacato è insorto e non si capisce perchè visto che gli esodati prenderebbero lo stesso una retribuzione, chiamata pensione invece che stipendio, alcuni per girarsi i pollici a casa invece che in ufficio.

Piuttosto si devono incavolare le mogli che si vedrebbero ciondolare per casa quello che non è altro ormai che un utile bancomat con due gambe che, per mezza giornata e per 35 anni, era stato parcheggiato al ministero. Magari è ancora sessualmente attivo ed intende dare sollievo alla prostata con accoppiamenti giornalieri al posto della sveltina istituzionale del sabato notte di mezzemaniche italico.

Ma di fronte all’esodo di massa è insorto anche un prof milanese che non deve ancora aver capito che la situazione dei nostri conti pubblici è tale che, prima o poi, ci cacciano dall’UE, con la concreta prospettiva che non ci vorranno nemmeno nel Mercato Comune Africano.

Cosa propone il prof, invece di un volgare esodo di massa indiscriminato? Una cosuccia semplice, semplice: che le varie strutture ed i dirigenti pubblici preposti ad esse organizzino (e già quì siamo nei verbi difettivi), organizzino, si diceva, strumenti per valutare chi è un vero fannullone, ed è bene perciò che se ne vada, e chi invece ha tali qualità che è meglio che rimanga in servizio “per non perdere di colpo altissime professionalità” (Fragorose risate dal pubblico in sala che si scompiscia e non capisce se il prof ci fa o ci è).

Purtroppo ci è, ed anche di brutto, perchè lui è convinto veramente che un paese in via di dissoluzione, a causa di una macchina politica ed amministrativa debordante, sovrabbondante e ingombrante, possa veramente auto rigenerarsi.

Forse qualcuno dovrebbe spiegare al prof che per alcune leggiuzze della statistica, se si eliminano 100.000 persone su 3,5 milioni, i danni ed i benefici sulla funzionalità della macchina pubblica non possono minimamente incidere, considerato che stiamo parlando di far esodare il 2,78% dei dipendenti, per altro anziani e da riadattare.

A suo tempo Poste ed Enel mandarono in pensione decine di migliaia di dipendenti, cioè percentuali molto più grandi del 2,78% e le Poste e l’Enel non solo funzionano, ma funzionano anche meglio di prima. E’ bastato cambiare il manico.

Il bruco della Provvidenza

Un paio di anni fa, AD strapagati di importanti banche in cachemirino da libera uscita e miserabili precari con giaccone di poliammide di mercatino rionale si sono impecoronati insieme per andare a scegliere l’eletto-già eletto, il molto on. Prodi, in un rito simil pagano detto “le primarie”, farsa all’italiana che scimmiottava una cosa che negli USA è tutt’altra cosa e sopratutto è cosa seria.
Le primarie italiche invece sono sopratutto “cosa nostra” nel senso che le bande dominanti la politica di sinistra, per non essere da meno dei loro avversari di destra, si scelgono nelle serate d’estate sulle terrazze romane il “nuovo eletto” che poi alle primarie farsa diventa “eletto del popolo” con grande gioia del popolo che si sente padrone del proprio destino, in quanto partecipe di democrazia diretta e dall’alto.

Siccome Prodi è un prodotto non più vendibile (ma che sarà sicuramente riciclato) il nuovo eletto-già eletto deve essere una faccia abbastanza nuova, abbastanza presentabile e con una decente faccia di corno vecchio.

Si è scelto il sor Veltroni, quello che il grande psicologo ad honorem Giorgio Forattini disegna come un verde bruco, cioè un invertebrato che scava in silenzio la sua strada in una succosa mela finchè la mela non diventa marcia ed il bruco una svolazzante farfalla, (che di solito muore pochi giorni dopo la metamorfosi).

Siccome il potere rinvigorisce, rigenera e ritempra, la farfalla Veltroni durerà molto a lungo, come per altro le tante altre che ancora svolazzano fra Montecitorio e Palazzo Madama a nostre spese.

Purtroppo, anche questa volta, l’unica cosa che non subirà una metamorfosi sarà la Repubblica Italiana che rimarrà una mela marcia, più guasta e più putrida di prima.

iPhone liberato

Questa estate, grazie ad un’amica di NYC in visita, abbiamo potuto mettere mano sull’iPhone ed anche telefonare ad un’arzilla signora di Boston che voleva sapere se il suo paesello natio (che non sarà mai rivelato) è sempre sereno, tranquillo ed ameno come lo ha lasciato, con i suoi 1.500 abitanti, acqua pura di sorgente, cieli stellatissimi e tanto verde da far schiattare tutta Legambiente.

Tranquillizata la vecchia signora, come prevedibile, tutte le donne di casa pregavano perchè telefonassi all’amico Ralph nel New Jersey per farmi mandare ASAP il giocattolino, magari uno a testa, perchè in fondo, considerato il cambio ed il costo di solo $399, è abbastanza conveniente per noi ricchissimi europei.

Delusione da suicidio quando si è saputo che l’iPhone funziona solo con la rete di AT&T.

Ma arriva una bella notizia: il gruppo di hacker iPhone Dev Team, che non vuole essere linkato, ha postato un software che sblocca il telefono in pochi minuti, perciò, l’iPhone può essere utilizzato anche con altri carrier; si perde qualche funzione proprietaria di AT&T ma il resto del telefono funziona a meraviglia.

Questo ci fa riflettere sul fatto che nel mondo digitale è proprio dura, se non impossibile, cercare di proteggere qualcosa e perciò occorre scervellarsi per trovare ASAP nuovi modelli di business.